Il governo Conte conta dal 1° giugno scorso nelle sue file, come successore di Valeria Fedeli, pietra miliare del settore scolastico dall’Unità d’Italia ad oggi, Marco Bussetti (Varese, 1962), fornito di laurea, altisonante e chilometrica, conseguita presso l’Università Cattolica, ”Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate”.

Bussetti, nel suo curriculum vitae, segnala di aver ricoperto a livello regionale diversi incarichi legati al mondo dello sport. E’ stato poi allenatore e dirigente di basket a Gallarate, con la “Gallaratese”, che disputa attualmente il campionato “Lega C – Gold”, competendo, tra l’altro, con la “Robus Saronno” e la “Battaglia Mortara”.

Il titolare del ministero del romano viale Trastevere, quale provveditore, di studi ha proposto il varo di 2 licei sportivi nell’ area di competenza.

In un’intervista rilasciata al quotidiano, diretto da Luciano Fontana, le cui esperienze, come è facile notare, sono “milanocentriche” o spericolatamente “lombardocentriche”, si avventura in un inno improprio, innaturale e antistorico, ai “professori regionali”, considerati “un’opportunità”, “un modello anche virtuoso di gestione più capillare delle scuole”.

Inaugura, dunque, una sorta di sovranismo localistico, polverizzatore della cultura, solita operare senza ostacoli e confini soffocanti, un sovranismo rovesciato e contrapposto rispetto a quello sostenuto dal governo nazionale.

Nelle altre risposte i toni ed i termini sono tutt’altro che improntati al “cambiamento”, simbolo e vessillo della maggioranza gialloverde. Le magiche promesse, secondo l’inveterato costume della mentalità prima democristiana e poi democratica, inseguono le promesse fantastiche, accompagnate dall’uso dei proverbi aviti.

Basti come esempio il programma enunziato sui test di Medicina: “Dal 2019 cambieranno le domande: non più quesiti astrusi ma test realmente selettivi che testino le competenze nelle materie di indirizzo e facciano emergere anche le capacità relazionali dei candidati”.

Capito tutto!