Partiamo dalla fine. Dall’accordo di domenica notte sul “salvataggio” di Cipro. Dalle dichiarazioni scellerate del Presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, che ipotizza  il “modello Cipro” per altri Paesi in situazioni simili e fa crollare le borse europee. Dalla frettolosa precisazione del suo portavoce che rimarca come Cipro fosse una “situazione specifica”. Insomma, dall’ennesimo “pasticciaccio brutto” di un’Europa che, dalla crisi greca in poi, non ne ha azzeccata più una.

Troppe teste, troppe bocche più o meno autorizzate che rilasciano dichiarazioni strampalate, troppi interessi e visioni diverse non sintonizzate. E quando non si sa bene cosa fare generalmente vincono gli unici che sanno cosa fare, di regola i tedeschi.

Così, dopo aver fatto pagare a noi figli di un Dio minore e indebitato i titoli tossici greci, dopo aver fatto trangugiare a tutti l’amara medicina del fiscal compact, dopo essersi opposti a qualsiasi modifica del mandato della Bce e aver messo in discussione Mario Draghi che interveniva a tutela dell’Euro, dopo aver boicottato e ritardato l’operatività dei fondi salva-Stati e dello scudo  anti-spread (vantato da Monti come successo epocale della sua diplomazia), dopo aver negato ogni apertura sulle misure per la crescita e la possibilità di scomputare gli investimenti dal patto di stabilità, dopo essersi opposti a Eurobond e project-bond, dopo aver sottratto alla sacrosanta (seppur tardiva) supervisione bancaria europea le potentissime casse di risparmio regionali tedesche, oggi le armate di Frau Merkel segnano un altro punto a favore: l’Europa interviene con due lire per “salvare” Cipro ma senza intaccare il fondo salva-Stati, vero spauracchio per l’opinione pubblica tedesca.

Se hai investito nel rispetto delle regole, magnate russo, evasore inglese o semplice risparmiatore che tu sia, sarai tu a pagare il conto del tuo investimento… E ringrazia che risparmiamo i poveri cristi sotto i centomila euro. Una ricetta simile a quella applicata in Grecia e certamente non un incentivo a investire, anzi un incentivo a far fuggire i capitali dai paesi più deboli della zona Euro, con destinazione guarda caso i paesi più solidi. Così, mentre i giornali finanziari internazionali prefigurano per le banche italiane il rischio Cipro e il capo economista della Commerzbank sostiene spocchioso e impunito che basterebbe un prelievo forzoso sui nostri risparmi per riportare il nostro debito sotto il 100% del Pil, aleggia sullo sfondo la minaccia di un ulteriore declassamento del rating italiano da parte di Moody’s.

Intanto si consuma una ulteriore farsa: il governo Monti, ormai a fine corsa, annuncia trionfante l’imminente sblocco di 40 miliardi di pagamenti arretrati dalle pubbliche amministrazioni alle imprese, escludendole dal patto di stabilità. Sembra una boccata d’ossigeno, non risolutiva ma pur sempre positiva, ma puntuale arriva la doccia fredda da Bruxelles. Alt! Abbiamo ancora aperta la procedura per deficit eccessivo e non possiamo sgarrare fino a quando non ne saremo usciti. Detto che disquisire della presunta credibilità internazionale del governo Monti diventa, dopo la farsa indiana, un puro esercizio di stile del tutto avulso dalla realtà, rimane un problema impellente ed enorme.Un governo solido, con le idee chiare, capace di riaprire i giochi in Europa, di contrapporsi alla finanza speculativa e ai signori del rating irresponsabile, di rivendicare una visione moderna di sovranità nazionale contro ingerenze politiche e assalti alla diligenza.

E per un programma così non c’è governicchio che tenga.