“La Libia minaccia l’Italia di liberare e mandare verso le nostre coste gli 8.000 ‘ospiti’ dei suoi campi di detenzione, non più sicuri, dopo l’attacco che ne ha trucidato decine”. Questo strillano le prefiche anti-governative, quelle che sono per l’accoglienza indiscriminata, ma pungolano il Viminale proprio sulla sua presunta incapacità di frenare gli sbarchi. 8.000 sono tanti, eppure un numero non troppo lontano mi ronzava in testa.. un ricordo a tre zeri: sono andata a cercare e ho trovato che solo poco più di 2 anni fa – alla vigilia della primavera, non in piena estate – nel giro di qualche giorno, furono 6.000 (SEIMILA) gli sbarchi di immigrati sulle nostre coste.

Un numero spaventosamente vicino agli 8.000 che rappresenterebbero la marea umana che dovrebbe travolgere il Governo, qualora non cedesse al ricatto libico. Un numero infinitamente lontano, distante anni luce, dagli sbarchi dei 42 clandestini della Sea Watch e dei 55 della Alex. O anche della somma di tutti gli sbarchi registrati nel 2019. Di questo si tratta: il termine di paragone non è ciò che vorremmo e sarebbe giusto accadesse, ma ciò che succedeva appena un anno prima dell’insediamento del Governo Conte, con un popolo che assisteva inerme e sconcertato allo sbarco di migliaia di uomini giovani e forti sul proprio suolo, senza poter sperare che qualcuno mettesse in discussione la tratta infinita di carne umana.

Oggi i Caronte di nuovi schiavi vengono inquisiti, le navi sequestrate, si spera presto smontate o affondate e, non troppo tardi, bloccate e la loro rotta invertita prima che tocchino terra. Certo, non è come vedere Salvini che da un calcio nel petto a qualche Capitan* a busta paga di una Ong gridando “Questa è Spartaaa!!!”, ma è un cambiamento radicale, una inversione di tendenza netta e, se disfattismo e pessimismo non hanno la meglio, irreversibile. Il tutto con gli stessi esponenti politici dell’opposizione; i “partner” europei, la stampa nazionale e internazionale che ci danno addosso senza tregua, su ogni fronte. Non voler vedere questo cambiamento e pensare che il Governo voglia tirare a campare con le polemiche innescate a ogni nave che punta su Lampedusa è miopia non dissimile da chi vede in quelle navi delle zattere della speranza. Che il livello dello scontro debba inasprirsi e portare alla fine di questa situazione è indubbio, ma altrettanto fuori discussione è che il cammino, lungo, faticoso e irto di ostacoli, vada in quella direzione. 
Ci sono 6.000 evidenze che lo dimostrano