La insolita manifestazione del centro destra (qualunque cosa significhi oggi politicamente) sceso in piazza tra distanziamenti (teorici) e mascherine che andavano e venivano, non ha potuto che confermare quanto efficacemente scritto da Gennaro Malgieri qualche giorno fa su queste pagine: “Agitarsi è bene, pensare è meglio”.

In piazza si è vista molta agitazione ma poco pensiero il che, dato l’attuale stato della destra politica italiana, era praticamente inevitabile. Non che sia tutto da buttare, intendiamoci: militanza e partecipazione, capacità di mobilitare la protesta in un momento complicato come questo è sicuramente un fatto positivo. Solo che nella situazione che stiamo vivendo non bastano selfie, slogan, battute, bandierine e bandieroni. Servirebbero proposte politiche serie e realistiche, gente credibile e in grado di realizzarle con competenze e capacità in materie come l’economia, la politica industriale, le politiche sociali, che saranno fondamentali nella esplosiva fase post pandemia che ci attende.

Purtroppo, almeno per ora, non si vede niente del genere né dalle parti di Salvini né da quelle della Meloni (dei rimasugli di Forza Italia è inutile parlare). L’uno in pieno riflusso di consensi dopo avere esaurito il repertorio delle sparate ad effetto sulle quali aveva costruito la sua fortuna politica ed essersi dimostrato politicamente molto più inconsistente di quanto era lecito aspettarsi. Perché si può anche andare in TV tutte le sere a dire che il proprio detersivo lava più bianco che più bianco non si può, ma quando poi la brava casalinga lo compra, lo prova e scopre che le macchie sulla tovaglia non se ne vanno smette di comprarlo e passa ad altro.

L’altra in piena euforia da sondaggi, grazie a consensi travasati dall’alleato, che però forniscono una fotografia parziale che giustifica solo in parte l’ottimismo trionfalista che anima la truppa dei fratellini, visto che in quasi tutte le rilevazioni, e soprattutto nelle poche realmente attendibili, si esprime non più del 50% del campione. Cioè solo 1 potenziale elettore su 2 manifesta un’opinione di voto, il che significa che il trend è sicuramente positivo ma è impossibile fare affidamento sui singoli valori e sconsigliabile festeggiare troppo presto, trattandosi di consensi virtuali (in gran parte generati da slogan e protesta) e di opinioni che possono cambiare in qualsiasi momento, come si è visto per Salvini. Anche perché resta sempre aperta la questione di cosa fare dei voti dopo averli (eventualmente) incamerati.

Se, dunque, la manifestazione di oggi non ha detto, né poteva dire, niente di nuovo sul centro destra, a rivelarsi più interessanti sono le reazioni provenienti dall’altra parte. Non tanto da sinistra, dove si recita un copione scontato e banale, quanto dalla parte dei media e dei commentatori dei giornaloni affini e contigui ai poteri costituiti di varia natura e consistenza che tengono appiccicati alle poltrone Giuseppi e la sua orchestrina stonata.

La linea la detta Repubblica che, impegnata in una complessa transizione da bollettino della sinistra più faziosa e fanatica a ipotetica versione nostrana del New York Times, ha subito indicato il bersaglio: “Centrodestra, corteo senza regole: niente distanze, leader si tolgono mascherina”, è il titolo sparato senza tanti complimenti, all’unisono con Il Fatto di Travaglio, seguito da un bel “in tanti accalcati senza mascherina” e così via. Ovviamente nessuna informazione sui contenuti politici.

L’indignazione a comando si è subito propagata: per il Corriere la notizia sarebbe un “esposto dei Verdi [ma esistono ancora?]: violate le regole sanitarie” tra “selfie e calca, inutili inviti al distanziamento”, dilagando tra i singoli commentatori perbene e politicamente corretti: per Gaia Tortora de LA7 bisognerà ricordarsi del centro destra di oggi, a suo dire favorito dalla tolleranza delle autorità: “3 mesi di sacrifici degli Italiani per uno spettacolo indecente”, subito seguita da uno sdegnato Fabrizio Roncone, firma del Corriere che, perso completamente il senso della misura, tuona: “A Roma, bolgia umana del centrodestra: gigantesco sit-in senza mascherine, senza distanziamento, enorme tentativo di contagio organizzato. Usciamo da mesi di morte e paura e loro se ne fregano. Vergogna e ancora vergogna”, e dal solito Formigli: “Assembramenti? Altro che movida, il vero scandalo è il raduno del centrodestra” e così via.

