Incontro Massimo, che conosco da tanti anni , marito della migliore amica di mia sorella. Mi confida con pudore, senza alcuna iattanza, i frammentari ricordi di una lontana vacanza in montagna per il capodanno del 1975.

Massimo ed un suo amico, Alberto, avevano affittato uno chalet a San Domenico, nella valle Cairasca. Per dividere le spese avevano accettato che anche altri loro coetanei fossero ospitati nella villa di montagna. Si aggiunsero quindi a formare una vera e propria compagnia altri cinque ragazzi, tra cui c’era Sergio Ramelli.

Fu una bellissima vacanza, per Massimo indimenticabile perché in quei giorni conobbe Alessandra, che poi sarebbe divenuta sua moglie, con cui ha appena festeggiato i trentadue anni di matrimonio. Eppure mi confessa che da quei dolci ricordi non riesce a scacciare il pensiero per la tragedia che dopo pochi mesi avrebbe travolto Sergio, quell’amico appena conosciuto e che lo aveva benevolmente colpito.

Ancora oggi gli tornano in mente le prime colazioni del mattino , prima di inforcare gli sci fino a quando la stanchezza non aveva il sopravvento in tutti loro, nel primo pomeriggio. Sergio aveva una passione speciale per i biscotti e probabilmente qualcuno lo prendeva bonariamente in giro. Tutte le sere lo chalet era meta di due altre compagnie di ragazzi, provenienti da due alberghi lì vicino. Serate di risate, musica, scherzi, come si conviene a dei normali liceali in vacanza. Sergio era un po’ più riservato degli altri, forse un po’ più sensibile, con uno sguardo profondo che sembrava interrogarti e che colpì Massimo; appariva molto tranquillo e gentile, semplice e sognatore. C’erano diverse ragazze e la compagnia era proprio simpatica.

Fu solo una settimana di divertimento , una normale vacanza che avrebbe dovuto sbiadirsi nei ricordi e confondersi con altre uguali e invece divenne un ricordo indelebile che rimase scolpito per sempre nelle anime di quei ragazzi , un periodo felice che non faceva presagire la tragedia che si sarebbe abbattuta su uno di loro.

Sergio era un ragazzo normale, come tanti, con le sue idee , molto chiare, perché era più riflessivo di altri , forse più profondo. Fu colpito proprio perché era un ragazzo normale, con un difetto, era di destra.

I compagni non sceglievano a caso le loro vittime ; la normalità era una colpa, la mitezza un’aggravante, perché fuori dagli stereotipi predisposti dalla loro propaganda. Se colpivi un giovane normale, il messaggio subliminale era chiaro ; chiunque fosse di destra poteva identificarsi in quel militante, quindi doveva stare attento : avrebbero potuto colpire anche lui.

Vigliacchi come sempre, cercavano il ragazzo mite e tranquillo, perché indifeso : il rischio della spedizione “punitiva” era così da considerarsi uguale a zero.

I compagni volevano che appartenesse anche ad una famiglia normale, borghese e cattolica, a cui non saltasse in testa di abbandonarsi a qualche vendetta, peraltro inconcepibile nella mentalità di gente buona e semplice come la famiglia Ramelli.

L’ultima vigliaccheria fu postuma ; cercare di diffondere un ritratto di Sergio diverso da quello appena descritto ; un ragazzo inquieto, attaccabrighe, con idee deliranti. Così sarebbe stato possibile quasi “giustificare” quell’aggressione. Ma Sergio era troppo più in alto di loro, inattaccabile nella sua semplicità e mitezza, così evidente che anche degli amici occasionali come Massimo non possono dimenticarlo.