Un piccolo golpe. Soffice quanto crudele. In perfetto stile vetero democristiano.  Con poche, secche parole il presidente Mattarella ha rottamato le ambizioni (legittime) dei giallo-verdi e ribadito i limiti della nostra sovranità nazionale. L’Italia nulla conta e niente pesano (per quanto ingarbugliate e confuse) le maggioranze parlamentari.

Intendiamoci, Matterella non è l’argentino Videla (nella foto), non è il cileno  Pinochet, non è Francisco Franco. Tranquilli, nessuno questa notte verrà deportato o arrestato. Nelle strade non vi sono carri armati e i soldati dormono nelle loro brande. Nessuno si farà male. Tutto sta scivolando nell’indefinito, nell’incerto. Nel segno di una Costituzione — per qualche scemo la “Carta più bella del mondo”…  —  datata e ambigua.

Il professore Savona (persona degna) è stato solo un pretesto per chiudere in modo morbido una partita ben più importante: il posizionamento del “Patrio Stivale” — tutt’oggi un anello centrale dell’economia mondiale  — negli equilibri globali.  L’Italia (o, meglio, l’Italietta) deve restare al suo posto, ai margini del “grande concerto”, non deve disturbare i manovratori e i controllori e mantenere il suo ruolo di piccola-media potenza regionale.  Subalterna e utile ai disegni altrui.

Molto probabilmente Di Maio (soprattutto) e Salvini non avevano chiaro il quadro complessivo e, tanto meno, non prevedevano la durezza dei loro avversari nostrani e, soprattutto, stranieri. A nessuno (tra quelli che contano) interessavano i vitalizi dei parlamentari, il reddito di cittadinanza e altre corbellerie, ma a preoccupare erano gli annunci del duo: ridiscutere i trattati europei, “battere i pugni” a Bruxelles, apertura alla Russia, revisione delle missioni militari etc. Segnali pericolosi. Dunque, avanti Mattarella e Cottarelli.  Luce verde. E tanti saluti alla democrazia…

 

P.S

Per chi non smania ad un mondo giallo-verde la prospettiva è poco entusiasmante. Il futuro immediato è Salvini. Lo dicono i numeri  del Molise, del FVG, della Val d’Aosta. Ma vi è ancora spazio per una destra propositiva, agile, astuta. Una destra capace di intrecciare la difesa della sovranità nazionale con un progetto credibile, serio. Una destra che non perda tempo a chiedere le dimissioni di Mattarella per “alto tradimento”  — opzione che giustamente La Russa, uomo di legge, ha subito cassato — ma sappia ragionare e pensare.  Una destra che ambisca a volare alto. Come sempre è una questione di volontà.