Lo scrivente ha, in suoi articoli passati, parlato a volte di “signori degli anelli” che, celati dietro fattezze molto prosaiche (non stregoni, ma manager), giochicchiano con le vite altrui. Non intendeva fare del complottismo, e gli duole essere stato ripetitivo. Però… però succede che anziché allertare immediatamente Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile che da anni sconta l’antipatia della sinistra più patinata, lo si faccia precedere da un Domenico Arcuri: calabrese, laureato alla Luiss, in passato fidanzato con la giornalista Myrta Merlino, vicino per anni a Massimo D’Alema, super manager di lungo corso (con trascorsi nell’IRI), esperto di telecomunicazioni. Diciamolo pure, a rischio di passare per paranoici: massone (d’alto grado, e molto esposto, anzi esibito).

Esperto, appunto. Di telecomunicazioni, non d’emergenze sanitarie. La gestione da parte dell’Arcuri (che condivide soltanto il cognome con Manuela, la procace soubrette un cui ex fidanzato si è reso responsabile d’una truffa molto vile – ha provato a speculare sull’epidemia, vendendo allo Stato d’una partita di mascherine sanitarie… mai pervenute) si sta infatti rivelando molto meno fulgida della sua carriera manageriale (a proposito di mascherine, l’ultima pensata dell’Arcuri è stata la penalizzazione delle aziende italiane, costrette a venderle a un prezzo inferiore a quello della loro produzione).

Succede che Domenico Arcuri comincia a reclamizzare, con entusiasmo, la app “Immuni”: appena questa è annunciata dai suoi sviluppatori, a metà aprile. Trattasi d’una applicazione per lo smartphone, dedita al “contact tracing”: l’utente può, con essa, appunto tracciare i propri movimenti. La prima proposta era di renderla obbligatoria; poi, data l’esasperazione crescente della cittadinanza reclusa, necessaria soltanto per chi si spostasse. Non che così cambi molto.

“Una app per ghermirli, e nel buio incatenarli…” inquietante, anche terrificante. Si possono sprecare riferimenti orwelliani, evocazioni di totalitarismi.

“Immuni” non è soltanto una violazione della privacy di quelle che un intenditore come Zuckerberg si sogna: è invasione nella vita del privato cittadino, è liberticidio. A parte qualche ragazzino (e ci sarebbe da versare tonnellate d’inchiostro, sugli imbelli che, alieni da una qualche sana paturnia post-adolescenziale, chinano il capo di fronte a ogni imposizione governativa, e via Facebook si scagliano contro antieuropeisti e altri nemici dell’ordine costituito) e tanti indifferenti, “Immuni” ha creato scandalo. E qualche plauso.

Arcuri, supermanager delle telecomunicazioni e della Protezione Civile, l’ha quasi definita la soluzione dell’emergenza. “Il Sole 24 Ore” ha dedicato articoli entusiasti alla app. Nulla di strano, che il giornale di Confindustria accolga con favore un grosso progetto imprenditoriale. Nulla di strano, che il roseo quotidiano preferito dai bocconiani saluti positivamente un’iniziativa che raduna nelle mani di qualche signore degli anelli di Piazza Affari la libertà di movimento e d’iniziativa dei cittadini. Nulla di strano, se si guarda chi ha inventato “Immuni”, il ritrovato più potente di quella cosa terribile che è il “contact tracing”.

Non solo “Il Sole 24 Ore”: anche il “Corriere della Sera”, il quotidiano in cui più volentieri si baciano gli anelli ai succitati signori, è accorso in Corso Como (Via Solferino non è lontana) a omaggiare i genietti di Bending Spoons, la startup di giovanissimi imprenditori rampanti che ha ideato “Immuni”. Non contenti, al Corrierone hanno avuto negli stessi giorni l’impellente necessità di pubblicare la classifica dei “Best Place to Work Italia” (perché allora il titolo è in inglese?): guarda un po’, c’è anche la chicchissima, fighissima sede di Bending Spoons, nel cuore della movida più viziata di Milano, a pochi metri da City Life.

