Dopo l’Austria anche la Slovenia chiude le porte agli invasori. Il governo socialdemocratico di Lubiana — incalzato dal Partito democratico (Sds) del leader di centrodestra Janez Janša —  teme che a primavera si riapra la famigerata “rotta balcanica” con effetti devastanti sugli equilibri della piccola repubblica ex jugoslava. Da qui il disegno di legge che sigilla i confini dello Stato, accettando il principio del diritto d’asilo solamente per i minori di 14 anni.

Per Bruxelles l’ennesimo schiaffone. Il suo presidente e il suo commissario ai diritti dell’uomo Nils Muižneiks del Consiglio europeo hanno subito protestato indignati, con l’unico risultato di far infuriare il ministro degli Interni, Vesna Györkös Žnidar, che subito definito come «imperdonabili» le intromissioni del Consiglio europeo nei confronti della Slovenia la quale «è capace da sola a scrivere le proprie leggi».

In un’intervista al quotidiano Veer la signora ha rincarato la dose, ricordando che le attuali normative internazionali, compresa la Convenzione di Ginevra, non prevedono migrazioni di massa. Secondo la Žnidar il tema della migrazione economica non può essere risolto all’interno del sistema dell’asilo: «L’unica possibilità – ha affermato – è che anche l’Unione europea smetta il proprio atteggiamento rigido di fronte a tale problema, dettato da una mentalità burocratica in qualche modo collegata alla solidarietà e ai diritti umanitari, e inizi a cercare una nuova soluzione, un nuovo sistema di approccio».

Più prudente il presidente, Milan Brglez che ha riunito una commissione di esperti di diritto internazionale per armonizzare la normativa del governo con la Costituzione slovena. A sua volta il  primo ministro Cerar ha ribadito che la nuova legge sarà approvata dal Parlamento, assicurando così la sicurezza dei cittadini e dello Stato.