I musulmani non sono tutti uguali. Non si tratta di un’affermazione banale come potrebbe sembrare, soprattutto nel momento in cui è fortissima la tensione emotiva delle ultime efferate immagini diffuse dai macellai dell’Isis e la mente ha ancora in memoria le immagini del raid terroristico di Parigi.

Le bombe, le stragi di innocenti, i coltellacci dei tagliatori di teste  o i roghi della follia integralista non hanno ancora provocato nei governi dell’Occidente quella dura reazione politica e militare che sarebbe necessaria per estirpare il cancro fondamentalista, hanno suscitato, invece, nell’opinione pubblica un diffuso sentimento anti islamico. Ma con buona pace della compianta Oriana Fallaci, e diversamente da quello che afferma e scrive Magdi Cristiano Allam, siamo personalmente convinti che i musulmani non siano tutti uguali. E nell’affermarlo non siamo condizionati dal fatto di essere nati e cresciuti in una città che ha avuto il suo periodo d’oro sotto gli emiri, una città che, diventata normanna, ha visto sfilare per le sue strade un imperatore cristiano come Federico II scortato dalle sue “forze speciali” interamente composte da figli dell’Islam.

No, lo diciamo perché ad Allah avrà raccomandato la sua anima, nell’ultimo istante di vita prima di morire in seguito ad un attentato organizzato da Al Qaeda,  Ahmad Shah Massud, comandante afghano di etnia tagika, leader dei mujaheddin antisovietici e nemico giurato dei talebani. “Leone del Panshir” era soprannominato il raffinato combattente amante delle tattiche militari e della poesia, capo guerrigliero e figlio dell’Islam, che si vantava di non aver mai messo a morte un prigioniero. Il suo appellativo di “Leone” Massud lo conquistò sul campo, prima sbarrando la strada delle sue vallate ai carri armati con la stella rossa, poi alla guida dell’Alleanza del Nord, contendendo alla barbarie talebana porzioni di territorio afghano.

Non tutti i musulmani sono uguali. Non aveva certamente nulla in comune con i suoi boia Ahmed Merabet, il 42enne agente francese di origine algerina ucciso come un cane nei pressi della sede di Charlie Hebdo. Indossava una divisa, quella della polizia con il tricolore blue blanc e rouge sulla spalla, quando è intervenuto sul luogo della strage per contrastare i terroristi integralisti. Anche lui avrà chiesto aiuto ad Allah, ma il suo dio non era lo stesso dei suoi assassini.

E chissà quali preghiere avrà sussurrato Muadh al-Kasasibah un attimo prima che le fiamme gli divorassero oltre che la carne anche l’ultimo fiato rimasto in corpo. Musulmano, sunnita come i diavoli che lo hanno arrostito vivo, ma il terrore e la barbarie lui non le aveva diffuse, al contrario, con il suo aereo stava cercando di combatterle. Così come figli dell’Islam sono i suoi commilitoni, che dopo aver distrutto alcune postazioni dell’Isis in Siria, hanno deciso di passare in formazione sulla città del pilota martirizzato dai terroristi. Estremo saluto ed omaggio ad un soldato morto da uomo.

Musulmano, infine, è re Abdallah di Giordania. Non ha esitato a dare una risposta dura e forte al terrore islamista. A fronte dei tremebondi paesi occidentali, indecisi a tutto, il sovrano ha dichiarato la sua guerra senza quartiere  ai fondamentalisti. Musulmani anche loro, ma figli di chissà quale dio.