«Non tutte le banche sono uguali e non è corretto parlare di “sistema bancario” come se fosse omogeneo». Giorgio Brunelli, presidente di Banca Agci, inaugurando la filiale torinese dell’istituto di credito collegato all’associazione generale delle cooperative, ha messo in guardia contro le eccessive generalizzazioni. Anche perché dall’indagine realizzata da Ispo Ricerche sui rapporti tra cittadini e banche sono emersi numerosi fattori di criticità.

In realtà a Torino il rapporto è meno difficile. Le prime parole che vengono in mente ai clienti subalpini, quando si parla di banca, sono “denaro” e “risparmi” mentre in Italia prevale il nesso con il termine “ladri” (presente anche nelle risposte dei clienti torinesi, ma in misura decisamente inferiore). In compenso il dato, negativo, si riallinea quando si tratta di analizzare la vicinanza degli istituti di credito ai cittadini. Per il 79% dei torinesi (ed il 78% degli italiani), le banche non sono vicine ai clienti nei momenti di crisi e per l’82% degli intervistati subalpini (78% degli italiani) il sistema bancario non è impegnato a fare gli interessi dei cittadini.

 I risultati si ribaltano per quanto riguarda l’erogazione del credito per mutui e finanziamenti, con il 74% dei torinesi scontenti a fronte dell’80% del resto d’Italia. Ma per ogni domanda della ricerca è netta la prevalenza degli insoddisfatti. Per il 63% dei torinesi (78% degli italiani) il sistema bancario non è in grado di instaurare un clima di fiducia con la clientela. Ma forse è ancor più significativo che il 55% dei torinesi non abbia fiducia nella propria banca (50% a livello italiano). Comunque, nel corso degli anni, il rapporto con il proprio istituto di credito è migliorato per il 30% dei torinesi ma solo per il 5% degli italiani.

Complessivamente gli italiani pongono le banche al terzultimo posto per la fiducia come isttituzioni. Al di sotto degli istituti di credito, ma di poco, figurano solo il Parlamento ed i partiti politici. In una graduatoria dominata da Carabinieri e Polizia e dalle Forze Armate. Che fare, dunque, per ribaltare questa situazione? Le indicazioni cambiano a seconda dell’età e della professione. E se i giovani guardano ovviamente al futuro (con la richiesta di dare più fiducia e di aiutare i clienti a realizzare i progetti come acquistare una casa o avviare un’attività), per gli imprenditori prevale la necessità di istituti di credito che siano più vicini al cliente e favoriscano lo sviluppo del territorio. Mentre i pensionati vorrebbero un linguaggio più chiaro e comprensibile. Bruno Chiecchio, direttore generale di Banca Agci, ha ricordato che in una sua precedente esperienza lavorativa in Piemonte, i vertici della banca collocavano agli sportelli solo chi sapeva parlare in piemontese, per rafforzare la vicinanza con la clientela. Ed anche nell’era dell’inglese obbligatorio, l’esperimento aveva avuto un grande successo.

di Augusto Grandi, Il Sole 24 Ore, 24 febbraio 2014