Sono passati pochi giorni dalle elezioni europee e già sta accadendo di tutto. Questo giornale ha già esaurientemente analizzato “il dopo elezioni”, con lucidi articoli di colleghi; proverò adesso ad analizzare l’attuale situazione. Il responso delle urne è stato chiaro: le forze sovraniste sono cresciute in quasi tutta Europa ma non hanno i numeri per essere maggioranza in Parlamento. Presumibilmente le componenti europeiste tenteranno di fare argine, di allearsi o quantomeno di collaborare trasversalmente per cercare di tenere in piedi quel che resta di questa traballante Ue. Non solo Ppe e Pse, ma anche Liberali e Verdi.

Si tratterebbe ovviamente di un’alleanza “contronatura”, non facile da gestire. Dall’altra parte, non dobbiamo neppure dimenticare che nel Ppe ci sono anche “correnti sovraniste” che a sua volta potrebbero fare da sponda alle aree antieuropee. Penso ad esempio a Orban che pur essendo forse il più estremo nazionalista del vecchio continente, per adesso è nel Ppe, anche se ha minacciato: “Resto nel Partito Popolare Europeo se farà gli interessi dell’Ungheria”. A intuire in anticipo questa situazione, era stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che da mesi stava preparando la sua strategia. Oltre a disegnare per il suo partito un profilo “sovranista” e “conservatore”, ha lavorato e lavorerà a un possibile dialogo collaborativo tra il Gruppo parlamentare dei Conservatori e Riformisti Europei e le componenti sovraniste del Ppe. La strategia meloniana ha per adesso pagato, visto che il suo partito è cresciuto, superando oltre il 6% e arrivando a un’incollatura da Forza Italia che invece è al suo minimo storico.

Ancora meglio è andata ovviamente la Lega, che con il suo 34% e rotti di consensi ha toccato per adesso il suo massimo storico, ricordando i risultati bulgari che ottenevano nella Prima Repubblica il Pci negli anni Settanta. Insieme, FdI e Lega dovrebbero superare il 40%. Teoricamente potrebbe essere già possibile un fronte sovranista autonomo che avrebbe i numeri per governare. Tuttavia sono numeri “teorici” e “striminziti” che non rappresentano una garanzia. Purtroppo la Meloni, imprudentemente, ha dichiarato pubblicamente che ci sono i numeri per un governo sovranista FdI-Lega, affrancato da FI e Berlusconi. Parole rischiose, perché non è detto che i due partiti siano realmente in grado di governare da soli. Quell’8% circa di Forza Italia, non sono noccioline, e potrebbero essere numeri indispensabili per un governo di Centrodestra, soprattutto alla luce di un sempre più probabile aggregamento futuro tra Pd e 5 stelle, che insieme a cespugli progressisti vari, potrebbero dare vita a uno schieramento di Centrosinistra competitivo.

Le dichiarazioni della Meloni hanno irritato il Cavaliere, e tra lui e la Meloni c’è stato in queste ore uno scontro verbale a distanza che rischia di minare l’unità del Centrodestra. Ovviamente le ragioni per le quali la responaabile di FdI si è mossa in tal senso, sono molteplici; ad esempio l’ambiguità europeista di Forza Italia, e certo non ha aiutato la proposta berlusconiana a pochi giorni dalle urne di un Governo Draghi (grave gaffe del leader di Forza Italia). Tuttavia lo scontro futuro sarà presumibilmente tra un Centrosinistra allargato (Pd-5 stelle-Sinistra radicale e +Europa) e il Centrodestra comprendente anche Forza Italia. Il partito degli “azzurri”, non è necessario solo per una questione di “numeri”, ma anche perché è un bene per la pluralità delle idee e dei valori che la coalizione conservatrice comprenda anche la componente più moderata e liberale.

