Chiudiamo tutte le scuole! Se la filosofia muore, meglio chiudere…la scuola è fallita. Infatti le cose sono degne di rimanere a questo mondo solo finché hanno un ruolo, una funzione, uno spazio. Se la scuola informa, diffonde slogan, produce ricette per la buona vita lavorativa, se insomma diviene un grande corso di formazione, lasciamo i corsi di formazione e cancelliamo questo grande baraccone burocratico.

Il disegno di legge sul liceo quadriennale che restringe ancor più gli spazi della filosofia, dopo che già la Gelmini li aveva ridotti sensibilmente, lasciando intatto solo il liceo classico, risulta un ennesimo tentativo di risparmiare sulla pelle degli studenti: meno anni, meno ore, meno stipendi da pagare. Ma non è questo il problema.

La denuncia di Roberto Esposito su “Repubblica” del 16 febbraio, ben circostanziata, parla proprio della filosofia. E cita anche l’assurdo progetto di purificare le facoltà di  Pedagogia e Scienze dell’educazione da ogni presenza filosofica, affidando tutto a  presunti professionisti e tecnici dell’educazione. Il ministero con le sue burocrazie ignoranti ne ha fatte di cotte e di crude, lo si vede, senza andare lontano, dagli svarioni che i suoi funzionarietti disseminano nei test per le abilitazioni e talora in quelli destinati alle prove d’esame dove, se non si presentano errori gravi, si annega comunque nel totale piattume ideale.

Ma i ministri sono degni vertici di simili basi: al Miur si premiano carriere e fedeltà partitiche in totale dispregio della progettualità politica e culturale. Ebbene, tutto ciò ha prodotto un sinergia distruttiva e la prima vittima è la filosofia.

Ma senza la filosofia la scuola perde ogni significato utopico…e con questo il suo senso autentico come il senso di ogni educazione. Perché il libro pedagogico dell’Occidente, la Repubblica platonica, è anche quello dove si tratta in modo appassionato della giustizia, ed è al tempo stesso lo scritto più intensamente politico ed utopico della nostra tradizione? Perché vi è un nesso inscidibile tra scuola e utopia, essendo l’educazione per sua natura estroflessa verso il futuro, essendo un’anticipazione di quanto sarà e il principio di ogni progetto del singolo su di sè e sul mondo.

Ma l’utopia, che non può non mettere a tema la giustizia del mondo, il bene, il male e la lotta, ha da essere razionale. Solo così è pericolosa per l’irreale realtà di tutto ciò che in questo mondo è muffa. Solo se la ragione mantiene la capacità di proiettare nella mente e nei cuori l’immagine del vero, che è l’assoluto a venire, che è il realissimo non-ancora che ti strappa a te stesso, solo se ciò avviene l’utopia dinamizza il mondo e la scuola può incubarla nella maniera meno inadeguata possibile.

Ma come può la ragione sopravvivere in mezzo ai veleni delle doxai liberali, edoniste e liberiste? Come può sopravvivere il non-ancora nel deposito di Paperon de’ Paperoni? Dove trovare l’assoluto nella porneia democratica e Lgbt? Forse la filosofia uccide se stessa quando gli insegnanti, pregni di lumi e scarsi di pensiero, nelle loro unità didattiche vomitano politicamente corretto, diritti e pari opportunità?

Ma dentro la filosofia la radice della contraddizione nasce e cresce assieme al principio di non contraddizione…e la dialettica preserva tutti i contrari dalla loro sparizione. Questo lo aveva capito Giovanni Gentile e del concetto volle fare il perno di un fascismo sintetico e utopico che generò dal suo seno i diamanti universali e mistici di Berto Ricci e Niccolò Giani, fino al grido sublime dell’utopia nel Bombacci morente con Mussolini. Questo lo hanno intuito i democristiani di tutti i colori, atlantici, liberali e moderati, marxisti sbiaditi e socialdemocratici sudaticci, che si sono messi al lavoro per demolire l’opera. Una demolizione, la loro, che non può concludersi se non con la fine della filosofia. 

Che fare allora?  Agere contra, dicevano i gesuiti di un tempo. Che c’è di più entusiasmante e di più genuinamente politico dell’agere contra? Agire contro è fare il contrario. È infatti l’esatto contrario che ci dà la linea precisa del conflitto: dove la conservazione tecnocratica dice A rispondere non-A, dove dice: “Sistema”, rispondere: “Rivoluzione!” e dunque dove si ammazza la filosofia, lì farla risorgere doppiamente forte…aumentare le ore, migliorarne la qualità, rendere onore al vero filosofico contro le illusioni della tecnica e del progresso…in tutti gli ordini di scuola in cui non si voglia semplicemente riprodurre una manodopera acquiescente e ben pasciuta per le industrie e i centri sociali di domani, la filosofia è l’unica possibilità del futuro e il miglior luogo di una lotta sensata nel presente.