Dietro Bending Spoons, e dietro lo strombazzamento che alla startup tributano i quotidiani di finanza online, non stanno soltanto le facce pulite e pienotte di rampanti ragazzotti anglofoni; c’è anche un capitale al quale partecipano H14, di proprietà dei tre figli che Silvio Berlusconi ha avuto da Veronica Lario (quindi Barbara, Eleonora e Luigi) e NuoCapital, da Hong Kong (proprietari di quote di molte grandi ditte italiane – su tutte: Proraso, i prodotti per toeletta da uomo).

Per quel che riguarda lo sviluppo di Immuni, la “software house” italo-danese (Bending Spoons è stata fondata nello “Stato più felice al mondo”) è stata inoltre affiancata dal Centro Medico Santagostino, rete di ambulatori privati distribuiti a Milano e dintorni, con amministratore delegato Luca Foresti; e Jakala.

Jakala è una società di marketing milanese, amministrata da Matteo de Brabant e vicinissima a Beppe Sala: prima che questi diventasse sindaco di Milano, curò la vendita (allora si chiamava Uvet, dopo essere stata Jakala Events: sarebbe poi confluita in Uevents, che ora è tornata… Jakala srl) degli ingressi all’Expo, del quale egli era  manager; dopo di che, ne organizzò le cene elettorali (che anticiparono la sua vittoria, a metà 2016) in Via Santa Marta (elegantissima e centralissima stradina tra Via Torino e Piazza San Sepolcro).

La prossimità con Beppe Sala e i rapporti persino più stretti con Davide Serra (che detiene il 2,7% del capitale), entrambi sodali di Matteo Renzi, non impedisce a Jakala di fare affari con i rampolli di Berlusconi: la succitata H14 partecipa infatti, col 2,5%, al suo capitale. Partecipano, con più consistenti quote di minoranza, il fondo Ardian e Paolo Marzotto; ci sono anche Bernard Arnault, Renzo Rosso, Giuliana Benetton e Mediobanca. Non per nulla, i redattori di “Il Sole 24 Ore”, deliziati da tanto glamour, parlando di “salotto buono della app Immuni”.

Siamo a fine aprile. Il quotidiano di Confindustria ha, nelle precedenti settimane, dedicato vari articoli elogiativi al progetto di tracciare i cittadini con l’app per smartphone “Immuni”: ma la sera di domenica 26, Giuseppe Conte, nell’ennesima video-conferenza (quella con cui, tramite giri di parole, lascia intendere che la Fase 2 sarà soltanto un lieve allentamento della 1), non nomina “Immuni”. Panico in Via Monte Rosa! Immediato un articolo, che commenta la conferenza stampa dell’avvocato foggiano… senza dire nulla riguardo essa, né prestando molta attenzione al suo dato saliente, ossia la smentita di molti allentamenti alle restrizioni sociali previsti a partire dal 4 maggio: no, il maggior quotidiano economico d’Italia bada a un solo interrogativo: “che fine ha fatto la app Immuni”?

Non si preoccupino, alla redazione del giornale salmonato! Perché due giorni dopo, martedì 28, Domenico Arcuri rassicura: a maggio comincerà la distribuzione di Immuni. Jakala deve pur far cassa. Che andiamo a dire, ai Benetton e ai Marzotto e ai Berlusconi? Che si è avuta una parvenza di rispetto per la privacy degli italiani?

