Lorenzo De Bernardi, presidente della Comunità Giovanile di Busto Arsizio (Varese), è stato invitato venerdì 1° febbraio a presentare il suo romanzo, Impronte di Lupo, pubblicato a fine 2017 da Passaggio al Bosco, presso la Domus Orobica, spazio sociale identitario di Longuelo (Bergamo). L’incontro è stato del tutto informale: una chiacchierata attorno a un tavolo. Si è trattato non tanto della presentazione del romanzo, che l’Autore ha preferito non “spoilerare”, quanto di una discussione sulle sue tematiche e sui suoi riferimenti.

Concetto principale, quello di comunità. Perché scrivere questo romanzo? De Bernardi si è richiamato al dovere di lasciare qualcosa a chi ci sta intorno, e all’imperativo di Tolkien: rendere il terreno fertile.

Appunto J.R.R. Tolkien è uno degli autori di riferimento del romanzo di Lorenzo De Bernardi, che cita Il Signore degli Anelli e il suo racconto dell’amore incondizionato che esseri apparentemente insignificanti provano per la loro comunità; amore che non è sentimentalismo, e che l’Occidente contemporaneo sembra aver perso, quando anche si tratti dell’amore di un uomo per una donna (è stato citato l’attentato al Bataclan, durante il quale un ragazzo si sarebbe fatto scudo della fidanzata), cedendo sempre più alla vigliaccheria.

Altro grande riferimento per Impronte di Lupo è Ernst Junger: secondo De Bernardi, il lupo è una figura affine a quella jungheriana dell’Anarca (che invita a non confondere con l’anarchico: se questi è in opposizione al sistema, il protagonista di Eumeswil sta al di sopra degli schemi imposti).

Il lupo, spiega l’Autore, può vivere sia da solo, che nel branco: sia in piedi in un mondo di rovine, che assieme a chi condivida i suoi valori.

Il terzetto di autori di riferimento è chiuso da Leon Degrelle e dal suo Militia: il richiamo è al rigore di Degrelle, e ancora all’allarme per lo scemare, imposto dal sistema nell’Occidente materialista e globalizzato, dell’amore per la comunità.

Per quel che riguarda il suo stesso romanzo, De Bernardi ne ha raccontato l’episodio ispiratore. Quattro anni fa, stava visitando Belfast a bordo del Black Taxi; fermatosi di fronte a un murale della fazione protestante, con i pennarelli “in dotazione” ai visitatori, vergò un motto indipendentista (il nostro giorno verrà). Ha poi immaginato di essere stato scoperto dagli unionisti, e di essere da loro inseguito per ritorsione… al lettore scoprire il resto della vicenda.

Dedica, provocatoriamente, il romanzo alla “generazione Erasmus”, al cui sradicamento dalla Heimat – parte di un più ampio progetto, del quale tale generazione è vittima inconsapevole – risponde con la riscoperta di luoghi e affetti: per quel che riguarda il protagonista del romanzo – che anche in ciò si rivela autobiografico – si tratta del Lago Maggiore.

Con Heimat, De Bernardi intende più concetti che tra loro stanno benissimo assieme: la comunità, la “piccola patria”, la riscoperta di sé in reazione a una società liquida che ci vuole sempre più soli, sottraendo agli uomini moderni la felicità data dai legami interpersonali per spingerli a colmare questa lacuna con i consumi.

C’è stato un confronto tra le due realtà comunitarie: i ragazzi della Domus Orobica, spazio identitario bergamasco che da quattro anni ospita presentazioni di libri, relazioni di giornalisti, riunioni con varie realtà politiche, hanno chiesto a De Bernardi di raccontare la storia della Comunità Giovanile bustocca.

Trattasi di uno spazio creato, nei primi anni ’90, da ragazzi della corrente rautiana del Fronte della Gioventù: il primo centro sociale “non di sinistra” in Italia, ispirato alla memoria di Giovanni Blini, ragazzo missino morto in un incidente stradale di ritorno da Siracusa, dove aveva incontrato Paolo Borsellino. Una realtà apartitica – il che, se da un lato porta una certa libertà di movimento, per contro non fornisce un richiamo a chi possa riconoscersi in un partito, inibendo l’afflusso di militanti e rendendo difficile il ricambio generazionale – che ospita una gran varietà di eventi, su tutti i concerti metal; non mancano gli eventi ludici e le presentazioni di libri.

Lorenzo De Bernardi – che da un paio d’anni è, per la Comunità di Busto Arsizio, presidente e responsabile degli eventi culturali – trova, nella varietà di situazioni e personaggi coinvolti, la direzione per formare l’Uomo Nuovo: nel vivere in un locale comunitario, stando fuori dalla dimensione ovattata che può fornire un partito, e imparando ad avere a che fare con tutti (collaborare, come capita spesso, anche con avanzi di galera, gente che non ha avuto nessuna formazione migliore della strada, dice, insegna a cavarsela). Insomma fare politica stando con gli altri, affrontando realtà spesso fin troppo complesse. Resta difficile trovare militanti che si dedichino alla pars construens: troppi sono quelli attirati dalla pars destruens, altrettanti quelli conquistati soltanto dal richiamo d’una sigla partitica, ancor più quelli restii a sporcarsi o almeno muovere le mani.

Questa appunto è la Heimat in cui crede Lorenzo: la piccola patria della comunità, prima della Patria dei nazionalismi.