Il 15 aprile del 1944 uomini piccoli e cattivi, istigati dall’odio straniero, uccidono un filosofo grande e buono.  La dura legge dei vincitori gli ha dato morte e gli ha negato giustizia.

Oggi leggiamo tutti una sua pagina. Una qualunque.
“La dialettica, invece, del pensare, non conosce mondo che già vi sia; che sarebbe un pensato; non suppone realtà, di là dalla conoscenza, e di cui toccherebbe a questa d’impossessarsi; perché sa, come ha dimostrato Kant, che tutto ciò che si può pensare della realtà (il pensabile, i concetti dell’esperienza) presuppone l’atto stesso del pensare. E in questo atto vede la radice di tutto. (…) Il pensare così non è più postuma e vana fatica che intervenga quando non c’è nulla da fare al mondo, anzi è la stessa cosmogonia”.
Giovanni Gentile, La riforma della dialettica hegeliana, 1913.