Si potrebbe in realtà ricordare a questi tre, e a tutti gli altri doppiopesisti indignati a comando, che in momenti anche più pericolosi di questo si sono visti molti altri assembramenti impuniti per i quali, come si dice, nessuno nemmeno in momenti peggiori di questo, ha fatto un plissè ad esempio il 25 aprile o al ritorno a casa di Silvia Romano o durante la visita-farsa di Giuseppi a Bergamo. Anche ieri a Codogno, per la visita di Mattarella, il distanziamento è passato in cavalleria, ma non è questo il punto.

La vera questione è un’altra e per vederla bisogna unire i puntini, come nel giochino della Settimana Enigmistica, partendo dalla oramai artificiale narrazione della pandemia che continua a spargere a piene mani paure e insicurezza giocherellando disinvoltamente con numeri e numeretti cucinati come fa più comodo, come ha fatto ieri il Secolo XIX, succursale periferica di Repubblica, sparando un bel “Raddoppiati i contagi nelle ultime 24 ore: altri 318 casi, +78%. La Lombardia traina l’impennata”. Numeri che, totalmente decontestualizzati e avulsi dai dati clinici, messi così sono più o meno come quelli del lotto, ma per creare ansia e allarme vanno benissimo.

Come sappiamo l’impresentabile governicchio di Giuseppi è rimasto in piedi solo grazie all’emergenza sanitaria, che non solo lo ha fatto sopravvivere ma addirittura prosperare (a nostre spese) permettendogli di (s)governare con poteri enormi praticamente senza controllo, roba mai vista dopo il 1945.

Nessuno, a cominciare dal Quirinale, vuole assumersi la responsabilità di una crisi di governo durante l’epidemia, per cui finchè dura questa dura Giuseppi, alla faccia dell’opinione della maggioranza degli elettori che lo rispedirebbe volentieri nel nulla da cui proviene

Il problema è che la naturale evoluzione del problema tende a renderlo meno grave e a ridurne lentamente ma progressivamente la pericolosità. Da qui la necessità di continuare ad alimentare l’allarme, di bastonare mediaticamente chi sostiene evidenze diverse, di prolungare oltre il necessario e il più possibile emergenza e allarme, di alimentare conflitti tra regioni, tra città, tra categorie di cittadini e tra cittadini.

L’episodio di oggi ci conferma che l’equilibrio precario di Giuseppi è in realtà puntellato da grandi interessi e poteri forti che poi parlano per bocca dei loro portavoce nelle redazioni, nei social, in TV e dovunque sia necessario.

Niente di meglio, quindi, che drammatizzare oltre i limiti e oltre la decenza un’emergenza oramai clinicamente in esaurimento con una narrazione esagerata accoppiandola alla presunta irresponsabilità, e quindi inaffidabilità, di chi dovrebbe e potrebbe sostituirsi (anche se per la verità non sappiamo con che prospettive, viste le premesse) all’allegra brigata di dopolavoristi attualmente al governo.

Due piccioni con una fava: d’accordo i sondaggi, ma non vorrete mica affidarvi a chi dopo “mesi di morte e paura” se ne frega delle mascherine, dei contagi e delle “regole” mentre in qualsiasi momento può scoppiare di nuovo l’inferno, magari peggiore di quello di prima? Ci raccontano i bravi commentatori cancellando completamente l’evoluzione dei fatti.

Emergenza sine die, pericolo sempre incombente e alternativa impraticabile. Ovvero l’assicurazione sulla vita governativa di Giuseppi. Prima o poi bisognerà capire chi è il vero beneficiario della polizza. E quando scade.