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Nell’Italia di oggi, assoggettata ai due satrapi, il lombardo ed il toscano, abbondano i discorsi strampalati o stralunati, le tesi fragili ed effimere, e mancano tra mille e mille cose le analisi serie e realistiche, i programmi fattibili ed equilibrati e la corretta e doverosa conoscenza del passato. Ad esempio sulla storia delle vicende del XIX e del XX secolo le indagini sono sfuggenti, svogliate, superficiali, teleguidate unicamente da schemi veteromarxisti o radicalchic.

Sono da lodare e sottolineare i lavori difficili, ancora oggi coraggiosi, e da respingere e rifiutare quelli rimuginanti un passato non illustre, sconfitto dai fatti e superato dalla storia, come il legittimismo neo borbonico ed il nostalgismo austriacante.

La proclamazione nel 2004 del “Giorno della memoria” con il riconoscimento del dramma delle foibe rappresenta l’unico obiettivo concreto e tangibile raggiunto dalla Destra, oggi persasi e dispersasi, negli anni velleitari e tutt’altro che ideologicamente vicini dei gabinetti Berlusconi.

Dopo la estinzione confusa, dibattuta e piena di angoli neri di quella maggioranza (mai coalizione paritaria), il ricordo è stato di anno in anno più sfumato e le celebrazioni “obbligate” e prive di un ripensamento autentico e moralmente condiviso. Risulta quindi opportuno, centrato e documentato questo volume della casa editrice “Pagine – I libri del Borghese”, nato dalla fusione di interventi e di estratti di pubblicazioni precedenti, apparsi in riviste storiche e geopolitiche accreditate e scientificamente fondate.

La mano dell’autore, il triestino Lorenzo Salimbeni, si dimostra nello scorrere delle oltre 200 pagine solida e sicura. La rivisitazione della vicenda ultrasecolare dei compatrioti, i quali verso la seconda metà del XIX iniziarono a percepire l’Impero asburgico come una “prigione dei popoli”, si dimostra commossa e commovente, di certo non debole e non emozionale. A suggerire il tema è stata Carla Isabella Cace, autrice due anni or sono del volume Foibe ed Esodo. L’Italia negata, alla quale deve essere fatto deciso e convinto plauso.

Salimbeni nelle righe di apertura rileva che “essere italiani, rivendicare la propria appartenenza nazionale, riconoscersi in una lingua, in una cultura e nelle tradizioni di un popolo [è] è un argomento di scottante attualità in questa fase storica”.

Un tema, trasformatosi in un problema angustiante e sul piano internazionale e su quello italiano, in cui l’identità nazionale ed il patrimonio culturale vengono calpestati nel nome e nel segno di un ecumenismo politico e di un cosmopolitismo retorico, assolutamente appiattenti . Un argomento divenuto solo amaro perché dimentico di pagine insuperabili di patriottismo e di attaccamento al tricolore, in pagine da tramandare alle giovani generazioni, abbondantemente maggiorenni, mentre con i ragazzi ed i fanciulli il futuro è spaventoso per non dire cieco. Contro i responsabili dell’edificazione di questa prospettiva non è folle comunque invocare una reazione.

 

 

 

 

LORENZO SALIMBENI

Sul ciglio della foiba. Storie e vicende dell’italianità

Pagine – I libri del Borghese, Roma, 2016.