Siamo ormai al camuffamento o peggio ancora all’occultamento della realtà. In questi mesi angosciosi, di cui non si intravvede che in lontananza non contigua una pallida, tremula luce, il Paese o quella farsa di Stato in cui è ridotto, primatista di un disperato e desolante soccorso /elemosina europeo, dovrebbe porre a proprio inno gli immortali versi danteschi nel VI canto del Purgatorio: “Ahi serva Italia. Di dolore ostello, /nave senza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!”.

Non può essere altrimenti, in un territorio, ormai immeschinito da scontri politici, acuitisi a dismisura con insanabili personificazioni con la crisi del ridicolo governo gialloverde, costituito, in barba e alla faccia degli elettori di centrodestra (escluso il sottoscritto), dopo la consultazione del 4 marzo 2018.

E’ incredibile, o ancora meglio assurdo, in un clima terroristico, violento, che nessuno chieda o cerchi la verità e le responsabilità sul fenomeno, che dalla terra originaria, la Cina, è diventato, globale, per usare il termine lessicale idoneo, pandemico. Si è giunti allo scontro tra un presidente di Regione (Solinas)  ed un sindaco (Sala), in cui il secondo, adeguatamente rimbeccato, con protervia colonialistica ha respinto la sana e savia decisione di una tranquillizzante quanto semplice e davvero non infamante certificazione sanitaria.

Un altro “primo cittadino”, comunque e sempre del PD, partito deleterio per missioni, vocazione e patrimonio ideologico, e comunque e sempre poverino, ha progettato per la povera Firenze un “lungo” viaggio nel mondo alla ricerca di fondi privati, indicando come prima tappa, terra notoriamente fondata proprio sul rampante capitalismo particolare. Il tizio, non il solo purtroppo, non si sogna neppure in remota ipotesi di riflettere sulle responsabilità di quel paese sulla diffusione del morbo e pronto (“l’assassinio torna sempre sul luogo del delitto”) a donare “rapidamente mascherine e respiratori”).

Gli episodi di questi giorni, sulla prepotenza manifestata dal governo cinese, alla cancellazione forzata dello status dell’ex- colonia britannica, non significano nulla e non recano l’ennesima dimostrazione del carattere inestirpabilmente arrogante ed illiberale del regime comunista.

Il foglio di via Solferino pubblica una contenuta, quasi timorosa, che arriva a definire, con uno sforzo titanico, il sistema giudiziario cinese “opaco”, segnala anche, senza il minimo commento che “la polizia di Hong Kong ha rastrellato 360 dimostranti, anche ragazzine con il grembiule bianco e lo zainetto della scuola, che ieri si erano unite al corteo di protesta contro il Partito – Stato”. Immaginiamo facilmente cosa sarebbe accaduto se la vicenda si fosse registrata in Ungheria o in Brasile. Avrebbe tuonato persino l’immancabile papa Francesco.

Ad onore di Hong Kong, da 23 anni “regione amministrativo speciale”, dopo l’irresponsabile sganciamento inglese, va rammentato che essa è “l’unica città”, in cui “la gente si riunisce in pubblico” il 4 giugno, anniversario della dimenticata ed offuscata repressione di Tienanmen, rivendicata orgogliosamente, tra il servile silenzio del mondo sedicente “libero”, l’anno scorso dal ministro Wei Fenghe.

Intanto, risum teneatis, uno studioso marxista, celebre per la sua serenità critica e per il suo familismo accademico, lamenta le difficoltà e gli ostacoli creati da chissà quale potenza culturale e politica per la piena e completa conoscenza dei movimenti di resistenza. Però il mondo intero e lo spazio ora gioiscono per l’eliminazione di una lacuna essenziale, addirittura vitale per l’universo, la vicenda di tale tenente Ratti e del suo gruppo nel 1944.

Uno storico inglese ha avvertito che “la storia vera è segreta”. Una prova è rappresentata certamente dal caso della pandemia cinese, destinato a rimanere irrisolto grazie all’acquiescenza servile del mondo occidentale, con l’Italia giallorossa in prima linea.