Improvvisazione. Una tendenza che s’afferma nella politica italiana. Del resto la riflessione latita da tempo e da tempo immemorabile non si coglie più uno straccio di progettualità. Tutto è affidato alle “Bestie”, figure nuovissime della del mondo della comunicazione di partiti e movimenti, le quali smanettando sul web creano casi, agitano iperboliche e redditizie notizie perlopiù inventate o enfatizzate, quando non proprio delle vere e proprie fake news. I leader, o pseudo-tali si muovono di conseguenza, articolando i loro pensierini sulla lunghezza di centoquaranta caratteri, un tweet insomma, o al massimo affidandosi a qualche urlo sconnesso nei troppi talk show che popolano l’Italia televisiva.

Nasce in questo demi-monde incarnato ad agit-prop senza la passione che li animava un tempo e molto poco funzionali alle idee cui sono palesemente estranei se non ostili, il new style del l’improvvisazione come arma letale della lotta politica (si fa per dire). Sentire qualcuno sostenere che vale più un gesto che va a finire su qualche video piuttosto di parole che nessuno ascolta (ma perché non dovrebbe ascoltarle?) è il segno – l’ennesimo – di tempi piuttosto grami per la politica, non meno che per la vita civile di questo nostro confuso e rissoso Paese.

Dunque, via all’improvvisazione. Che nasce dall’occasionalismo politico. O dalla fertile mente di improvvisati squali che nuotano appena sotto il pelo dell’acqua partitica facendo e disfacendo simil-strategie o addirittura inventando soggetti politici soltanto a puro scopo ricattatorio o di dissuasione di altrui indirizzi manifestati con altrettanta spudoratezza.

Prendete il Movimento delle sardine. L’ittica va forte di questi tempi. I grillini volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno: vi si sono rinserrati come umani sugli autobus romani all’ora di punta. Così quest’altro pesciolino mite e indifeso, non di pregio, tuttavia apprezzato, s’è trovato suo malgrado a fare da sponsor a fuoriusciti di tutte le sinistre, che stanno al potere o che con il potere si identificano, per combattere l’opposizione salviniana. Ma quando mai s’è visto che chi sta in maggioranza scende in piazza contro la minoranza?

Improvvisazione. Non per una nobilissima causa, ovviamente. Ma soltanto per contrastare le legittime velleità di chi vorrebbe provare a vincere le elezioni regionali in Emilia Romagna. E le sardine, che non sono pescecani, con la loro falsa bonomia, buttandola perlopiù in caciara, si sono assicurate dal 14 novembre scorso un rilievo che stupisce soltanto chi non ha dimestichezza con la macchina mediatica: gli anti-leghisti sono loro. E si sono portati fin nella mitica piazza romana di San Giovanni per ribadire un ruolo tutt’altro che comprimario nella battaglia improvvisata che s’annuncia: sardine contro tutti o sardine per tutti, soprattutto per quella sinistra a cui finirà per togliere i voti e non s’è ancora accorta che i subdoli pesciolini lavorano oggettivamente contro di essa. Chiedete ad una sardina qual è l’obiettivo, oltre a detestare Salvini naturalmente, che si prefigge di raggiungere: i pesci notoriamente non parlano e la sardina resterà muta; ma nel suo mutismo paradossalmente eloquente. Si sono già fatte un organigramma tanto per dire e sembra abbiano un capo il cui nome ci sfugge…

Improvvisazione. Al massimo un po’ colorita: l’intento di organizzare contro la candidata emiliano-romagnola la “prima rivoluzione ittica della storia” ha funzionato. Spiritosamente. E strepitosamente visto il rilievo ottenuto da giornali e televisioni, per non parlare del web scatenato sia che il flash mob si sia svolto a Modena o altrove  e perfino in qualche strada non proprio centralissima di New York: sardine da esportazione…

Programmi? Cacciare Salvini. Ma da dove ed in che modo? Inessenziale. Lo scazzo come nuovo riferimento dell’etica della responsabilità politica. Non è molto, ma di questi tempi è forse qualcosa; qualcosa che si muove anche se in una nebulosa dove non si capisce niente.

Come poco o nulla si capisce – o forse troppo, ma soltanto da parte di chi coltiva raffinatezze da prima repubblica – dello spostamento progressivo del leader leghista su sponde cosiddette moderate. Ma perché passare per il bruto che non è, deve essersi detto – improvvisando, com’è ovvio e forse senza consultare la sua domestica Bestia comunicativa – senza ricavare dividenti decisivi per conquistare Palazzo Chigi? L’uomo è navigato. Sa che se dovesse vincere le elezioni – ancor più con il proporzionale – non sta scritto da nessuna parte che diventerebbe automaticamente presidente del Consiglio. Le logiche sono molto più complesse. E c’è bisogno di molti appoggi per tentare approdi arditi. Lo erano meno offrendo ad un passante qualunque la carica di premier nella primavera del 2018, ma lì l’improvvisazione toccò il vertice della disperazione ed il “progetto” andò a buon fine, con gli esiti esilaranti ( diciamo così) che abbiamo constatato.

Dunque, Salvini s’improvvisa accomodante, favorevole ad  accordi impensabili, mite come un agnellino e perfino disposto a sedersi allo stesso tavolo con gli odiati ex-alleati per tirare in secca la barca italiana. E guarda perfino all’Europa che -come si ricorderà- doveva conquistare ed invece vi conta come il due a briscola, lui ed i suoi sovranisti che non hanno ancora capito che non esistono semanticamente, né politicamente. Sono soggetti, appunto, improvvisati. Parlano alle viscere dei rispettivi Paesi. Possono anche avere un certo successo, ma non quello decisivo. Salvini ha realizzato prima di chiunque questo dato che per chi si occupava di politica nei tempi andati non è mai stato difficile intuire.

Improvvisazione, dunque. Quella che un ministro degli Esteri come Luigino Di Maio tira fuori un bel mattino di dicembre e se ne va non alle Maldive, ma in Libia a parlare con Serraj e con Haftar, così, indifferentemente. E torna a casa con la borsa piena di appunti e la sensazione di aver risolto la crisi libica , il dramma dei migranti ed i problemi di sicurezza nel Mediterraneo.

Improvvisamente, però, perfino i castelli crollano, come le bretelle autostradali e i viadotti sulla cui manutenzione c’era stata distrazione. E’ un rischio calcolato, si dirà. Se quotidianamente vince la comunicazione sulla politica, soprattutto se non comunica niente, è comunque un bel risultato. Del resto, ci fu chi dal balcone di Palazzo Chigi, or è un anno, annunciò che la povertà era stata abolita. E si prese pure gli applausi. Improvvisando, così come il cuore gli dettava, ma la ragione – si dice – si era assentata ingiustificatamente. Forse improvvisamente, senza avvertire nessuno, neppure la Bestia.

Il Dubbio, 22 dicembre 2019