Più che la presentazione di un romanzo, è stata una piacevole “lezione”, quella di Cesare Ferri alla Libreria Ritter di Milano, avvenuta venerdì 8 febbraio. L’ospite della serata, Marco Batarra, titolare della Libreria Ritter ed editore di volumi storici e di cultura militare, ha elogiato la produzione letteraria di Ferri (davvero ricca). Si è poi passati alla presentazione de: “I GIORNI DELL’ONORE” (Edizioni Settimo Sigillo – 2018), che Batarra ha definito un “romanzo dispotico”.

Oggi il tema più diffuso è quello dell’immigrazione… Ferri, dopo avere ringraziato Batarra per la sua “pregevole presentazione”, ha spiegato che – parrà strano – ma ha sempre cercato, nei suoi scritti, di evitare il “tema politico”. Semmai, ha spiegato: “osservando quanto ci accade attorno ho sempre cercato di affrontare il tema dello sviluppo interiore”. “Non c’è mai”, ha proseguito Ferri, “in nessun mio romanzo, l’idea della resa”. Così è anche in “FUORI DAL GIRO” (Edizioni Settimo Sigillo – 2013) in cui un pittore “lotta in favore del bello contro l’arte moderna”. Non è difficile capire il senso di questo romanzo e Ferri cita alcuni esempi visti personalmente a Parigi come, a esempio, la “Stanza vuota”…

L’autore non può fare a meno di “condire” la sua narrazione di riferimenti culturali e, così, passa agevolmente da Beethoven a Friedrich Nietzsche, sino a Facebook, in una esposizione piacevole e lineare che affascina gli intervenuti: spiega di come il primo (cita Piero Buscaroli) fosse deluso dal fatto che i suoi estimatori apprezzassero più la Sonata “Al chiaro di Luna”, piuttosto che la “Missa Solemnis”, che egli prediligeva. Poi, in merito a Facebook e ad altre faccende moderne, afferma: “Dipende sempre dal fatto se le cose le padroneggiamo o non le padroneggiamo. Oggi siamo in democrazione: parlano tutti di tutto. Bisogna stare attenti, perché l’Ego è come uno squalo, se non lo controlli. Oggi bisogna far vedere; c’è una frenesia dell’apparire e attraverso i Social puoi apparire quello che non sei…”. Questo, è indubbio, sia molto pericoloso. C’è, infine, una faccenda che proprio Cesare Ferri non sopporta: quando durante un dialogo on-line qualcuno gli chiede “Mi giri il link”, e possiamo capirlo; per chi ami approfondire e conoscere “Mi giri il link” è davvero fastidioso…

“I GIORNI DELL’ONORE” racconta una storia immaginata nel 2035 e in dieci anni prima, 2025:

“Tolto lo sguardo da Thea, Marco scivolò nel 28 marzo 2025, esattamente 10 anni prima. Chiuse gli occhi, appoggiò la testa allo schienale del divano come se fosse stato sopraffatto dal sonno, ma in realtà non dormiva”.

Si tratta di un romanzo che “nasce per stimolare alla eventuale lotta” e per Ferri: “Bisogna prepararsi nel caso succeda…”. Naturalmente si riferisce a uno scontro che – visto il rapido evolversi degli eventi di questi ultimi anni – potrebbe prospettarsi, appunto, tra non molto, anche se, chiarisce: “Oggi non si può nemmeno parlare di scontro di Civiltà”, e questo perché: “Siamo talmente rimbambiti dalla pace che tolleriamo tutto…”. Invece, ricorda: “Negli Anni Settanta ci si preparava all’idea della persecuzione… Tra di noi si parlava”.

Una dopo l’altra Cesare Ferri fa delle precisazioni che colpiscono chi lo ascolta; cerca di stimolare: “Ci si può trasformare da cammello a leone”… “Certo”, spiega ancora, “la reazione può portare alla morte”, ma, “noi ci stiamo insaponando il cappio da soli”…

Fine pensatore e attento osservatore, Ferri, spiega di come i più siano portati a pensare (a credere) che le cose accadano sempre agli altri: “Ma perché è successo a me?” (si sente sovente) e, così, parte anche una critica a molti che la pensano allo stesso modo (hanno le stessi idee), ma non agiscono: “Credere non vuol dire niente! Bisogna trasformare il credere in atteggiamento”, ciò anche essendo consapevoli di poter sbagliare, perché, “se non pensiamo di poter commettere degli errori, non miglioreremo mai”; l’importante è capire che “i valori cambiano, i principi no!”.