Sembra impossibile, ma a quattro mesi dalle elezioni amministrative il centrodestra toscano si fa trovare disorganizzato e disunito. In una fase storica nella quale anche nei feudi rossi, le sinistre arrancano e si presentano buone possibilità di rovesciare la situazione a vantaggio del centrodestra, quest’ultimo riesce nel capolavoro di rischiare di fallire un goal a porta vuota. Dopo mesi e mesi di attese, dialoghi pigri e non poche liti, i nomi dei candidati sindaci stentavano a essere indicati. Poi si arriva a gennaio 2019 ed ecco che il tavolo delle trattative salta: Fratelli d’Italia, stanco di attendere, si spazientisce e decide di rompere le righe e andare per conto proprio con i loro candidati. Così a Firenze, Prato e nella mia Livorno, dove l’ottimo Andrea Romiti sfiderà l’attuale sindaco pentastellato Filippo Nogarin.

Com’era prevedibile, gli alleati sono saltati sulle barricate; la Lega ha risposto che “servono profili di sintesi tra le diverse componenti del centrodestra” e Forza Italia ha fatto presente che “hanno candidati superiori”. Ci sarebbe da chiedersi cosa aspettano gli “azzurri” a indicarli. Le responsabilità perciò di questa impasse è dell’intera coalizione. Però, lo strappo decisivo è stato di Fratelli d’Italia, decisione fatale presa – così parrebbe – da Giorgia Meloni in persona. Adesso ci auguriamo che quella di Fratelli d’Italia sia “solo tattica” (per quanto pessima e pericolosa), e che serva per spronare gli alleati esortandoli a farsi avanti con dei nomi, e mediando si arrivi a dei nomi condivisi e un’alleanza coesa per tentare di vincere, o almeno, perdere dignitosamente le elezioni. Diversamente si tratterebbe di una follia. Nessuno mette in discussione la competenza dei candidati di partito, quello che qui intendiamo discutere è l’idea di andare da soli o pretendere che tutto il centrodestra appoggi i propri candidati. Suicidio! E ad aggravare la questione, c’è la percezione che la decisione sia stata presa “dall’alto”, senza consultare la base e i semplici iscritti al partito: da Roma si è deciso così.

Livorno è una città nella quale ha sempre governato la sinistra (PCI-PDS-DS-PD), finché cinque anni fa, i cittadini si sono stancati e hanno tentato “il cambiamento”. Passare da sinistra a destra, era però un passaggio troppo brusco, avventato per una cittadinanza da sempre condizionata da una mentalità post-marxista, e preferirono sperimentare il Movimento 5 stelle, ideologicamente “ambiguo”. Nogarin si è rivelato appartenente alla cospicua “corrente di sinistra” dei grillini, e ha deluso tutti i livornesi, soprattutto con iniziative come la raccolta differenziata “porta a porta”, che da com’è stata realizzata, sta creando enormi disagi alla città; oppure la creazione degli stalli blu per le automobili, che oltre ad essere vessatoria e anche economicamente depressiva per gli esercenti urbani. Adesso i cittadini potrebbero sperare in un cambiamento vero e profondo votando per un centrodestra unito. Fratelli d’Italia a livello nazionale ha circa al 4%. Se si presenta in coalizione, a Livorno può dare un contributo essenziale per un’eventuale vittoria. Se davvero andrà per conto proprio, la sconfitta del centrodestra è scontata, e l’elettorato attribuirà al partito della Meloni la responsabilità della disfatta, lasciando la città in mano ai grillini o riconsegnandola alle sinistre. E oltre al risultato negativo per la coalizione, c’è da considerare l’effetto “voto utile” che andrebbe a penalizzare proprio il partito della fiamma tricolore.

Che piaccia o no, i rapporti di forza tra Fd’I e Lega, sono nettamente in favore di quest’ultima; è evidente quindi che una parte di elettori di destra, per non disperdere il loro voto, si sposteranno verso il partito di Salvini, che comunque, senza l’appoggio di Fd’I, difficilmente può farcela. Il senso di questa tattica onestamente mi sfugge. Sperare che improvvisamente tutto il centrodestra converga sui nomi di Fratelli d’Italia è ovviamente utopistico e anche arrogante, soprattutto dopo “il modo” con il quale si è compiuto “lo strappo”. Se però ‘Fratelli’, dopo una mediazione, ritirasse i suoi candidati, non ne uscirebbe certamente bene come immagine. Perciò la sensazione è che il partito che rivendica la continuità ideale con il MSI – Alleanza nazionale si sia infilato in un terrificante cul-de-sac.