Per il nome della loro impresa, i ragazzetti di Bending Spoons (già segnalatisi per il tentato acquisto di Grindr: una app per incontri di sesso occasionale fra non-eterosessuali) si sono ispirati a una scena del film “Matrix”: quella in cui un bambino piega, col pensiero, un cucchiaio. Coincidenza grottesca, considerando che il tedioso ricorso a citazioni da “Matrix” (pasticciaccio postmoderno senza fascino) è uno dei tormentoni preferiti dai complottari che passano il giorno a propalare ipotesi di cospirazione volte a creare un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il complottismo non è cosa seria, quello diffuso su internet ancor meno: e ha una grande colpa, quella d’aver buttato il discorso in caciara (come già fatto con argomenti affascinanti come i Templari e la Massoneria). Eppure le cospirazioni esistono – curiosamente, uno dei personaggi più seri che ne scrivono è Roberto Calasso: accusato da un Blondet qualsiasi d’essere un “dissolutore” (e quanti danni, quanta disinformazione, che mancanza di serietà hanno propalato il blogger milanese e i suoi accoliti). Il duello (unilaterale: il direttore degli Adelphi è troppo serio, ha troppi impegni per rispondere per le rime alle calunnie cretine che gli sono state rivolte) tra Calasso e Blondet riassume bene la questione: ipotesi serie adombrate da pernacchie.

Le pernacchie cospirazioniste fanno comodo, comodissimo ai cospiratori. Provate a parlare in pubblico della Open Society e di George Soros: qualcuno farà spallucce, i più vi diranno che date retta alle “fake news”, o guardate troppi film di spionaggio, comunque vi informate male e soprattutto siete poco seri. Eppure la Spectre non è né un’invenzione di Ian Fleming (che comunque scherzava, ma pensando a cose serie), né una bufala di Blondet & Friends, o il solito proclama di Fusaro, o l’ennesima sparata di Povia.

Che la sigla NWO campeggi su migliaia di siti internet spazzatura aperti da dietrologi senza arte né parte (ma con troppo tempo libero), i progetti per creare una umanità nuova, ottusa e controllata, ci sono. E funzionano.

E chi le fa funzionare, ha buon gioco per trattare con sufficienza i detrattori. Dalle frange del Partito Democratico italiano più prossime a quello statunitense, ai devastatori di + Europa, le pedine di questo gioco tenebroso che tanto oscuro non è (“poste in massima evidenza”, per dirla con Elemire Zolla, un esperto serissimo della cospirazione, e infatti inviso ai complottisti cialtroni) non hanno la minima difficoltà nell’accogliere con sberleffi qualsiasi allarme. Ti inquieta Soros? Paventi le malefatte della Open Society? Consideri la teoria del “gender” un pastrocchio psichiatrico che porta soltanto disagio mentale nella società occidentale? Nell’immigrazione selvaggia vedi la testa di ponte dell’invasione dell’Europa? Sei un pirla che crede a scemenze sparse su internet. Eppure…eppure sta succedendo tutto, e come dice Zolla, nella massima evidenza.

Ed è anche una questione politica, legata alla metamorfosi radicale della sinistra. Fermandosi all’Italia, si pensi ai due partiti citati: il Partito Democratico, da ennesima trasformazione di quel Partito Democratico di Sinistra che fu la versione di centrosinistra del Partito Comunista, è diventato un gruppone liberaldemocratico e nemmeno dopo l’addio a quel Renzi che lo stava “destrizzando”, ha riassunto un’identità di sinistra; + Europa, sorto dalle ceneri del Partito Radicale, è diventato il braccio politico di gruppi potere liberisti e antiumani (si pensi alla mercificazione di tutto: dalla droga ai traffici umani, dalle preferenze sessuali alla morte – e ora più che mai, si pensi a quanto male, in piena epidemia, hanno fatto i tagli alla sanità pubblica; tagli che, secondo la solita Bonino, sono una cosa bellissima perché favoriscono la libertà dei cittadini di scegliere come farsi curare… con buona pace di chi così non si è potuto far curare), con una dipendenza dichiarata (e ribadita con fare pavloviano) all’Unione Europea (e alla BCE) e un referente preciso: l’università (privatissima) Bocconi.

