Per Matteo Salvini è il tempo delle mele. Per tutti gli altri — alleati, semi alleati e oppositori — è la stagione dei limoni neri. Lo conferma il voto di domenica delle province autonome di Trento e Bolzano. In entrambi i casi il centrodestra a trazione/egemomia leghista ha ottenuto un ottimo risultato con il 47 e passa di voti.

A Trento vince il salviniano Maurizio Fugatti, battendo autonomisti e centrosinistra (alle regionali del 2013 assieme raccolsero quasi il 60 per cento dei suffragi….). A Bolzano la Lega è andata benissimo e (dato fondamentale) per la prima volta da vent’anni la SVP non potrà allearsi con il centrosinistra per raggiungere la maggioranza. Dunque…

Nella città di Cesare Battisti la Lega è intorno al 27 per cento, circa quattro punti in più del risultato ottenuto alle politiche del 4 marzo e ha di fatto svuotato il resto del centrodestra, lasciando a Forza Italia (2,80), a Fdi (1,46) e gli altri alleati le bricioline. Il PD è invece crollato di botto: solo un misero 10 per cento, meno della metà del 21 per cento delle politiche. Il Movimento 5 Stelle è quasi scomparso rispetto alle politiche. Il suo candidato Filippo Degasperi galleggia intorno al 6 per cento, niente rispetto al 24 per cento raccolto dal partito alle elezioni del 4 marzo. Una sconfitta secca.

Nella provincia di Bolzano, la Südtiroler Volkspartei (SVP) storica corazzata gemanofona, è riuscita faticosamente ad ottenere il 41,9 per cento dei voti, confermando un trend negativo che dura dal 2013 (45 per cento). A sorpresa, il secondo posto (15,2 per cento) va al Team Koellensperger, una lista civica tedescofona e centrista fondata da Paul Koellensperger, ex consigliere provinciale grillino.

Il primo partito italiano nell’Alto Adige è la Lega, con l’11,1 per cento. Un successo clamoroso: nel 2013 la Lega, insieme con Forza Italia, prese solo il 2,5. Poi arrivano i Verdi al 6,8 per cento, Freiheitlichen al 6,2 per cento, Sued Tiroler Freiheit al 6 per cento, Partito Democratico al 3,8 per cento, 5 Stelle al 2,4 per cento, FdI (in coalizione con una lista locale) al 1,7. Fanalino di coda Forza Italia, scivolata al 1,0.

A Bolzano città, l’antica roccaforte del partito di Almirante e Mitolo, i salviniani sono al 27,8 per cento (alle politiche avevano il 15 per cento) mentre FdI-Alto Adige nel cuore si attesta al 5,9; Casa Pound ottiene il 3,5 e supera Forza Italia che crolla al 3,1. L’invasiva deputata forzista Micaela Biancofiore è servita…

Come sempre i numeri, freddi e solidi che non permettono divagazioni e confutazioni. Al netto dei trombettieri e delle tamburine, una prima considerazione: la “destra diffusa” è maggioritaria e vincente nell’intero Paese ed ha premiato con forza la proposta salviniana punendo schemi obsoleti (Berlusconi) e trascurando ipotesi confuse e incompiute (Meloni e co.) o generose iniziative identitarie (CPI).

Risultato? Cifre gelide. Ma anche dati da analizzare, da leggere. Fattori su cui “qualcuno” a Roma e ad Arcore dovrebbe riflettere e ragionare. Alla svelta. Le Europee sono sempre più vicine.