Celebrati sul monte Grappa i cento anni della battaglia del Col Moschin, momento cruciale  e di svolta nella guerra 15/18. Dal quel colle, strappato agli Austro-ungarici la mattina del 16 giugno 1918 da un impetuoso assalto degli Arditi, iniziò la riscossa italiana dopo la rotta di Caporetto.

A ricordare quelli giornate che videro gli eserciti italiani, austriaci e ungheresi contendersi zolla per zolla le montagne intorno al Vicentino, sono stati gli eredi degli Arditi della prima guerra mondiale, ovvero i militari del IX reggimento d’assalto “Col Moschin”, le forze speciali dell’esercito che da quel luogo prendono il nome.

Oggi impegnati impegnati in tutte le missioni militari ad alto rischio, dalla Somalia  al Libano, dai Balcani alla Libia, dall’Afghanistan all’Iraq, gli incursori sono la punta di lancia delle forze armate italiane.

Dagli Arditi che armati di pugnale e bombe a mano si lanciarono urlanti come invasati contro le trincee nemiche, hanno ereditato lo spirito, ovviamente adattate alle tecnologie, modalità d’impiego ed al contesto attuale.

Alla vigilia della cerimonia solenne sul Col Moschin, si è tenuta a Solagna la conferenza alla quale ha partecipato l’astronauta italiano Paolo Nespoli, ex incursore che ha raccontato la sua esperienza nello spazio. Nella stessa occasione è stato presentato il romanzo “Task Force 45 Scacco al Califfo” alla presenza dell’autore Giampiero Cannella.

Sabato mattina, infine, sul luogo della battaglia si è tenuta la cerimonia ufficiale. Presenti il comandante del IX reggimento, colonnello Giulio Angelucci, il comandante del Comando delle forze speciali dell’esercito, generale Ivan Caruso e di numerose autorità civili, tra le quali l’assessore della Regione Veneto alla Pubblica istruzione, Elena Donazzan. Il lancio di un team di sei incursori ha concluso la cerimonia.