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Papa Francesco è pronto a portare il suo sostegno ai migranti accampati in Grecia. Non risulta, al momento, che abbia deciso di andare a portare il suo sostegno alla famiglia della ragazza italiana massacrata a sprangate a Ginevra. Forse perché gli inquirenti elvetici stanno ricercando un migrante africano, sospettato di essere l’assassino. Magari il sospettato non è il vero colpevole e passava di lì per caso. Ma, nel dubbio, il conforto papale migra verso altre persone.
Sarebbe anche il caso di negare la benedizione alla vittima, colpevole di far aumentare l’ostilità nei confronti delle grandi risorse approdate in Europa. Come la grande risorsa che, in un centro di accoglienza italiano, ha cercato di sgozzare un mediatore culturale. Anche in questo caso la parola papale è venuta meno.
D’altronde il Papa è abituato a restare muto di fronte ai crimini commessi da chi è arrivato in Italia ed in Europa senza essere stato invitato. Una ramanzina, ma piccola piccola, ai Rom affinché non offrano ai cattivi italiani la possibilità di accusare i nomadi di furti o altro. E poi il silenzio. Di fronte alle case degli anziani e malati italiani occupate abusivamente dalle grandi risorse; di fronte alla criminalità straniera dilagante (quella indigena viene invece, giustamente, condannata); di fronte alla povertà creata dalla concorrenza dei nuovi schiavi.
Certo, il Papa non è solo nel suo fastidioso silenzio a senso unico. Il governo che protesta per la decisione austriaca di mettere una barriera per i controlli al Brennero, è lo stesso che rifiuta di controllare i migranti che hanno occupato abusivamente delle palazzine a Torino. Il governo che chiede all’Europa di far rispettare le regole agli austriaci è lo stesso che si rifiuta di applicare le regole europee a Torino. E se qualcuno muore, si fa finta di niente. Un semplice danno collaterale