Lo spettacolo che in queste ore l’Italia sta dando al mondo cade proprio nell’anniversario, il 13mo, del clamoroso no dei francesi al progetto di Costituzione europea al quale avevano allegramente lavorato, fra gli altri, Valéry Giscard d’Estaign e Gianfranco Fini.

Nessuno, quel 29 maggio 2005, volle dare una giusta lettura di quel voto. Tutti si affannarono a dire che il no francese era un banale colpo di coda di un Paese storicamente revanchista. Quindi, nulla quaestio.

E invece non era così. Quel voto era un primo, importante segnale che arrivava da uno dei Paesi fondatori dell’Unione europea. E da allora ce ne sono stati molti altri, tutti nella stessa direzione e tutti sistematicamente accantonati o sottovalutati o criminalizzati con la banale etichetta di “robaccia populista”. Quei segnali hanno continuato a dire la stessa cosa: Europa sì, questa Europa no. Di tappa in tappa siamo arrivati dunque a oggi.

Il caso italiano interessa tutti (o quasi) nel mondo, soprattutto il mondo a noi vicino, perché è un caso che può fare scuola dopo la Brexit e dopo Visegrad.

Il sito francese L’expropriation financière si chiede se si tratta di “un blocco istituzionale pre-rivoluzionario”.

Il quotidiano spagnolo El Manifiesto parla di “un sisma che scuote l’Europa”.

Esquerda.net, sito portoghese, critica l’operato del nostro Capo dello Stato e si chiede se l’Italia non sia entrata nella “post-democrazia”.

Sempre dalla Francia il quotidiano on-line Atlantico, portavoce di ambienti europei vicini all’Amministrazione americana, sottolinea “l’enorme imbarazzo della Commissione europea” e dice che il suo presidente, Jean-Claude Juncker, sta affannosamente tentando di salvarne l’immagine.

Il sito conservatore Conseil dans l’espérance du roi titola in italiano “Colpo di Stato? Si…Si…”.

Dagli Usa il canale informativo dell’autorevole Eurasia Group, Signal, parla di “una mossa rischiosa di Mattarella” e, in un altro servizio da Roma, di “un brutto quadro italiano”.

In Svizzera il quotidiano Les Observateurs titola “Il presidente della Repubblica italiana agli ordini di Bruxelles”.

C’è un sito edito in Francia dalla storica comunità russa in esilio, RusseEurope en Exil, che, a firma dell’economista Jacques Sapir, parla del “colpo di Stato del Presidente Mattarella”.

Ancora in Francia. Sul quotidiano Présent si parla di “democrazia e sovranità confiscate in Italia”. Sul sito cattolico Medias.Press.info si sottolinea “l’assalto dell’Unione europea e dei finanzieri all’Italia”. Su Le Figaro si paragona la situazione italiana a quella che visse la Francia nel 1877: l’allora presidente francese, il Maresciallo Mac-Mahon, monarchico, si oppose ai repubblicani Gambetta, Simon e Grévy che intendevano formare un Governo non a lui gradito, aprendo così una gravissima crisi costituzionale. Su questo specifico precedente storico, Sapir dice, sempre su RusseEurope en Exil, che “si sta giocando sul rispetto della democrazia, sul principio di legittimità e sulla sovranità popolare ma anche sull’avvenire dell’Italia”.

La Francia è il Paese più vicino a noi e quello nel quale quello che viene chiamato “euroscetticismo” è molto radicato ed è quindi per questo che nell’Hexagone si versano in questi giorni veri e propri fiumi d’inchiostro sul caso italiano.

Il mensile Synthèse Nationale dice che “il Sistema è più forte del populismo”. Il quotidiano Libération definisce Mattarella “la mummia che dice no”. Il sito conservatore Nouvelles de France parla di “imbroglio italiano”. La Chronique Agora, voce economico-finanziaria dell’euroscetticismo francese, va oltre e afferma sul fatto che l’”euro ben presto sarà giubilato”. Il sito cattolico Le Salon Beige parla di un “presidente che bombarda la formazione del Governo italiano”. Non manca chi, con dovizia di particolari, afferma che l’avversione al Governo Lega-Cinque stelle nasce dal contratto di Governo siglato dai due partiti, nel quale spiccano i due punti cardine dell’interdizione alla massoneria e della fine dell’euro: a sostenerlo è il sito Medias-Press.info.

Insomma c’è una diffusa preoccupazione per il caso italiano ma anche una diffusa critica all’operato di Sergio Mattarella, il quale rischia di vincere la gara a chi è stato il peggior presidente della nostra Repubblica. Ci sta facendo dimenticare Scalfaro e Napolitano.

Invece c’è chi, nel giro di poche ore, ci sta facendo dimenticare il signor Günther Oettinger, quello delle minacce e degli insulti. Si tratta di Alan Friedman, quel buffo signore americano che ha trovato in Italia la sua America, il quale ha sentenziato così il suo pensiero sulla crisi italiana: il rialzo dello spread è solo un antipasto di quello che accadrà. Che acutezza! Che profondità!