“Non scriverai che dopo aver vissuto e agito”: questa semplice ma importante frase dell’appendice (“Frammento espunto: sulla vita”) riassume il Drieu-pensiero che questa riedizione di “Il giovane europeo” mostra.

“Il giovane europeo” è, come scrive Marco Settimini, un’opera autobiografica facente parte della “mitografia” tracciata da Pierre Drieu La Rochelle su se stesso: slancio quindi vitalistico, al contrario di quel che il suo suicidio possa superficialmente far supporre.

IL GIOVANE EUROPEO

In queste pagine Drieu sembra quasi un “mistico della materia”, alla Teilhard de Chardin: il suo non è né un distacco buddhista dal mondo, né un materialismo esasperato; non condivide, per dirla con due suoi “commilitoni” della Prima Guerra Mondiale, né l’ascesi masochista di Thomas Edward Lawrence né l’appetito insaziabile di Gabriele D’Annunzio. Proprio Settimini descrive infatti Drieu come “scrittore asceta e monaco amante”, che fonda la propria esistenza su di un quesito: vivere per scrivere, o scrivere per vivere?

“Ogni sua opera è fondamentalmente un ritratto”: forse questa la soluzione di Drieu, far coesistere lo slancio vitalistico e la grafomania: vivere e scrivere, scrivere è vivere.

La grafomania di Drieu La Rochelle incontra la bibliomania di Camilla Scarpa, fautrice della nuova casa editrice milanese Aspis: “Il giovane europeo” di Drieu La Rochelle è presentato in una edizione (stampata da AGA) bella e accattivante, con un colophon ad attestare la scelta stilistica del font “Libre Caslon”: una piccola nota che è dichiarazione d’intenti – cura della forma, preziosismi bibliofili, attenzione filologica (valga per questo anche la nota del curatore), contenuti rivoluzionari.

Pierre Drieu La Rochelle, “Il giovane europeo”

Trad. e cura di Marco Settimini

Aspis Edizioni, Milano aprile 2019

Ppgg. XX+134, euro 20