Bisognerà modificare la presentazione su Wikipedia dopo l’ennesima dimostrazione di totale incapacità nell’affrontare normali condizioni meteorologiche invernali. Perché alle latitudini italiane capita che nevichi. Magari non sempre e neppure spesso, ma la neve non è un fenomeno strano anche se si utilizzano nomi esotici, Burian, per definire un vento che a Trieste chiamano da sempre Bora. Notato la somiglianza? E chissà quale derivazione avrà mai il termine, italianissimo, di buriana? Però se si tratta di un vento siberiano, inviato da Putin per influenzare le elezioni italiane, allora tutto è giustificato.

La chiusura delle scuole, il blocco della circolazione dei mezzi pubblici, il caos generale. Ritardi di ore dei treni, neanche dovessero farsi strada su binari sommersi da metri di neve. Macché, pochi centimetri e l’Italia equatoriale va in tilt. Tranquilli, però, quando arriverà il caldo estivo saremo alle prese con l’emergenza solleone, l’aria condizionata sui treni non funzionerà e riprenderanno le lamentele sulla siccità.

Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni e neppure quelle intere. Forse, più semplicemente, non ci sono più le persone in grado di fronteggiare non l’emergenza ma neppure la normalità. A forza di tagliare su tutto, perché ce lo chiedeva l’Europa, abbiamo tagliato sui cervelli, sulle competenze, sulle professionalità. Qualsiasi intoppo produce panico ed inefficienza. Qualsiasi inefficienza genera emergenza e l’emergenza garantisce costi maggiori e incassi migliori.

Perché, dunque, predisporre piani per affrontare neve e gelo quando si può lucrare sul panico generale per una spolverata di neve? Perché predisporre piani per le ondate di calore estivo se con il terrore scatenato dai media si può guadagnare di più all’ultimo momento?

Nel frattempo l’Italia equatoriale dell’inverno è pronta a trasformarsi in un Paese scandinavo d’estate quando i 30 gradi diventano una temperatura torrida e da affrontare con misure straordinarie.