“Ragionare è un puro combinare di visioni irragionevoli”

 (Ortega Y Gasset)

Il 1994 è una data indimenticabile per gli appassionati di Pessoa. Ma a renderla indigesta al professor Brunello Natale De Cusatis, fu una persona in particolare. La sua colpa che lo portò ad un processo mediatico, giornalistico ed accademico, era quella di aver tradotto gli scritti politici del Poeta, scrittore e aforista portoghese. Apriti cielo! Il putiferio che si scatenò, all’inizio parve essere una diatriba accademica di poco conto, tra i maggiori lusitanisti italiani. Sembrava, ma, prese tutt’altra piega. L’edizione, intitolata “Scritti di sociologia e teoria politica”, pubblicata dalle Edizioni Settimo Sigillo, scatenò le ire di Antonio Tabucchi.

Lo scrittore, docente di lingua e letteratura portoghese all’Università di Siena, innescò una spirale di offese al vetriolo dirette a De Cusatis, gratuite, nonché di accuse di revisionismo in salsa cripto-fascista e nazi-esoterica degli scritti in questione. Nulla di più falso e smentite dal diretto interessato senza abbassarsi al livello, intelligentemente, della loro formulazione dottrinale da Gauche au caviar: affetta come sempre da un eterno stato di onanismo, rancoroso. Chapeau! Eppure Brunello ha sempre nutrito un certo interesse per la scrittura di Tabucchi (cosa molto diversa dallo stile e dalle esposizioni), scomparso il 25 marzo 2012, lasciando in eredità degli studi pessoani dall’indubbio spessore ma criticabili.

Nel volume che vi proponiamo, ovvero “Politica e profezia. Appunti e frammenti (1910-1935)” di Fernando Pessoa a cura di Brunello N. De Cusatis, edito da Bietti Edizioni, Collana L’Archeometro, il curatore torna sulla questione. Spiegando, nell’Introduzione alla seconda edizione e nell’Introduzione alla prima edizione, alcuni aspetti parecchio sottovalutati sul caso Pessoa. Individuando, le sfaccettature della sua «eterodossia di pensiero, il carattere peculiare delle sue teorizzazioni socio-politiche», in maniera impeccabile.

In questa raccolta di appunti e frammenti, fuoriusciti dal celebre “Baule” ritrovato in un appartamento di Lisbona gli eteronimi di Pessoa, lasciano il posto alle considerazioni sull’attualità della politica portoghese, europea e mondiale, alle elaborazioni spesso figlie dei suoi tempi. Ma a lunghi tratti, quasi “profetiche” sull’insieme di idee politiche, delle dottrine statali, governative, pubbliche e sugli atteggiamenti etici e politici, dell’età moderna e contemporanea. Certo, indubbiamente, gli ultimi capitoli sono imbevuti sin troppo del mito messianico-millenarista del XVII secolo. Una sorta di aggiornamento sulla História do Futuro del gesuita António Vieira, rifacendosi oltremodo al Sebastianismo mistico-secolare che attecchì in Portogallo, dopo la morte di Sebastiano I nella battaglia di Alcazar-Quibrir.

La stessa fissazione che ritroviamo a fasi alterne in alcune delle teorie politiche della post-modernità, sviluppate su altre coordinate del misticismo della fede ortodossa ma non solo. Ritrattate, dall’incedere “laico” di una parte degli studiosi della Quarta Teoria Politica. I quali, non sperano nell’attesa e nell’imminente arrivo di un eroe o Messia, in grado di riportare agli antichi fasti la civiltà eurasiatica. Negli scritti politici di Pessoa, il discorso verte sul contesto storico che copre ben venticinque anni: vissuto dal Poeta con un occhio di riguardo verso il conservatorismo monarchico, l’aristocraticismo paganeggiante (?), l’imperialismo culturale ben differente da una visione d’Impero, l’individualismo di impronta nietzschiana, cioè l’anticamera del nichilismo… Tra l’altro, senza disdegnare degli elogi al liberalismo economico dell’epoca, l’esercizio economico che diede un certo incoraggiamento alla finanziarizzazione dell’economia (Sigh!). Possiamo dire che gli scritti di “Politica e profezia. Appunti e frammenti (1910-1935)”, trovano il loro meglio in altre riflessioni.

Ragione per cui, secondo chi vi scrive, sono degni di nota gli appunti sul partitismo, il liberalismo politico (entrambi apprezzabilissimi), l’analisi sul rivoluzionarismo che assomiglia al concetto di ribellione e che sembra rifarsi alla locuzione latina «hic et nunc» (qui e ora) citata da Jünger nel “Trattato del ribelle”, i concetti ben espressi della rappresentazione e/o rappresentatività, quelli sulla reazione e sulle nozione di resistenza, sulle tradizioni della civiltà europea, sull’internazionalismo e colonialismo, il prussianesimo ed il paganesimo-cristianesimo-protestantesimo. Confondendo però, immancabilmente, il federalismo con l’insieme di Stati di una confederazione ma, mettendo al bando gli «Ismi» come il bolscevismo, il militarismo e l’industrialismo. Insomma, un Pessoa «”situazionista” per accettazione» che non intende neppure perdere tempo con le amenità della politica di professione e con il costituzionalismo notarile, tanto meno con la democrazia dei numeri e le contingenze elettive.

Per il Nostro, la politica è una cosa seria che investe tutti gli ambiti sociali. Certo, a modo suo e secondo la sua indole: un gigante della letteratura che si fa nano e decide di prendere a sberle un apparato già allora ben rodato, nell’accezione negativa del termine. In aggiunta, avrete persino modo di apprezzare o meno, precisamente a pagina 261, la sua personalissima comparazione tra Miguel Primo de Rivera e Antonio Salazar: «Primo de Rivera era preminente politicamente; non lo era come persona», sciorinando la sua avversione per il centralismo di Castiglia e accendendo gli animi sulle questioni del «problema iberico»; relativo alle differenze dei popoli che non troverebbero una soluzione se non con una federazione, delle «parti naturali» che la compongono.

Il lavoro di De Cusatis ha il merito di mettere in luce, parecchi aspetti contrastanti per voce e temperamento di Pessoa, coinvolgenti per la complessità degli argomenti. Riuscendo, perfettamente a coniugare delle prospettive che si discostano dalla scienza politica e dalla sociologia politica, in cui viveva il Poeta e, quelle in voga. Presentando ai lettori, un’analisi introduttiva, interpretativa e approfondita degli scritti che di sicuro sarebbe piaciuta al Poeta, senza snaturarne il senso. Sia per coloro che la pensino diversamente, oppure no. Purché se ne discuta, liberamente.

Fernando Pessoa

Politica e profezia. Appunti e frammenti (1910-1935) di Fernando Pessoa

Bietti Edizioni, Collana L’Archeometro, anno 2018

A cura di Brunello Natale De Cusatis, nuova edizione riveduta

Ppgg. 376, euro 24.00