A Parigi un manifestante della Manif pour tous è stato processato per direttissima e condannato a quattro mesi di prigione più un’ammenda di mille euro. Nicolas, 23 anni, tra i cinque fondatori dei Veilleurs, movimento legato alla Manif che si ritrova in piazza per cantare e leggere poemi, si era recato domenica scorsa con altre 1500 persone davanti al canale televisivo M 6, dove era stato invitato  Hollande, per protestare contro la legge sul matrimonio gay. Poi ha deciso di andare sugli Champs-Élysées, nel centro di Parigi, con alcuni suoi amici, tutti con la maglietta della Manif, che mostra nel logo un padre e una madre con i loro due figli. “Qui siamo stati raggiunti da sei poliziotti che ci hanno subito urlato di seguirli al commissariato neanche stessimo cercando di svaligiare una banca”.  Nicolas si è rifiutato di seguire i poliziotti, andando a nascondersi in un ristorante, prima di essere trovato e portato via. Processato immediatamente, Nicolas è stato condannato per “ribellione e rifiuto di prelievo” da parte della polizia a quattro mesi di prigione, di cui due obbligatoriamente in carcere, e a 1000 euro di ammenda. Il suo avvocato, Henri de Beauregard, ha dichiarato: “E’ grottesco! È stato processato per delle infrazioni consecutive a una richiesta di arresto che non aveva ragion d’essere. Questo è un tentativo di intimidazione”.

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A Roma finisce in Parlamento il caso del giocatore greco, Giorgios Katidis, espulso dalle nazionali del suo Paese per un saluto romano, acquistato dal Novara.

Fabio Lavagno, parlamentare piemontese di Sinistra Ecologia Libertà (Sel), ha presentato un’ interrogazione urgente al ministro dello Sport, Josefa Idem, e a quello dell’Interno, Angelino Alfano. “È molto grave – afferma Lavagno – che il Novara Calcio minimizzi le polemiche suscitate dall’acquisto del giocatore Georgos Katidis, espulso dalle nazionali del suo Paese per un saluto nazista. Mi auguro che i vertici della Lega e della Figc intervengano – aggiunge – per evitare ogni forma di tolleranza verso comportamenti ingiustificabili”.

Quanto si dice l’accoglienza e la solidarietà. Katidis ha vent’anni. Chiede, con ogni evidenza, di essere lasciato in pace, di poter lavorare, di costruirsi un’esistenza. In tutta risposta c’è chi lo vuole marchiare a vita, senza appello, senza un minimo di comprensione.   

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A Milano, la settimana scorsa, circa cinquecento persone sono arrivate in un capannone di via Toffetti per partecipare ad un raduno musicale all’interno di uno spazio – si noti bene –  che appartiene ad un privato, è stato affittato, si trova all’interno di un’area delimitata tra l’altro da un alto muro di cinta, con  l’ingresso  riservato soltanto a chi aveva acquistato il biglietto e alle persone autorizzate.

Insomma poco più di una riunione in famiglia. Lo scandalo ?  L’avere offerto un palcoscenico a una serie di gruppi musicali vicini all’area skin, che hanno richiamato appassionati da varie città italiane e dall’estero, in particolare Germania, Repubblica Ceca e Olanda. Secondo il sindaco di Milano, Pisapia,   “Alle porte di Milano si ripropone l’inaccettabile presenza di una manifestazione di chiaro stampo neo-nazista, fatto questa volta maggiormente grave e inquietante data la sua annunciata dimensione internazionale. Milano non può accettare che si svolgano né ora né in futuro iniziative che attingano al repertorio dell’intolleranza razziale e politica in qualsiasi forma esse si presentino”. L’incontro si è peraltro svolto regolarmente senza incidenti.

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Tre episodi, in apparenza lontani e slegati tra loro che la dicono lunga sul livello di tolleranza di un’Europa sempre in primo piano nella lotta dei diritti. Sia chiaro: qui non si tratta di esprimere giudizi di merito sui tre episodi, quanto piuttosto di porre il quesito: sono legittime certe  risposte delle istituzioni ? Sono giusti i richiami contro il manifestante parigino della Manif pour tous , contro il giocatore greco che saluta con il braccio teso, contro il concerto skin ?

Rispondiamo con la Costituzione della Repubblica italiana, che, salvo errori, garantisce “pari dignità” a tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3); riconosce ai cittadini il “diritto di riunirsi pacificamente” (art. 17); sancisce che “tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione” (art. 21).

Per dirla con Orwell, siamo sì tutti uguali, ma evidentemente qualcuno è più uguale degli altri…