A settant’anni di distanza la tragedia degli istriani, dei fiumani e dei dalmati rimane una ferita aperta. Dolorosa. Ricordare quel dramma significa evocare la Capodistria di Nazario Sauro, la Pirano di Tartini con i suoi deliziosi sestrieri, Parenzo con il suo mare, Cittanova e i suoi “lapidari”, Parenzo con la meravigliosa basilica Eufrasiana e la perla d’Istria, Rovigno. E poi Pisino, Valle, Montona, Visignano e tanti piccoli borghi, Pola con la sua imponente arena romana, le isole Brioni. E ancora più in là Fiume, le isole del Quarnaro, Zara, città dalmata martire, quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati.

Un piccolo mondo che, improvvisamente, si svuotò dei suoi abitanti. Un rapporto vitale con il proprio passato e la propria terra, di colpo veniva reciso con la brutalità della forza e la scelleratezza dei trattati. Peggio dell’orrore subito fu però la sua negazione; occorre sempre sottolineare come fu difficile la vita in Patria nel dopoguerra per i tanti esuli divisi in una molteplicità di campi profughi sparsi lungo la penisola, per una comunità oggetto di ostracismo violento da parte dei troppi sostenitori nostrani del maresciallo Tito.

Ma, nonostante le ferite, grazie a quel “patriottismo di civiltà” così difficile da sradicare nelle genti d’Istria e Dalmazia, un contatto tra esuli e coloro (pochi ma non pochissimi) che sono rimasti esiste tuttora. Con fatica, una pagina nuova si sta aprendo sull’Adriatico. Dopo decenni di silenzio e di assimilazione forzata, le comunità italiane oltreconfine hanno ritrovato finalmente nuova vitalità e un po’ di coraggio. Molti giovani istriani e fiumani studiano oggi all’Università di Trieste e nuove iniziative culturali italianofone — giornali, teatri, scuole, feste — fioriscono tra lungo le coste e, persino, all’interno.

Ecco perché, accanto alle celebrazioni e alle iniziative culturali, è necessario dare un senso nuovo e non retorico al giorno del Ricordo. Vorremmo che gli italiani rimasti “di là” non vengano abbandonati un’altra volta al loro destino, vorremmo che “l’idea d’Italia” sia sempre più presente in una terra dove le frontiere non devono più avere il significato disperante di un tempo. Temi importanti su cui ritorneremo.