Tra i tanti capolavori della storia del cinema italiano, v’è una pellicola magistralmente interpretata da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi dal titolo “In nome del popolo italiano”, diretta alla perfezione dal regista Dino Risi, una commedia molto amara e cinica, che vede Tognazzi nel ruolo di un magistrato di convinzioni comuniste indagare su un industriale di orientamenti fascisti (Gassman), sospettato per l’omicidio di una tossicodipendente. Benché in possesso di prove in grado di scagionarlo, il giudice fazioso e paranoico nel suo ideologismo, distrugge le prove e riesce a condannarlo per un delitto che non ha commesso.

Risi non era certamente un regista “reazionario”, e del resto il personaggio di Santenocido – ennesima maschera gassmaniana – è un personaggio raffigurato come corrotto e senza scrupoli, contrapposto all’integerrimo giudice Bonifazi; tuttavia, alla fine del film, Risi sferra un pugno nello stomaco agli spettatori, rovesciando i rapporti buono-cattivo. Quello che colpisce è che questa pellicola è del 1971, e appare profetica perché anticipa di una ventina d’anni i fatti di Tangentopoli.

A Dino Risi, va il merito di essere stato onesto e coraggioso nel raccontare questa verità “sconveniente” in un Paese nel quale da decenni, vige l’egemonia culturale gramsciana. Nel periodo di “Mani pulite”, l’opinione pubblica era tutta, o quasi, schierata con i giudici che apparivano come i “vendicatori” del popolo, facendo pulizia da una classe dirigente corrotta. La corruzione c’era, ma le inchieste delle toghe furono a senso unico, risparmiando il PCI, e con il tempo cominciarono a sorgere i sospetti che la loro operazione fosse stata pilotata da alcuni poteri forti (soprattutto stranieri), allo scopo di spazzare via l’allora “Pentapartito” e rendere il Paese vulnerabile ai condizionamenti tecno-finanziari internazionali.

La fine della Prima Repubblica ha consentito infatti, di gettare le basi per l’Unione Europea, funzionale al progetto globalista. Ad avvantaggiarsi di questo nuovo scenario, sarebbero stati i postcomunisti e i loro alleati, se nel frattempo non fosse sceso in politica Silvio Berlusconi con il suo partito Forza Italia, alleato con altre formazioni politiche di un centrodestra liberalconservatore e nazionalconservatore. Da quel momento in poi, le azioni della magistratura si spostarono proprio sul Cavaliere, visto come la “bestia nera” del reazionarismo e del postfascimo.

Berlusconi è diventato così il più perseguitato dalle inchieste della magistratura; superfluo e impossibile tentare di elencarle. Nonostante gli attacchi subiti, il cavaliere è riuscito a resistere per anni e a essere un premier longevo, finché alla fine, non sono riusciti a disarcionarlo.

Adesso, dopo anni, con lo scandalo delle rivelazioni su Palamara e sul CSM, la verità sta finalmente emergendo: sulla “ideologizzazione” di una parte della magistratura, sulla persecuzione ai danni degli avversari dei postcomunisti (Craxi, Andreotti, Berlusconi, Salvini); e ad ammettere che c’è del “marcio”, vi sono anche “insospettabili”, come il giornalista Piero Sansonetti (non certo un reazionario), che dalle pagine de “Il Riformista”, riconosce l’emergenza del problema.

Nel centrodestra, Vittorio Sgarbi appare il più “in forma”, e sebbene con eccessivi turpiloqui ed esibizionismi egocentrici, ha avuto il merito di esser stato il primo ad arringare alla Camera dei deputati, e a chiedere un’inchiesta parlamentare sulla magistratura, idea alla quale si è successivamente accodato tutto il centrodestra, compattandosi, e trovando in Italia Viva di Matteo Renzi una sponda.

A voler esser complottisti, ci sarebbe da chiedersi come mai adesso comincia a trapelare la verità, e sembra essersi avviata una “riabilitazione” del Cavaliere, anche con l’idea proposta dalle fila degli “azzurri” di “risarcirlo moralmente”, nominandolo Senatore a vita. Il sospetto è che i poteri forti si stiano spaventando del crollo nei sondaggi della compagine “rosso-gialla”, e della schiacciante maggioranza nel Paese del “fronte sovranista” rappresentato dall’asse Salvini-Meloni, e che all’improvviso, pur di evitare “il peggio”, ci si appelli proprio a quello che attualmente diventa ai loro occhi “il male minore”, ovvero un’alleanza trasversale tra Pd, Italia Viva e moderati del centrodestra.

Penso ad esempio alle posizioni ambigue di Forza Italia sul tema “europeismo” e in special modo sul controverso MES. Per i poteri forti euromondialisti, l’approvazione del “Meccanismo europeo di stabilità”, è prioritario per privare l’Italia di qualsiasi residuo di sovranità nazionale, e cercare in Forza Italia, una “sponda a destra” per farlo passare, potrebbe essere indispensabile, magari barattandolo con una “riabilitazione morale berlusconiana”. Di fronte al pericolo “sovranista”, Berlusconi e il suo partito potrebbero essere visti come possibile base per la ricostruzione di un’area di centro che garantisca la subalternità della nostra nazione ai vincoli europeisti e mondialisti.

Quanto Berlusconi sia in bluff o no, è difficile da stabilire. Personalmente sono favorevole alla proposta di fare il Cav. Senatore a vita. E indubbiamente, ha ragione il centrodestra a esigere un’inchiesta sulla magistratura. Soprattutto, urge una riforma della giustizia che preveda tra le altre cose, la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei giudici; una riforma che stiamo aspettando da decenni e che è una delle priorità per il nostro Paese, perché l’uso politico della magistratura per eliminare gli avversari politici, è l’arma più potente nelle mani di una sinistra postcomunista, e non potremo davvero garantire democrazia, libertà e vera giustizia, fintanto che non sarà estirpato questo cancro. Ma tutto questo, per noi che siamo davvero di destra, non può e non deve essere “mercanteggiato” con qualsivoglia tentativo di ridimensionare ulteriormente la nostra residua sovranità nazionale. Per cui, la destra, dove restare vigilie e opporsi al MES.