L’apogeo della politica incompiuta e dei fautori della destra passa prima da Roma, chiedendo massima partecipazione. Potremmo dilungarci all’infinito con tanta ilarità sui risultati, concreti e nel tempo, dei mattatori delle facili ciacer dalle reclame a getto continuo; plasmate su un’unica frequenza, l’unità. In un certo qual senso, questo termine ha stabilito secondo i criteri aristotelici, rivoltati come un calzino, l’uniformità ad un obbiettivo volto all’elettoralismo e ad un’unica modalità per il suo raggiungimento. Una storia vecchia e di ordinaria amministrazione. Ora poi, visto che il ventaglio delle occasioni si restringe notevolmente, riesce ancora meglio urlare a squarcia gola, una speranza irrealizzabile. La routine e il pressappochismo superficiale di una vita bollata dall’utilitarismo.

A volte capita di divagare su argomenti inutili ma non è questa l’occasione. Non ci torneremo più, tanto per toglierci il gusto dell’ovvietà e dello spreco di tempo. È inutile dedicare una sola riga e l’ennesima aggiunta ad un’infinità di elaborazioni, il più delle volte anche corrette, sullo stato di salute e la partenogenesi ex aennina. Andremmo solo ad arricchire, pur non volendo, l’inutilità nostalgica dell’incompiuto che gioca nel grembo dell’infertilità di pensiero e che, per fortuna, non ha intaccato completamente le nuove generazioni.

“Colui che passeggiava in torno” è salvo: uno dei suoi lasciti, le tre unità aristoteliche, di tempo, di luogo e d’azione, hanno perso il senso della stagionalità. Tutto è deciso e, l’altra, l’ultima impersonalizzazione che rivendica un diritto di prelazione sul “deserto dei Tartari”, ha prenotato un posto in prima fila al seminario che avrà luogo a Roma, martedì 30 giugno, a Palazzo Wedekind. Pronta a crogiolarsi al fianco di un nutrito stuolo di associazioni vicine all’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno, e, decisa a gettare le basi, come il titolo dell’incontro suggerirebbe, ad (il chiodo fisso della destra istituzionale e di una componente dell’Area radicale) impegnarsi per una «Nuova,Vera, Unita» destra italiana.

Un progetto di unificazione che includerebbe le facoltà omnicomprensive della Fondazione Alleanza Nazionale e del Comitato 24 Maggio-Giuramento sul Piave. Proprio lei, la Fondazione della discordia, dai “braccini corti” che alla moltitudine si è voluta rivolgere senza distinzioni di sorta; incentivando dei progetti politico-culturali che non hanno mai visto sorgere il sole. Grazie all’aiuto e alle pennellate del “tesoretto” ectoplasmico ? Neppure a parlarne. Gollum insegna e il personaggio stravagante del Signore degli Anelli, non è il solo a preferire una vacanza all’insegna del possesso esagerato. E pensare che c’e’ chi ancora aspetta, credendo di rivendicare «il suo di tesoro».

Allora, tutto questo è solo un contorno leggero e sterilizzato, della brezza fredda (magari fosse lei) che attende gli astanti al convegno dei “progenitori” della destra ? Conta la terminologia e il suggello del Movimento “Prima l’Italia”. Che tra l’altro vede, nel ruolo di portavoce nazionale, Isabella Rauti. Poi, il patto, il percorso, le regole e i contenuti politico-programmatici, leggibili sul sito www.primalitalia.net, hanno tutta l’aria del solito richiamo fastidioso. Evviva l’Unità. Sì ma quale? Aristotele a suo modo ebbe l’accortezza di superare la temporalità delle scuole pre- e postsocratiche.

Purtroppo, c’e’ chi non riesce neppure a superare l’ombra troppo voluminosa di un processo a divenire: l’identificazione dell’impegno politico, civile e nella società, diverso dal breviario del comfort dell’autoreferenzialità. A due passi dal rimorchio «assegnato ad uso foresteria».