La Libia è ancora parzialmente in ostaggio degli scontri fra numerose milizie che formavano la coalizione dei ribelli. La Tripolitania è composta essenzialmente dalla etnia araba e berbera, la Cirenaica aggiunge a queste ultime una forte presenza tribale. Nel sud-ovest Il Fezzan è abitato oltre che dai Tuareg, anche dai Tebu, che dividono il sud-est con le già citate popolazioni arabo-berbere. I diversi governi che si sono succeduti hanno tentato di imporre l’autorità del potere centrale su questi gruppi, cercando di disarmarli o di integrarli nell’esercito nazionale, ma hanno sostanzialmente fallito, in quanto le amministrazioni centrali si sono sempre dimostrate troppo deboli e il parlamento troppo diviso.

Nel maggio 2014 la situazione è precipitata dopo il colpo di stato del generale Khalifa Belqasim Haftar e con l’occupazione del Parlamento a Tripoli da parte di soldati a lui fedeli. Il generale aveva infatti lanciato un attacco contro alcune milizie islamiche nella Cirenaica non autorizzato dal governo centrale. Tuttavia, il 30 luglio 2014, una di queste milizie, Ansār al-Sharīa ha occupato Bengasi proclamando l’emirato islamico. A Tripoli si registrano violenti scontri fra una milizia islamica chiamata Fajr Lībiyā (Alba della Libia) e altre milizie laiche favorevoli al governo, ma non si conosce la loro posizione nei riguardi del generale Haftar.

Il 17 dicembre 2015, a Skhirat, in Marocco, i rappresentanti del Congresso di Tripoli e della Camera di Tobruk hanno firmato un accordo al fine della formazione di un “governo di accordo nazionale”, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Fayez al-Sarraj diviene il capo del governo della Repubblica parlamentare libica.

Sono tre però le reali forze governative della ex colonia italiana, e senza dubbio il governo ufficiale sembrerebbe essere proprio il vaso di coccio tra gli altri due. Sarraj è stato infatti investito dell’incarico di formare nel caos un nuovo esecutivo da parte di forze di riferimento al diritto internazionale, non avendo però in dote il controllo reale del territorio. Questo è il grave peccato originale libico.

Dopo il recente summit di Palermo (iniziativa italiana di pacificazione libica), il 17 e 18 dicembre, presso The Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, si è svolto un interessante seminario sul tema: “Italia-Libia. I tre orizzonti della governance locale: donne protagoniste del buon governo locale, competenza amministrativa, sviluppo territoriale”, promosso ed organizzato dalla Soc. Coop. “Minerva”. Dopo i saluti istituzionali di Francesco Italia, Sindaco di Siracusa; Ezechia Paolo Reale, Segretario Generale The Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights; Paolo Amenta, Vicepresidente dell’Anci Sicilia; Pierluigi Severi, Capo Progetto Minerva; Munay Abu Abd Almuqaddim, Presidente “Menbralhac Organitation”; Haniya Abu Khirais, Membro del Consiglio Municipale di Sirte, Awatif Fathi Aljidaemi, Membro del Consiglio Municipale di Azzawia; Khadeejah Altahir Alhabeeb, Membro del Consiglio Municipale di Algrifa; Amaal Althair Alhaaj, Board Director “Free Comunications Development.org”; Sofia Amoddio, Avvocato; Layla Mohammed Alsunousi, Capo del Consiglio Municipale UM Alaraneb; Lile Selim Ben Kelife, Consulente dei Comuni; Marcella Distefano, Professore Associato di Diritto Internazionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza, dell’Università di Messina; Samira Al Masoudi, Presidente “Development Organitation in Support of Youth and Women in Libia”; Najiyah Abdullah Jibreel, Membro del Consiglio Municipale di Bengasi; Nicola Lo Iacono, Assessore al Bilancio del Comune di Siracusa; Caterina Riccotti, Avvocato e Vice Sindaco del Comune di Scicli (Ragusa) Melania Sorbera, Giornalista e Sociologa hanno testimoniato lo sforzo odierno delle istituzioni italiane, Enti e Fondazioni pubbliche e private, tese ad incrementare le competenze del ceto amministrativo locale, ancora largamente minoritario, rappresentato dalle donne libiche quale fattore propulsivo del ruolo delle municipalità nell’attività di mediazione sociale e di riconciliazione nazionale dal basso, promuovendo sviluppo economico, sociale, ambientale e una diffusa cultura democratica e di cittadinanza attiva in Libia.