Con 309 voti contrari contro 298 “sì” la Camera dei deputati ha respinto la richiesta di arresto dell’onorevole Nicola Cosentino. Nemmeno il tempo di proclamare il risultato della prima ed unica votazione della giornata che tra i banchi del centrosinistra e del terzo polo si è scatenata la caccia ai reprobi che hanno votato insieme al Pdl. Ma l’esito della votazione, al di là del merito della vicenda giudiziaria, ha un significato importantissimo per la tutela del prestigio e del decoro delle istituzioni e allo stesso tempo rappresenta una vittoria di chi crede nelle garanzie costituzionali. A caldo è stato il coordinatore del Popolo delle Libertà Ignazio La Russa ha esplicitare il concetto dichiarando che: “Il Parlamento ha preso una decisione saggia, non si è diviso tra innocentisti e colpevolisti, ma ha lasciato prevalere la convinzione che spetti alla magistratura accertare le responsabilità, con la certezza che il voto di oggi non  avrebbe comunque inciso sull’iter giudiziario”.

Infatti il punto è tutto quì, cadere nella trappola demagogica dei dipietristi e dei democratici di sinistra che alzano il polverone e confondono ad arte autorizzazione a procedere con autorizzazione all’arresto  significa sfregiare non soltanto le garanzie costituzionalmente sancite, ma attentare all’autonomia delle Camere. Nella storia della Repubblica, prima che l’arma giudiziaria venisse brandita come strumento politico contro il centrodestra, la richiesta di arresto era stata concessa solo in occasione di gravi fatti di sangue, perlopiù legati agli anni di piombo. Nel caso di Cosentino, con un processo per favoreggiamento ancora da svolgere, è difficile sostenere che l’imputato rientri nella fattispecie di soggetto che possa reiterare il reato, inquinare le prove o fuggire, condizioni essenziali e necessarie per richiedere l’arresto immediato.

E nel corso del suo intervento in Aula il concetto è stato più volte ribadito da Manlio Contento che tra l’altro ha evidenziato:” Abbiamo vissuto l’esperienza dell’articolo 68 che prevedeva la possibilità per il Parlamento di impedire ai magistrati di giudicare un deputato. Abbiamo cancellato quella norma – ha proseguito l’esponente del Pdl – e quindi questa Camera nel preciso istante in cui usa i suoi doveri e non soltanto le sue prerogative stabilite dalla Corte Costituzionale, non da rifugio ai peccatori ma svolge le funzioni stabilite dalla Carta a cui tutti facciamo riferimento. Siamo stanchi di essere trattati con la presunzione di colpevolezza anziché di innocenza, questo accade per la debolezza della politica”.  Contento nel corso del suo discorso alla Camera ha anche rivendicato i successi del governo Berlusconi in tema di lotta alla criminalità organizzata ricordando i successi del ministro degli Interni Roberto Maroni.

In conclusione la bocciatura della richiesta di arresto per Nicola Cosentino non ha rappresentato una ingerenza della politica in una vicenda giudiziaria, nè ha rappresentato una valutazione di merito sulla innocenza o sulla colpevolezza del parlamentare campano, ma è servita ha ribadire che l’autorevolezza delle istituzioni e le vite dei singoli, soprattutto se avversari politici, non possono essere sacrificate sull’altare della propaganda politica.