Anche perché, l’europeismo forzista è un problema relativo, in quanto, “questa Europa” è comunque destinata al fallimento, è solo una questione di tempo. E a dimostrazione di ciò, c’è che pochi giorni dopo alle elezioni europee che hanno visto una decisa crescita delle forze sovraniste, il governo italiano ha accelerato con l’approvazione dei MiniBot. I MiniBot, sono un vecchio cavallo di battaglia della Lega, fortemente anelato, tra gli altri, dall’economista della Lega Claudio Borghi, che secondo la sua opinione potrebbero diventare temporaneamente la moneta avente corso legale in caso di un’ipotetica uscita dell’Italia dall’euro. In altre parole, creerebbe una valuta parallela e alternativa all’euro che consentirebbe di uscire in “modo ordinato dall’euro”, cercando cioè di evitare il più possibile le eventuali turbolenze causate dall’“Euroxit”.

Ovviamente sono molti a criticare l’idea dei MiniBot; ad esempio gli economisti di formazione liberista sono convinti che “stampare moneta” sia altamente pericoloso per l’economia, anche perché sarebbe un via libera indiretto alla creazione di debito. Non essendo un economista, non mi pronuncio. Mi limito a pensare che l’economia ha più scuole di pensiero, e non è necessariamente detto che una sola sia quella giusta e le altre, sbagliate. Più verosimile che i “modelli economici”, siano sostanzialmente degli strumenti per organizzare la società secondo una visione ideale che corrisponda ai valori di una o dell’altra idea politica. Difficile dire quale società sia giusta e quale sbagliata. È possibile che sia – almeno in parte – una questione soggettiva. Certamente l’attuale euromondialismo è sempre più vissuto dai popoli come “un carcere senza muri”, che genera insofferenza, produce nichilismo e alienazione di massa, e se i MiniBot fossero davvero uno strumento per liberarsene, potrebbe essere un fatto positivo, senza ovviamente illudersi che il passo sia facile e indolore.

La cosa però curiosa e al tempo stesso triste ed esilarante, è che la Camera ha approvato i MiniBot con voto unanime, compreso quello del Partito Democratico e di +Europa, che ragionevolmente avrebbero dovuto votare contro. Perché l’hanno fatto? Semplice: hanno sbagliato! Il Pd e +Europa, dopo l’approvazione dei MiniBot, hanno, di fatto, ammesso di aver sbagliato a votare, a causa di modifiche che sarebbero state compiute all’ultimo istante al testo. È possibile che il governo gialloverde abbia usato questo escamotage per bidonare l’opposizione, tuttavia c’è da chiedersi come sia possibile che nessuno dei parlamentari di Centrosinistra se ne sia accorto. Di fatto, hanno votato senza rileggere il testo. O semplicemente (ed è a questo punto probabile), non hanno capito un tubo di quanto c’era scritto nel testo. Curioso, considerando che i radical-chic si vantano sempre di essere colti e intelligenti e accusano politici ed elettori sovran-populisti di essere rozzi e incolti. La presunzione di superiorità intellettuale dei progressisti, è smentita una volta ancora, generando un imbarazzo umiliante a sinistra (tra i sì anche quello dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan). Questo è il livello di preparazione dei parlamentari del Centrosinistra, che subito sono stati sommersi da una valanga di commenti di rabbia e acido sarcasmo sulle varie pagine dei social, da parte di elettori delusi e sconcertati.

Il fatto che il governo abbia scelto proprio adesso per accelerare sui MiniBot, non è un caso; hanno aspettato di incassare alle elezioni europee per garantirsi un rinforzamento delle loro posizioni. Adesso il livello di litigiosità all’interno della maggioranza governativa sta raggiungendo livelli intollerabili, e fanno presagire un’imminente crisi dell’esecutivo. Se Mattarella non si metterà di mezzo decidendo di evitare di sciogliere le camere in favore di un governo Pd-5 stelle assieme a LeU e +Europa (e il rischio è serio); andremo prima o poi alle elezioni anticipate, e si spera con un Centrodestra unito e a guida salviniana. A questo punto non resterebbe che attendere il momento giusto, quando cioè l’Ue imploda, per ripristinare la sovranità nazionale e monetaria. E solo allora sapremo se dovremo tornare agli Stati-Nazioni, oppure se si potrà costruire un’alternativa con una Federazione di Stati nazionali dell’Europa. Questa è la sfida del futuro.