La fiducia è una cosa seria. In quanto alla lealtà della parola data, del verbo indiscutibile e della solennità artificiale che alberga in ogni spirito politichese da marinaio godereccio, una menzogna è l’equivalente della modesta mediocrità. Ancora meglio se veicolata da bei discorsi precedenti e da una mozione di maggioranza. Il governo Alfano-Letta resta in piedi e quei 397 voti a favore, contano più di quei 212 bastian contrari e dei 2 astenuti per pigrizia, affezionati al parlamentarismo italiano. E’ solo una questione di chi sa imporre e veicolare meglio le sue mirabili argomentazioni, originariamente contro un asse che governa l’Italia, perseguendo i punti di riferimento dell’azione teorica e dell’individualità al posto della comunità ? Più in dettaglio, la retorica pertinente ad un giudizio e a una maniera di fare politica, ricomponendo le proprie ciance su di un piano “oggettivo”. Seduti si sta bene e trovarsi a proprio agio con le direttive “dell’uomo Del Fondo” Carlo Cottarelli, rispettando fedelmente le direttive del magnifico gruppo della Giogaia del Fondo Monetario Internazionale, questo si che è sacrificio, fiducia e fedeltà. Dal basso e dal senato, l’intrepida maggioranza raccoglie 173 voti favorevoli contro i 127 contrari. Un’ovazione ?

Un’Italia che ha già ripudiato la bellezza senza tempo dei suoi beni monumentali, artistici, culturali, demaniali e naturali, trovandosi accerchiata dalle minuziose elaborazioni letterarie fuoriuscite dalla penna di Giano Accame e da un libro in specifico, Il potere del denaro svuota le democrazie (Edizioni Settimo Sigillo, 1998), riesce nondimeno a donare persino i natali al rottamatore del Centro Sinistra, Matteo Renzi e, a riconvertire le gaffe pressappochiste dell’onorevole Razzi, nell’archivio della categoriasocietà e costume” del tran tran italiano. Secondo Renzi il governo può andare avanti fino al 2018. Tutto ciò fa poco ridere. Pur conoscendo l’abominio e la “piccola” dimenticanza di un emendamento alla legge di stabilità sulla privatizzazione delle spiagge, secondo l’insolenza delle “vecchie lenze da vernacoliere” cui vorrebbero assomigliare, noi non abbocchiamo. Tutto sommato la politica gazzettiera è da stimolo per una domanda: vuoi proprio vedere che la proposta di Letta, rivolta al “patto di governo per il 2014”, non è altro che una stipula definitiva ed un incentivo maggiore al pagamento (impossibile) del debito pubblico e dei miliardi dovuti agli altissimi tassi di interesse?

L’imperativo è la crescita. Lo dice la coerenza del governissimo Alfano-Letta, lo dicono i parlamentari nazionali che discutono della governance europea e, lo disse pure Giorgio Napolitano incontrando il Papa al Colle poco tempo fa; conversando sulla necessità e l’urgenza delle larghe intese. Risistemando ogni piccolo frammento dell’ultimo trascorso italiano (non solo) al posto che gli compete, vuoi vedere che l’alterigia messa in campo dai responsabili del parlamento italiano e del senato, al fatidico si: “prendiamo in moglie e approviamo la legittima unione, fedele all’ingovernabilità di una Nazione”, abbiano dimenticato le poesie totemiche tanto care al sociologo, (Grantchester, 9 maggio 1904 – San Francisco, 4 luglio 1980) antropologo e psicologo britannico Gregory Bateson? Beh, ipotizzare che Bateson pensasse che la specie umana è molto simile ai roditori artici, vale a dire parecchio incline all’auto annegamento, ora ha un senso.

 

Diversamente da quanto afferma Mauro Bonaiuti nel suo libro La Grande Transizione. Dal declino alla società della decrescita, in verità solo su due punti, partendo dalla solvibilità di una crisi strutturale come quella che stiamo attraversando, assimilabile al declino di un impero e differentemente dalla sua etimologia ellenica: l’ethos legato alla capacità e all’aretè, la rettitudine che viene acquisita tramite l’apprendimento e la pratica. Tanto meno quando sostiene che la multidimensionalità polisistemica (una sola direzione, turbo-capitalista) «potrebbe preludere al cedimento strutturale delle istituzioni socioeconomiche e politiche esistenti». Siamo giunti al cedimento effettivo degli organismi cardine da anni. Le aliquote gonfiate che ogni cittadino italiano ed europeo deve pagare, sono il risultato della crescita smodata che assimila l’immensità e i voti a favore, alla stessa rapidità e profitto di un comportamento inversamente protezionista, tutelare ed autodistruttivo. Quella “tenacia” che per una certa politica e nel libero scambio, a cui è sufficiente un semplice sì. L’ennesimo click. Volesse il cielo, riuscendo a nascondere il dito premuto sul pulsante prima del vicino di scranno. “Quando si dice fiducia e responsabilità”.