Strasburgo. Il palazzo dell’Europa che non piace a Marine Le Pen è grigio di pioggerella alsaziana e brulica di burocrati giovani e meno giovani che tutti noi paghiamo e che la leader del Fronte National mandarebbe volentieri a casa. Il suo assistente mi guida verso il corridoio del terzo piano dove almeno tre stanze hanno sulla targhetta il cognome Le Pen. C’è l’ufficio del capostipite, l’ottantenne Jean Marie, c’è quello della figlia cadetta e quello della figlia erede, Marine. Con l’assistente commentiamo la storia del tizio che se ne va in giro sparando ai giornalisti, a Parigi. «Storia strana – dice lui – Accadde qualcosa del genere in Belgio, trent’anni fa. Allora si disse che c’entravano i servizi segreti, scesi in campo per destabilizzare».

Incuriosita, chiedo a Marine Le Pen che idea si sia fatta sulla vicenda. «Non ne so molto. Non sappiamo chi è questo folle armato di fucile ed è inquietante vedere che non l’hanno ancora arrestato» risponde lei, seduta dietro la micro scrivania di un micro ufficio. L’Europa spreca, ma non sulle seggioline di Strasburgo. Dicono che in Belgio, trent’anni fa, ci sia stata una storia del genere. Allora si parlò di servizi segreti. Chi avrebbe interesse a destabilizzare la Francia? Sorriso ironico: «Tra disoccupazione e immigrazione, il Paese è già abbastanza destabilizzato di suo. Certo, se continueranno a non trovare questo tizio, la cosa finirà per sembrare strana: la Francia è più piccola di quel che si immagina». Troppo piccola anche per Marine Le Pen che, infatti, ormai guarda oltre confine.

Pochi giorni fa ha stretto un’alleanza con l’olandese Geert Walders del Partito delle libertà. Ha in mente altri patti in Europa?
«Io sono già presidente dell’Alleanza europea delle libertà che include movimenti di vari Paesi. Sono andata a trovare Geert Walders per unire le forze che contestano Schengen e l’euro e che credono nel patriottismo economico. Ora aspettiamo con impazienza le novità dall’Italia: quali movimenti capitalizzeranno l’antieuropeismo che cresce anche da voi?»

Intanto, da noi, la destra si è divisa tra il Nuovo centro destra di Alfano e la rinata Forza Italia di Berlusconi. Cosa pensa dei due nuovi partiti?
«Per principio non abbiamo contatti con partiti che fanno parte di governi eurofederalisti. I governi che vogliono la schiavitù dei loro cittadini sono screditati».

Il Nuovo Centro Destra di Alfano è europeista. Perciò, dal suo punto di vista, è screditato…
«Lo giudicherò per i fatti, non per le parole. Certo se si mette con Gianfranco Fini…Non mi pare che Fini abbia dato un grande apporto all’Italia».

Sente ancora Daniela Santanché? Due anni fa ha partecipato ad un dibattito insieme a lei.
«Ogni tanto. Ho visto che ha deciso di restare con Berlusconi e lo apprezzo. Apprezzo il valore della fedeltà».

Quali altri partiti tiene d’occhio?
«Voglio capire cosa farà la Lega. Non si sa bene che strada voglia prendere, in passato sull’Europa ha avuto una linea ambigua».

È vero che avete avuto contatti riservati col Movimento 5 Stelle? Che un esponente del Front National ha incontrato Beppe Grillo?
«No. Non è vero. Il problema di Grillo è che il suo partito si è ridotto alla pura protesta. E non lo dico perché non vuole avere rapporti con noi».

C’è chi pensa che Marina Berlusconi sarà la Marine Le Pen italiana. Il paragone la convince?
«Non credo proprio che le due situazioni siano comparabili. Prima di diventare la presidente del Fronte io sono stata per dieci anni una dirigente del partito. Non è il caso della figlia di Berlusconi. No, non vedo la similitudine dei percorsi».

Lei ha preso le distanze dal movimento estremista greco Alba Dorata, ma in Europa c’è chi mette sullo stesso piano voi e loro.
«Alba Dorata è neonazista e non ha niente a che vedere col Front National; noi non andiamo contro le regole della democrazia. In Grecia hanno lasciato mano libera ad Alba Dorata per esercitare un po’ di pressione sull’Europa. Tipo: vedete cosa succede se non ci date una mano?».

Anche in Francia dicono: «Vedete che il Front National è il primo partito?»
«Sì, è vero, anche qui c’è della strumentalizzazione. Ma se tra la gente sta tornando il patriottismo è solo colpa di quest’Europa che ha voluto costruirsi contro i popoli e non per i popoli».

Il “patriottismo economico” del vostro programma è formula di un certo effetto, ma, per restare ai fatti, mi dice come risolverebbe il problema della disoccupazione giovanile?
«Agendo contro l’euro. Se si svaluta del 20-30 per cento il lavoro ritorna perché l’Europa torna competitiva. Per restituirle competitività ci sono due strade: o si agisce sulla moneta o si tagliano ancora di più i salari. Vogliamo portarli a duecento euro al mese? C’è qualcuno che pensa di farcela?».

A proposito delle due strade. Anche per le alleanze la Francia deve scegliere tra due possibili percorsi: restare partner privilegiato della Germania o, come caldeggia l’ex presidente Ue Romano Prodi, fare un accordo con i Paesi del Mediterraneo.
«Vede? Prodi conferma che con l’Europa non si afferma un’idea di pace, ma di guerra. Paesi l’un contro l’altro armati. Io non ce l’ho con la Germania: difende i suoi interessi. Dovremmo farlo tutti. Conosce la storiella che circola tra Strasburgo e Bruxelles, no? Se un trattato europeo va contro la Costituzione francese, si cambia la Costituzione francese. Se va contro la Costituzione tedesca, si butta via il trattato».

Non mi ha risposto, però. Secondo lei per la Francia è meglio restare legata alla Germania o lavorare a un’intesa con Spagna, Italia, Portogallo…?
«Io non credo a un’alternativa di questo tipo semplicemente perché non credo più all’unione europea. Credo a un’Europa di nazioni sovrane che vada, come diceva DeGaulle, da Brest a Vladivostok. Avremmo tutto l’interesse a tirare anche la Russia dentro l’Unione europea. Ci garantirebbe sul fronte dell’energia e anche su quello della cultura».

La Russia di Putin non mi sembra proprio un esempio sul fronte dei diritti umani e della democrazia.
«Siamo pragmatici: hanno avuto il comunismo. E poi, cos’è questa indignazione a geometria variabile? Col Qatar e con l’Arabia saudita facciamo affari senza indignarci troppo, mi pare. E a democrazia e diritti umani non stanno messi meglio della Russia».

I sondaggi vi danno in ascesa. Si fida?
«I segnali sono buoni, ma aspettiamo le elezioni».

I media cominciano a corteggiarvi?
«I media stanno sempre dalla parte del potere. Diciamo che adesso è più difficile non parlare di noi. È iniziata la fase di “dediabolisation” del Front National».

Però i diplomati e i laureati, anche giovani continuano a diffidare di voi. Crescete tra gli operai e tra gli anziani.
«È vero. Non aumentiamo consensi tra i laureati, nella classe media creativa. Il perché è semplice: sono quelli che credono ancora di poter guadagnare dalla mondializzazione. È come sul Titanic, ricorda? Finché l’acqua sommerge le cabine di terza classe quelli della prima ballano. Prima o poi anche loro capiranno che stanno per annegare».

Maria Latella, Il Messaggero, 20 novembre 2013