L’alta partecipazione alla cerimonia alla foiba di Basovizza conferma che negli anni c’è sempre maggiore consapevolezza del dramma dell’esodo e la tragedia delle Foibe. Il tutto nonostante certa sinistra — ormai a corto di argomenti — si aggrappi ad uno strampalato neo-antifascismo e continui a negare l’evidenza. Certo l’Anpi nazionale si è dissociata dalle vignette e dai convegni più imbarazzanti, ma poco cambia sul fondo. La triste musichetta continua. Ecco perchè bisogna togliere patrocini e contributi alle associazioni negazioniste.

La strada per la verità sulla tragedia del confine orientale è ancora lunga. La proiezione di “Red land – Rosso Istria” (nonostante i limiti oggettivi del film) in prima serata sulla Rai è certamente un punto di partenza ma, come ha dichiarato anche il vescovo di Trieste Crepaldi, non è un traguardo. Altro, tanto altro resta da fare. Per esempio, sarebbe interessante un film su Nino Benvenuti proprio partendo dal suo libro “L’isola che non c’è”; l’occasione per intrecciare i racconti dell’esodo con la sua sfolgorante carriera di pugile.

Ma il problema, o i problemi, non sono solo in Italia. Certo, le irose dichiarazioni dei rappresentanti sloveni e croati sul discorso di Tajani lasciano il tempo che trovano. Come diceva Almirante ‘non vogliamo  schierare i carrarmati sul confine, ma nulla vieta di considerare Istria, Fiume e Dalmazia terre di cultura italiana’. Eppure oltre confine qualche personaggio ignorante o in mala fede continua a sostenere che foibe ed esodo non furono una pulizia etnica. Follie. Foibe ed esodo furono parte di un piano scientifico voluto dal PCJ di Tito per l’eliminazione della comunità italiana (senza distinzioni tra fascisti ed antifascisti, religiosi e comunisti, ricchi e poveri) che s’intrecciò sanguinosamente alla pulizia politica interna contro gli oppositori anticomunisti sloveni e croati.

Ma non è tutto. Anzi. In questi giorni vi è persino chi sostiene che le autorità  italiane dovrebbero  chiedere scusa a Slovenia e Croazia. Sciocchezze. A chiedere perdono agli esuli, agli infoibati, ai perseguitati dovrebbero essere i governi eredi dell’ex Jugoslavia. Ecco, vorremo che i presidenti di Slovenia e Croazia imitassero il grande gesto di Willy Brandt in Polonia, quando il cancelliere tedesco si inginocchiò davanti al memoriale del ghetto di Varsavia. Vorremmo — come per i deportati israeliti — che vi siano “pietre d’inciampo” anche davanti alle case delle vittime del regime slavo-comunista di Tito. In Italia e in Istria, a Fiume, in Dalmazia. Una grande operazione di verità con gesti simbolici forti e sinceri. Allora, solo allora, la riconciliazione sarà possibile.