Le elezioni in Israele sono state vinte da Netanyahu. In attesa del conteggio completo dei voti (sono in corso gli scrutini degli elettori in quarantena per il coronavirus), Bibi ha ottenuto la stretta maggioranza. Da circa un anno Israele sta affrontando una crisi politica e istituzionale. Lo scontro tra Netannyahu e Gantz ha assunto un carattere problematico. I risultati del voto israeliano del 2 marzo, però, potrebbero rappresentare la svolta. Se la fine del conteggio confermerà i dati giunti finora, per Netanyahu questa volta potrebbe essere agevole trovare una maggioranza per tornare nuovamente a governare il Paese. Le consultazioni dovrebbero dare vita alla nuova Knesset, il parlamento nazionale e portare alla formazione di un Governo. Con il 90% degli scrutini completati, i risultati del voto in Israele sono i seguenti:

Partito Leader Schieramento Seggi
Likud Benjamin Netanyahu destra conservatrice 36
Blu e Bianco Benny Gantz centro destra 32
Lista Comune Ayman Odeh Arabi-israeliani 15
Shas Aryeh Devi Ebrei ortodossi 10
Yisrael Beiteinu Avigdor Lieberman destra nazionalista 7
Utj Yaakov Litzman destra 7
Labor-Gesher-Meretz Amir Peretz sinistra 7
Yamina Naftali Bennett destra 6

Il vantaggio del Likud è superiore rispetto alle ultime consultazioni del 2019 (4 seggi in più). Per poter formare un Governo legittimo, però, Netanyahu dovrà radunare a suo sostegno 61 sostenitori nel Knesset. Alleati di Bibi ci sarebbero i seggi di Yamina, Shas e United Torah Judaism (Utj), arrivando così a 59. Per ottenere la soglia istituzionale di 61 mancherebbero soltanto due parlamentari. L’accordo dovrebbe essere raggiunto. Il periodo di semiparalisi politica che ha portato ancora alle elezioni è stato il risultato delle inconcludenti consultazioni della primavera 2019. Le due consultazioni hanno evidenziato l’incapacità sia il Primo Ministro in carica Benjamin Netanyahu, che del favorito dell’opposizione Benny Gantz, non in grado di ottenere una maggioranza di Governo di almeno 61 seggi, in coalizione con i loro rispettivi alleati dei partiti minori. Nemmeno l’idea di un Governo di unità nazionale tra Likud di Netanyahu e i partiti Blu e Bianco di Gantz è stata risolutiva. Le divergenze tra le opposte parti hanno infatti avuto la meglio. Netanyahu ha chiesto l’adesione dei suoi partiti religiosi di destra alleati e Gantz ha rifiutato di cooperare con un Likud guidato da Netanyahu, poiché sotto accusa per presunta corruzione e frode.

Ecco quindi il 2 marzo l’ennesimo voto legislativo. Il sistema di voto israeliano è proporzionale, con soglia di sbarramento al 3,25%. Le elezioni in Israele sono indicative per due aspetti: il consenso per Netanyahu e la questione israelo-palestinese. Innanzitutto, molti continuano a considerare il voto come un referendum sul potere di Netanyahu. Su di lui gravano accuse di corruzione, per mezzo di un processo che inizierà il prossimo 17 marzo. L’argomento è uno dei più importanti proprio per Gantz, acerrimo rivale di Bibi, che sta facendo leva proprio sulla sua presunta corruzione per distogliere il consenso su di lui. Dalla sua parte, Netanyahu ha trovato un forte appoggio nell’alleato di sempre, gli USA. Con Trump il legame si è rafforzato, fino alla presentazione del piano di pace elaborato dal tycoon statunitense per risolvere il conflitto con i palestinesi.

Un accordo imbastito su misura per il nazionalismo del Likud. Proprio la questione palestinese e territoriale è l’altra problematica di rilievo prima del voto. Ma su questo punto, la distanza tra Gantz e Netanyahu non è molta, lo stesso generale è andato alla presentazione del piano di Pace di Trump. ll consenso verso Netanyahu nonostante le accuse di corruzione era infatti da verificare, al fine di evitare il processo di marzo.