Sui fatti di Bardonecchia di cui hanno parlato tutti i giornali e le televisioni, sarò politicamente scorretto. Personalmente non mi unisco al coro di quanti, come Amnesty Internetional e compagnia cantando, hanno denunciato Macron e la Francia di “mancanza di garanzie e di rispetto dei diritti dei migranti”. Di questo buonismo ci siamo onestamente stancati. Siamo stufi di quest’astratto concetto di “diritti universali” di derivazione illuminista con contorno post-sessantottino.

Sui respingimenti, la Francia fa semplicemente quello che dovremmo fare noi e che invece non facciamo. Chi entra clandestinamente in una nazione non sua, compie un’azione illegale che dovrebbe essere proibita e severamente punita. Sono profondamente convinto che l’immigrazione clandestina debba essere considerata reato e se in futuro si riuscirà a dare vita in Italia a un governo di Centrodestra, mi auguro (e con me, sono convinto, si augura la maggioranza degli italiani), tal governo dovrà (dovrebbe) fare altrettanto. Come pensiamo altrimenti di risolvere il problema dell’immigrazione e della legalità nella nostra nazione? Abbiamo oramai compreso l’intreccio tra business, politica e criminalità organizzata che gravita attorno all’immigrazione, comprese le nefande cooperative rosse o bianche che siano. Se parliamo di “illegalità”, come pensiamo di combatterla, se non con le forze dell’ordine e attraverso un’azione di forza decisa e inflessibile? Pensiamo forse che i clandestini siano disposti ad andarsene con le buone maniere? Pensiamo davvero che un eventuale governo Salvini, potrà risolvere l’annoso problema senza ricorrere a dei rimpatri forzati di massa?

Non sappiamo se questo governo di Centrodestra a trazione leghista, nascerà oppure no; certamente per scaturire deve avere il sostegno del Movimento 5 stelle, e non sappiamo ancora con certezza se i grillini saranno disposti a sostenere una politica di rigore su temi come immigrazione e legalità. I pentastellati sono un’incognita. Sbaglia chi li vede come “comunisti”, come sbagliarono quando li definirono grillo-fascisti solo perché avevano civettato con CasaPound. Il Movimento di Grillo e Casaleggio è piuttosto una “balena gialla”, una riedizione della Democrazia cristiana in salsa populista. La sua collocazione è più o meno al centro, e come tale contiene al suo interno una “sinistra” e una “destra”. Arduo prevedere quale corrente prevarrà, ma questa è la sfida che aspetta a un eventuale governo “Lega-grillino”: se falliranno su temi centrali come immigrazione, legalità e sovranità nazionale, allora si potrà considerare persa la scommessa e i consensi elettorali si svaporeranno con la stessa rapidità con la quale si sono accresciuti.

Ciò detto, c’è però un’altra considerazione, di diversa natura, ovvero il fatto che la Francia (del “progressista” Macron), non si è limitata a respingere gli immigrati dalla loro frontiera, ma hanno osato inviare le loro gendarmerie oltrepassando i confini nazionali, e operando in territorio italiano. In tempi di “euromania” e di globalizzazione gaudente, sembra che non ci si renda più conto della gravità di una simile situazione. Per il politically correct, l’inviolabilità delle frontiere è oramai un retaggio da ridicoli conservatori reazionari, e parole d’ordine d’un tempo che fu, come, “Il Piave mormorò: non passa lo straniero!”, sono puerili forme arcaiche di una sottocultura patriottarda.

Ribadisco, non m’interessa discutere se le autorità transalpine usino metodi più o meno spicci: difendono i loro interessi, la loro sovranità nazionale, come a mio avviso dovremmo fare anche noi; la questione è un’altra, ovvero, con quale autorità la Francia si permette di violare la nostra frontiera e agire come se fossero a casa loro? Naturalmente la Francia ha cercato di imbrogliare le carte asserendo che l’intervento francese rispetterebbe un accordo del 1990, ma il Governo italiano ha reagito duramente e, per una volta, tutti i partiti italiani, destra, sinistra e grillini, sono stati uniti nel prendere posizione contro la Francia ed esigere delle esaurienti risposte, al punto che siamo più o meno di fronte ad una crisi diplomatica.

Un vizio, quello della Francia, che non ha “colore politico”, infatti, non abbiamo ancora dimenticato i risolini irriverenti di Sarkozy e la sua campagna guerrafondaia e neocolonialista in Libia, per rovesciare Gheddafi e distruggere gli interessi economici ed energetici che il nostro Paese aveva intrecciato pacificamente e diplomaticamente con il Colonnello; fatti tornati recentemente alla ribalta con gli scandali relativi ai finanziamenti illeciti che proprio Sarko avrebbe incassato dal dittatore nordafricano, prima di andarlo a bombardare e assassinare. L’Italia sbagliò a concedere le proprie basi ai francesi e sbagliò ad andare in guerra in Libia. A spingere fu soprattutto l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (il peggior capo dello Stato della storia repubblicana), mentre il Cavaliere fu esitante: non voleva partecipare alla guerra, ma poi, nella speranza di salvare il salvabile, di difendere i nostri interessi contro la cupidigia francese, cedette. Sbagliò. Perché era “tatticamente controproducente”, e perché nella politica ci sono anche dei valori come l’onore e la parola “data” e non si può bombardare un Paese, un popolo e un dittatore, con il quale si era stretto un accordo bilaterale con tanto di baciamano.

Di fronte a tutti questi affronti, di ieri e di oggi, consumati contro la nostra Patria e compiuti da nazioni che dovrebbero essere alleate come la Francia, quale che sia il suo presidente, il gollista cinico e corrotto Sarkozy, o il liberalsocialista trasformista e opportunista Macron, l’Italia dovrebbe trovare il coraggio per uno scatto d’orgoglio, per difendere l’onore della Patria.