Un po’ alla Goethe maniera, cristallizziamo l’attimo fuggente politico con i fatti alla giornata del voto sul TAV, in agosto. E tiriamo le somme. I Cinquestellati si sono presentati in aula con un NO di natura atavica. Conti economici, convenienze politiche e minacce di crisi non avevano minimamente turbato le granitiche certezze di Toninelli et similia. La Lega, invece, da tempo era per il sì, sostenendo, cifre alla mano, che il costo del non fare sarebbe stato più salato di quello del fare. Il che, o derivava da conti sbagliati, ma i Cinquestellati non lo hanno mai dimostrato, o era un inossidabile viatico per la scelta del sì. Ma gli Stellini erano, immoti come paracarri, per il no. Comunque e dovunque.

Ovviamente rinunziamo a chiedere loro spiegazioni logiche, il tempo ed il quinto di lustro al governo hanno matematicamente dimostrato che si tratta di una pratica inutile. Ma pure una sottile forma di masochismo, visto che i tentativi di spiegare (sempre numerosi e copernicanamente differenti tra loro), per lo sciagurato richiedente equivalgono a varie sedute con lo Stivaletto Malese, con in aggiunta un gran finale nella Vergine di Norimberga. 

Naturalmente, visto che il voto in aula è equivalso ad un sonoro pernacchio (da Eduardo De Filippo. n.d.r.), per loro si è aperto un Supplizio di Tantalo. La Lega, furbamente, ha dato pressione alle caldaie ed è partita in quarta dando loro la colpa dello sfascio – in verità agognato da tempo – fustigando e sbeffeggiando l’”alleato” il quale, nelle stelle, non solo ha la definizione, ma anche la materia grigia.

Ora non sappiamo come finirà. Anzi, lo sappiamo. I Cinquestellatissimi, limpidamente presi per fessi, andranno in caduta libera nella considerazione degli elettori (gli stessi, però, che un anno e mezzo fa li trattarono come evangelisti) e, se coscienti della loro situazione, accetteranno di diventare terreno di caccia libera per gli psichiatri in cerca di occupazione.

E il contratto di governo? Una patacca, chiamata in quel modo per far vedere che non si chiama più “patto”, come lo appellavano i vecchi politici. Ovvero coloro i quali sapevano come gestire gli accordi e come essere eleganti nei voltafaccia. Insomma, per stupidità e non per peso atomico, hanno fatto la parte degli elementi transuranici della Tavola Periodica di Mendeleiv. Infatti, se ci fosse una tavola periodica della dabbenaggine e se finisse con il numero 92 (come è per l’uranio in quella autentica), loro spunterebbero un numero… tendente all’infinito!