La Polizia Postale ha comunicato ieri mattina su Twitter che l’autore del post oltraggioso nei confronti di Laura Boldrini, quello in cui la presidentessa in scadenza veniva raffigurata con la testa tagliata, in poche ore è stato individuato e che la DIGOS gli stava già perquisendo la casa. Si tratterebbe di un artigiano calabrese che, dopo il sequestro di computer e telefoni di tutta la famiglia, è finito in questura a Cosenza.

La buona notizia è che la Polizia Postale, alla quale sono oggi affidati compiti delicatissimi, è molto efficiente e questo non può che rassicurare tutti i cittadini.

Quella cattiva è che per perseguire duramente quello che, nella migliore delle ipotesi, risulterà un reato minore (il cattivo gusto non è reato) – verosimilmente il vilipendio (pena edittale multa da euro 1.000 a euro 5.000) – la Polizia Postale ha distratto uomini e sprecato tempo (anche se poco) che avrebbe dovuto essere dedicato alla caccia di truffe informatiche, al contrasto del traffico di materiale pedo-pornografico, al monitoraggio di terroristi che usano il web per i loro contatti e a tutti gli altri gravi pericoli dai quali questo settore specializzato della Polizia difende normalmente i cittadini.

Quale sia la variabile che ha determinato questa sproporzionata azione poliziesca è del tutto evidente: non la gravità del reato o del pericolo per la comunità, ma la persona offesa, ovvero la presidentessa in scadenza della camera Laura Boldrini, che da tempo urla, strepita e minaccia invocando la censura e punizioni esemplari contro chi non la pensa come lei, specialmente sui social.

Per intenderci la stessa Boldrini che non ha esitato un istante a strumentalizzare in modo squallido i fatti di Macerata con dichiarazioni come questa, comparsa sul suo account Twitter:

“Quanto accaduto a #Macerata dimostra che incitare a odio e sdoganare fascismo, come fa #Salvini, ha conseguenze. Salvini chieda scusa per tutto quello che sta succedendo”

Un esempio di pessimo sciacallaggio politico via social che non costituisce certo un esempio dell’equilibrio, della serietà e della sobrietà di toni che si richiederebbero a chi occupa importanti cariche istituzionali (fortunatamente ancora per poco).

In ogni caso è chiaro cosa si rischia da ora in avanti a prendere in giro o sbeffeggiare sui social la Boldrini; non saranno atti certo degni di ammirazione o incoraggiamento, ma neppure dovrebbero essere oggetto di repressioni abnormi e sproporzionate.

Il problema, ovviamente, non riguarda gli agenti e/o i funzionari di Polizia, dimostratisi molto efficienti e professionali, che hanno eseguito o eseguiranno operazioni del genere, ma a chi dal vertice della Polizia o del Ministero ha deciso che tutelare l’immagine di Laura Boldrini fosse una priorità istituzionale e che per questo andassero mobilitati gli apparati dello Stato.

Un vero e proprio privilegio, precluso ai moltissimi cittadini che denunciano quotidianamente reati ed abusi sul web e sui social e che devono aspettare molto più tempo anche solo per sapere se le indagini relative siano mai iniziate.

Non è una critica a priori: è ovvio, come si diceva, che esistono priorità e che nell’interesse di tutti le forze dell’ordine devono occuparsi di queste.

Il fatto è che il principio che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge dovrebbe valere proprio per tutti, Boldrini inclusa, soprattutto in casi come questo, cioè di un’offesa personale che non ha nessuna implicazione nè per la comunità né per le istituzioni.

Dopodichè, se proprio vogliamo parlare della sparatoria di Macerata, questioni più importanti degli insulti alla Boldrini non mancano.

Ad esempio sarebbe interessante sapere come mai in una piccola città come Macerata ad un soggetto con personalità border line, noto a tutti per i suoi atteggiamenti minacciosi, era stato rilasciato il porto d’armi e poteva quindi girare tranquillamente con una Glock calibro 9 regolarmente denunciata.