Si intitola “Lost birds” il primo lungometraggio prodotto in Turchia sul genocidio armeno e racconta di Bedo e Maryam, due bambini che vivono in un villaggio armeno dell’Anatolia e che assistono alla deportazione dei loro familiari alla vigilia della Pasqua del 1915.

Un film sul Medz Yeghern, il Grande Male, come lo chiamano gli armeni, tragedia rimossa e negata dal governo turco al punto che accennare al genocidio degli armeni significa infrangere l’articolo 301 del codice penale turco che punisce chi offende l’identità turca. Lo sa bene il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk che per gli accenni nei suoi libri al dramma degli armeni è incorso nelle ire delle istituzioni turche. Tuttavia, nel centenario di quell’oscuro e luttuoso evento, anche grazie alle parole pronunciate lo scorso aprile da Papa Francesco che ha parlato, a proposito dello sterminio degli armeni, di “primo genocidio del XX secolo”, qualcosa anche in Turchia si sta muovendo.

Come ha sottolineato Avvenire il film “Lost birds” ha già “rotto un argine importantissimo, forse storico, ricevendo l’approvazione della direzione generale per il cinema del Ministero della cultura turco, oltre a un piccolo finanziamento statale”. I due registi che l’hanno realizzato – Ela Alyamaç e Aren Perdeci – hanno lavorato al film per cinque anni e hanno realizzato il lungometraggio con attori discendenti dagli armeni ottomani e con particolare cura dei dettagli. Il film, inoltre, sarà proiettato al Festival d’arte e cultura di Istanbul, contribuendo ad approfondire un grande tema storico finora oscurato.

Racconta Ela Alyamec:

“La nostra storia inizia il giorno prima di Pasqua, nel 1915, in un villaggio armeno in Anatolia. Lì incontriamo Bedo e Maryam, due fratelli, con un vero talento per cacciarsi nei guai. Anche se loro padre è in guerra, sono bambini felici che trascorrono le loro giornate nei boschi e giocano nella loro colombaia segreta. Un giorno, i bambini salvano la vita di un uccello azzurro ferito e lo chiamano Bachig. La felice vita familiare dei bambini è interrotta quando l’uomo di casa, il loro nonno, viene portato via dai soldati. Nonostante fosse stato loro vietato di andare fuori dalla madre, i bambini corrono via una mattina per controllare come sta il loro uccello. Quando ritornano, trovano la casa vuota, proprio come il villaggio, che si è trasformato in una città fantasma. Bedo e Maryam intraprendono allora un viaggio alla ricerca della loro madre, insieme al loro uccello Bachig”.
L’altro regista, Aren, è un discendente diretto degli armeni ottomani. “I miei parenti – ha raccontato – da parte di padre sono armeni di Bursa e da parte di mia madre, invece, armeni di Konya. Mio bisnonno Armenak Avakyan fu portato via da Konya nel 1915 e non ha mai fatto ritorno. Abbiamo usato una fotografia del suo matrimonio nel film”.