La crisi economica ha ulteriormente declassato nell’Unione Europea gli Stati del SudEuropa, già ridotti a soggetti a sovranità limitata rispetto, non solo alla Germania, ma anche a piccoli Paesi come l’Olanda, la Lettonia, il Lussemburgo. Ciò dovrebbe aprire gli occhi e la mente a quanti non sono plagiati dal sistema mediatico europeo, al soldo delle oligarchie bancarie e finanziarie che dettano legge a Bruxelles ed ai Governi dominati dai loro commessi, come avviene in Italia da gran tempo ad opera, per non far nomi, di Prodi, Ciampi, Monti, Napolitano, Padoan.
Aprire gli occhi e la mente – e qualche libro di storia – per notare l’evidenza: il Mediterraneo è il centro di gravitazione dei popoli che vi si affacciano, dall’Asia Minore all’Africa del Nord, all’Europa meridionale. Gli stessi popoli che hanno espresso nei millenni le civiltà più avanzate, dagli Assiri e Babilonesi agli Egiziani, dai Fenici agli Arabi, dai Greci ai Romani. Ed hanno proposto le grandi religioni monoteistiche, nella cui luce l’uomo risplende come soggetto sacro, libero, faber fortunae suae; creatore di storia, amministratore della natura, costruttore di scienza e tecnologia, architetto della propria città e della propria struttura sociale. Un uomo che non può essere asservito al bisogno, alla produzione, al consumo. Che onora altari, non mercati!
Il suo stesso lavoro non è servizio all’economia, non è merce servile, ma valore, come ha magistralmente spiegato Giovanni Gentile, collocandolo alla pari della speculazione filosofica, della creazione estetica, dell’intuizione etica e religiosa. Un valore aggiunto a quelli già affermati dai Greci. Che può e deve essere assunto per fondamento e criterio di una nuova economia e di una nuova socialità , affrancate da fattori e parametri prevalentemente, se non esclusivamente, di tornaconto materiale e finanziario. Sostituendo alla piazza delle Borse, quella dei popoli: l’Agorà della Nazioni rivierasche del Mediterraneo, che hanno radici culturali, vocazioni sociali ed interessi comuni e/o compatibili e complementari.
Una Piazza, un Blocco, tra Oriente ed Occidente, della quale l’Italia può e dev’essere promotrice, se vuol essere protagonista nel mondo, anziché cenerentola in Europa.