Quella da cui proviene il CDA di Jakala. Che, come abbiamo visto, ha un legame strettissimo col cerchio magico di Renzi: Beppe Sala, Davide Serra, e va aggiunto Natale Farinetti detto Oscar, ovviamente bocconiano, quello di Eataly (colosso alimentare italiano con dipendenti rumeni sottopagati). Che, in nome del comune sodalizio con Jakala, ottenne da Sala la partecipazione a Eataly saltando la gara d’appalto.

I signori degli anelli non sono più maestosi stregoni che lanciano sortilegi da regni fatati. Sono i paffuti laureati della Bocconi che aprono startup con sede nelle zone della movida, usano termini inglesi per cose che si possono benissimo dire in italiano, i cui riferimenti culturali non vanno più in là d’un film “mainstream” di vent’anni fa (più indietro è vietato andare, bisogna demolire… “rottamare”), malvestiti (allo stesso identico modo) ma glamour. Non più grigi travet: giovanotti arrembanti, faccine lisce, tutti smart-working e locale alla moda. Fighetti irreggimentati e superficiali, manichini della nuova etica protestante: utilitarismo calvinista e movida, fatturato e conformismo.

Il volto ricco della deriva antropologica: l’uomo nuovo, despiritualizzato, poco e male informato, rammollito e uniformato, anaffettivo e in balia di pasticciacci come le nuove teorie di genere (il riferimento a Grindr non era lì per fare umorismo grossolano, e soprattutto non è un dettaglio).

La nuova borghesia, capofila di un’umanità plasmata sui dettami dell’ingegneria antropica di TedX, gli incontri in ci si ispira, guarda un po’, a Gates e Jobs, si propalano gli “ideali” di +Europa e che, non è una coincidenza, a Milano sono organizzati e presentati dalla stessa famiglia che ha fondato e che tuttora dirige Jakala.

“Immuni” è uno dei ritrovati peggiori di questi nuovi, impiegatizi signori degli anelli. È inquietante, non solo di per sé: quel che può, deve spaventare di questa iniziativa, e l’imposizione della sua accettazione. Quando “Il Sole 24 Ore” spaccia i ragazzi di Bending Spoons per giovanotti in gamba, non sta solo reclamizzando una startup: sta anche proponendo un modello umano, e sta chiedendo all’opinione pubblica di accettare i nuovi grandi fratelli. Quando Arcuri fa pressioni, pubbliche, perché “Immuni” sia non soltanto diffusa: anche imposta, non sta solo facendo una marchetta per un prodotto che frutta ricavi a manager delle telecomunicazioni, suoi colleghi: sta anche pretendendo che il privato cittadino accetti l’inaccettabile.

I nomi ci sono, i legami tra di essi pure. Di “legami” parlava Giordano Bruno – “De vinculis in genere” – e, come ha potuto secoli dopo notare Ioan Petru Culianu, delle sue profezie hanno fatto tesoro i finanzieri contemporanei.

Imprenditori bocconiani, esperti di telecomunicazioni col culto di Steve Jobs (forse il più malefico responsabile della “digitalizzazione” umana, altro che Bill Gates) e viaggi alla Stanford University (avete visto “Blade Runner 2049”? i personaggi che hanno ispirato quello di Jared Leto esistono davvero, e predicano da lì), soci del “cerchio magico” di Renzi, imprenditori “di sinistra” che non disdegnano forme di caporalato, partiti anch’essi “di sinistra” che fanno signorsì alla Banca Centrale Europea e si atteggiano a hooligan del capitalismo digitale. Arrivando, in nome di esso, a fare mercimonio della libertà dei privati cittadini, e pretendendo il plauso che spetta alle loro trovate imprenditoriali.

“Immuni” è semplicemente inaccettabile. Le istituzioni pubbliche dovrebbero scusarsi, per avere anche solo contemplata l’ipotesi di farci ricorso. Ai profanissimi stregoni che l’hanno creata, bisogna stare attenti.