Con la solita faccia inossidabile alla vergogna il segretario PD Nicola Zingaretti (unito a tutti i fiancheggiatori dei Sinistrati) ci racconta da stanotte che il sorpasso del PD ai 5S è il vero dato politico fondamentale uscito dalle urne.
Che in Europa i Sovranisti non conteranno nulla (anche se in Italia, Francia, Ungheria sono maggioranza e in Gran Bretagna i filoBrexit sono il primo partito) omettendo qualsiasi analisi seria, ovviamente, però allo scopo di non dover rispondere su dove sia finito il 50% del proprio elettorato o sul fatto che la Lega abbia raddoppiato i voti rispetto a marzo 2018 e che raccoglie ormai consensi in zone dove non è mai stata presente. Come nella Riace di Lucano dove la Lega è primo partito, davanti ai 5S e al PD, oppure che la stessa cosa avviene anche a Lampedusa.
Pur di non doversi confrontare con l’uscita di scena di +Europa della mammana sorosiana col turbante si tratteggiano foschi scenari di future crisi di Governo, tacendo dell’estinzione delle scorie sinistre già passate nel tempo, disinvoltamente, dal ruolo di guardie rosse a quello di pretoriani al servizio del libero mercato.
Il PD che celebra la sua crescita (rispetto a marzo 2018) in punti percentuali omette però di osservare che – guardando i voti assoluti ne ha addirittura in realtà persi 161mila – (passando da 6.161.896 a 6.032.221 voti).
Che Di Maio avrebbe dovuto affrontare in questa tornata elettorale una sicura perdita di consensi del suo movimento era, in realtà, cosa nota da tempo. Tutti i suoi attacchi alla Lega degli ultimi tempi erano infatti dovuti al tentativo di far leva su un presunto DNA Grillino in alternativa a un alleato che lo metteva in ombra.
I numeri dicono, però, che questa strategia non ha sortito gli effetti sperati portandolo al peggior risultato degli ultimi anni.
Un’analisi scientifica dei flussi elettorali elaborata da YouTrend, infatti, dimostra che il più grande dei flussi di voto in uscita dal Movimento 5 Stelle è andato in realtà proprio verso la Lega dalla quale Di Maio aveva tentato sgangheratamente di smarcarsi sempre più.
Tuttavia tra le destinazioni più “gettonate” dagli ex elettori M5S troviamo anche l’astensione e il voto al Partito Democratico.
Del resto anche Forza Italia (passata dal 15 all’8%) non solo non ha tratto giovamento alcuno dai deliri polemici del suo ottuagenario padre-padrone ma si è anche elettoralmente “dissanguata” verso il voto alla Lega, quello a Fratelli d’Italia e (anche qui) all’astensione.


Meglio così, d’altronde, i vecchi partiti spariranno senza accorgersene, o capire il perché, ma anche senza dolore, per la sola gioia degli italiani che amano la Patria.
Diverso destino (per ora) quello di Fratelli d’Italia unico tra i partiti ‘minori’ ad avere incrementato i voti, grazie (probabilmente) a un’accorta gestione della sua immagine da parte di Giorgia Meloni, che presenta sé stessa e il suo partito come l’alleato ‘naturale’ della Lega e di Salvini allo scopo di sfruttarne furbamente la scia.
Magari proponendosi come depositaria di formule ‘vincenti’, per risolvere i tanti problemi che attanagliano il Paese, allo scopo di catturare con opportuni distinguo quell’area di consenso relativo che sempre esiste attorno a un movimento politico. La vera sfida, però, riguarderà il nuovo assetto che si creerà, in Italia come in Europa, dopo il voto che non potrà che tenere conto dei nuovi rapporti di forze, quando dalle chiacchiere si passerà inevitabilmente ai fatti.