L’intervista di Destra.it a Giorgia Meloni. Dopo Bologna, sul laboratorio Terra Nostra, sul prossimo congresso di FdI. Sul domani possibile.

Presidente Meloni avete presentato il comitato Terra Nostra – Italiani con Giorgia Meloni. Può spiegarci il senso dell’iniziativa? È la continuazione del discorso iniziato con Officina?

«Nella nostra assemblea nazionale, prima e successivamente nella mozione approvata in Fondazione, abbiamo stabilito di avviare una ulteriore fase di apertura finalizzata alla costruzione di un’area sempre più forte. Officina fu una delle tante tappe che hanno visto crescere la “rinata” destra italiana. Sono arrivate molte le sollecitazioni per attivare un percorso finalizzato a un congresso costituente e dare la possibilità a chi ha a cuore gli interessi degli italiani di ritrovarsi in una Casa Comune. Tante persone provenienti dalla società civile e dalla politica hanno lanciato l’idea di dar vita a un luogo di dibattito per confrontare idee e proposte e potenziare ancora di più al lavoro svolto da FDI-AN, unico soggetto rappresentativo della destra italiana in Parlamento. Nel congresso che indiremo a gennaio saranno valorizzati i diversi percorsi, le proposte migliori. E come è nostra consuetudine i militanti di Fratelli d’Italia non pretenderanno alcuna rendita di posizione, salvo ovviamente il rispetto per la sfida che hanno saputo interpretare».

Terra Nostra rimarrà come alcuni temono una esperienza romana, riservata agli addetti ai lavori della politica, o avrà una sua proiezione sul territorio? Se sì, con quale attenzione per la galassia culturale anticonformista, con quale atteggiamento verso il mondo delle professioni, dell’impresa (le PMI) e del volontariato? «Attenzione ai pregiudizi. Il comitato, promosso da tanti e autorevoli rappresentanti che poco hanno a che fare con Roma, racconta l’esatto contrario: la vocazione principale è quella di aggregare di più in quelle parti d’Italia dove Fdi-An è stato meno attrattivo. Terra Nostra però non essendo un altro partito non avrà una organizzazione territoriale gerarchica. Il riferimento al titolo dell’ultima edizione di Atreju ricorda una delle sfide principali che molti importanti intellettuali anticonformisti hanno avuto il coraggio di raccogliere utilizzando quel luogo per il confronto. Quella fucina di idee illustrate liberamente è la fonte alla quale intendiamo dissetarci perché la nostra destra è stata sempre sintesi di idee e azione».

Nella conferenza romana Alberto Giorgetti ha parlato di “area moderata”. Non ritiene questa una categoria politica ormai superata dagli eventi? Non sarebbe più adeguato leggere oggi le dinamiche in atto come uno scontro tra “alto” e “basso”, tra oligarchie apolidi e popolo? «Questo è quello che stiamo già provando a fare superando posizioni ideologiche e guardando all’interesse nazionale come stella polare. La categoria degli elettori moderati, tuttavia, è riconosciuta e riconoscibile seppure assottigliata rispetto al passato da fattori che hanno esasperato anche i soggetti più pacati. Noi sposiamo il Popolo Italiano nella sua interezza ben sapendo che le nostre battaglie devono salvaguardarlo, a iniziare dai più deboli prime vittime di questo sistema e dell’affermazione del pensiero unico» .

Settimana scorsa a Trieste lei ha tenuto una grande manifestazione (a cui era presente anche l’on. Rizzetto ex 5 stelle che ha aderito a Terra Nostra) con Louis Aliott, il numero due del Front National. Si è aperto finalmente un percorso tra il FN e FDI?

«In quell’occasione, così come nei colloqui informali, ho avuto modo di rendermi conto ancora meglio di quanto il FN sia una realtà moderna e come noi affascinata dalla sfida di del nostro tempo: la tutela del proprio popolo, dei deboli e degli uomini liberi dalle oligarchie e dai poteri forti. Grazie al mio francese imperfetto e all’inedito ruolo di ottimo traduttore dell’amico Marco Valle, ho ragionato insieme a Louis Alliot sulla costruzione di un asse più saldo tra noi e tutti coloro che, come ad esempio Salvini, hanno sposato gli stessi principi e sono disposti a combattere le medesime battaglie».

Come immagina quella che lei definisce la seconda fase di FDI? Quale potrebbe essere il percorso?

«Lo stabilirà il congresso. Personalmente auspico un movimento coeso, senza correntismi, nel quale ruoli e candidature siano frutto del consenso e non degli “inciuci” ai quale avevano tentato di abituarci. Fratelli d’Italia è stato un grande atto di coraggio e resta il faro per la costruzione di un soggetto ancor più rappresentativo».

Alla luce dell’evoluzione di FDI e delle dinamiche interne al centrodestra, con la fuoriuscita di Fitto e poi Verdini da Forza Italia e la Lega che tende a proporsi come forza nazionale, come vede il futuro centrodestra stesso?

«Guardo a noi che già siamo una forza nazionale presente e organizzata in tutta Italia, da nord a sud. Abbiamo avviato un dialogo con la Lega, unica forza che come noi è rimasta all’opposizione del patto Nazareno e che sta mostrando di volersi liberare degli orpelli secessionisti. A Bologna il Fronte Anti Renzi, “battezzato” nelle manifestazioni dello scorso anno di Venezia e di Piazza del Popolo, si rafforza con la manifestazione di Bologna alla quale partecipa Forza Italia, libera da quelli che al suo interno erano i principali interlocutori di Renzi. Siamo certi che questa sia una fase importante per tutti coloro che vogliono creare una alternativa vincente a Renzi e alla sinistra. Noi ci siamo e in futuro anche altri avranno l’occasione di dimostrare di avere la nostra stessa volontà».