Non so se il sindaco saronnese Fagioli abbia bene inteso l’osservazione del suo collega milanese Sala, nei giorni scorsi gradito ospite della Saronno chic. A me sembra che quando quest’ultimo ha parlato dell’enorme chiazza luminosa che contrassegna Milano e dintorni nella visione notturna, non abbia puntato il dito sulla qualità dell’illuminazione, ma sulla maestosa grandezza del capoluogo lombardo e limitrofi. E di conseguenza sull’errore a suo avviso commesso nel non entrare a farvi parte.

Come è noto, Sala ha dichiarato che nella circostanza la nostra città “ha fatto una sciocchezza”, un’espressione in verità un po’ forte per uno che, come si accennava, era ospite della città degli amaretti per piazzarvi una sua fatica letteraria. Ma tralasciamo le questioni di politesse ed entriamo nel merito.
Il sindaco Sala fu eletto sindaco di Milano da un combinato disposto di tre fattori: 1) il generone dei cumenda abbagliati dall’efficientismo sfoggiato in occasione dell’expo; 2) il mondo dei centri sociali, degli occupatori di case e degli arruolatori di extracomunitari clandestini avente come riferimento l’assessore Majorino 3) la stupidità della Destra che gli oppose, con Parisi, una sua copia sbiadita e preoccupata soprattutto di fare il moderato professando ogni cinque minuti un oleografico antifascismo. Ora cerca di riposizionarsi al centro, in vista di future elezioni, avendo capito che la Sinistra è pressoché defunta ed attende una riedizione non si sa bene in quale forma.
Occorre dunque ricordare che Sala è sindaco di una città che va assomigliando sempre di più ad un agglomerato sudamericano o estremo-orientale in cui quartieri di palazzi bellissimi (peraltro progettati e costruiti prevalentemente sotto il centrodestra) confinano con zone di degrado nelle quali rom e bande di delinquenti spadroneggiano indisturbati, una città che dopo le ventuno vede le zone della cosiddetta movida saldamente in mano agli spacciatori e a rapinatori seriali, gli uni e gli altri per lo più magrebini o centroaficani. Una città in cui l’ideologia ecologistica inibisce aree urbane sempre più estese a chi nutre la prometeica pretesa di recarsi al lavoro in automobile.

Una città, insomma, che sempre di più diventa un luogo dove riescono a vivere o i ricchi in grado di acquistare una lussuosa magione in un edificio blindato e protetto da sofisticati sistemi di sorveglianza, o i diseredati di ogni risma, fra i quali molti disponibili a tutto pur di sbarcare il lunario. Chi non appartiene né alla prima, né alla seconda categoria, semplicemente ne viene espulso, e va a cercare altrove un luogo più vivibile.
No grazie, sindaco Sala: si tenga pure la sua metropoli in cui le luci della città – splendide nelle immagini notturne captate dai satelliti – risplendono sulle favelas, in cui negli asili e nelle scuole elementari si servono i menu pork free e non si allestiscono i presepi, la città dove si vuole vietare ai giovani di Destra di onorare gli assassinati del Campo X. Se ne faccia una ragione: Saronno, con tutti i suoi limiti, non sarà mai la propaggine settentrionale di Baranzate, o una replicante miniaturizzata di Milano-Babilonia.