Tornato in Patria ripenso ai 4 personaggi più pittoreschi incontrati a Ibiza. Secondo voi chi merita il titolo di “re di Ibiza”?

1) Il rasta. In hotel c’era un rastone stagionato, più verso i 50 che i 40, con tre belle ragazze sicuramente sotto i trenta. Lo guardavo chiedendomi chi fossero le tre donne. Pensavo le figlie. Poi ho visto due delle tre baciarsi appassionatamente tra loro mentre lui baciava l’altra. Poi in piscina ha ordinato una bottiglia di champagne Cristal. No, decisamente non erano le figlie. Fa il rasta, fa il ribelle cinquantenne ma va in hotel a 5 stelle a bere champagne e divertirsi con tre fanciulle molto disinibite. Probabilmente aveva deciso di combattere il sistema dall’interno.

2) Il mignottone triestino. All’Ushuaia beach club mi punta una ragazza giovanissima e veramente carina. Mi avvicina, ma dopo un brevissimo scambio di parole in inglese comprendo immediatamente cosa voleva da me. Mi giro verso il mio amico e gli faccio: “lascia perdere, è una puttana”. La sua “amica”, altrettanto giovane, sui 20 e altrettanto carina, mi replica in faccia offesa: “vaffanculo, non siamo puttane, siamo escort”. La guardo meravigliato e le chiedo, avendo palesemente riconosciuto l’accento: “ma sei di Trieste?”. Imbarazzatissima annuisce, rifiuta il bicchiere che le avevo proposto di bere insieme (a quel punto ero curiosissimo di sapere la sua storia) e fugge via. Chissà cosa diavolo aveva portato una ventenne triestina, che sembrava una modella, a battere a Ibiza.

3) Il veneto dell’aereo. Andata Treviso Ibiza: l’aereo sta per partire, un giovane va dalla hostess e le fa capire (non parlava nè spagnolo, nè inglese, ma solo veneziano) che gli è caduta la carta d’identità fuori dall’aereo. La hostess fa le sue telefonate e io gli traduco (ero lì a fianco e l’unico in grado di tradurgli dall’inglese…) che la hostess ha detto che non si poteva fermare la partenza e che avrebbe ritrovato il documento al ritorno presso il comando della polizia aeroportuale. Il ragazzo ha un attacco di panico e ha uno svenimento (non totale, ma quasi). La hostess si spaventa, bloccano la partenza, chiamano i sanitari e nonostante lui spiegasse che dopo il bicchiere d’acqua datogli era a posto, lo portano giù di forza e l’aereo parte. Una ventina di minuti dopo la hostess trova il documento sotto al sedile del ragazzo. Poveraccio..

4) La trolley girl: all’Heart parlo una decina di minuti con una ragazza veramente bella, alta 1 e 80, e vestita tutta firmata. Ha 21 anni, è di Padova ma studia a Milano e passa l’estate sulle barche dei vip. Mi fa nomi molto importanti e noti con cui avrebbe passato l’estate fino a quel momento (tutti per altro over 70). Adesso era in attesa e pure arrabbiata perchè non l’avevano voluta nella barca di uno sceicco ancorata al porto (come tutti avevo notato la “barca”, è un panfilo da 110 metri che avevo anche fotografato il giorno prima). “Ne troverò uno meglio” mi fa. Mi chiede che lavoro io faccia. Le rispondo che sono operaio, addetto alla pressa, in acciaieria. Ma la ragazza ha l’occhio clinico. Mi tocca le mani e mi dice che io non ho mai fatto l’operaio. Mi guarda analizzandomi meglio di un agente del KGB, praticamente mi fa la dichiarazione dei redditi e conclude l’analisi delle mie disponibilità economiche con un: “comunque uno come te non può permettersi una come me. Io mi lavo i denti con lo champagne e non ho neanche le mutande che costano meno di mille euro.” Le consiglio, con una punta di malcelato disprezzo, di lasciare a casa le mutande quando esce, vista la vita che fa e lei mi guarda cattiva replicandomi di non essere una troia, ma una modella. Sarà.
Mi raccontano che a Ibiza ce ne sono parecchie di ragazze come questa, le chiamano “Trolley girls”, ragazze col trolley che girano per il porto in attesa di essere imbarcate sugli yatch dei ricchi.


Rifletto sui valori della nostra società. Sono riflessioni amare.
Verrà la Rivoluzione, un giorno.