E’ mai possibile che a circa 76 anni dalla caduta del fascismo, come nel pamphlet di tale Massimo Castoldi si vadano scoprendo “gli esempi eroici di educatori perseguiti e uccisi dal regime di Mussolini”?

  E’ chissà quanti di noi hanno conosciuto insegnanti (uomini e donne), rimasti fedele al fascismo e alla sua lezione educativa anche successivamente, negli anni della sedicente “democrazia”. Così sono stati tantissimi i lettori dei lavori di Pansa, specie i più remoti, pieni di casi inoppugnabili di docenti e di pedagoghi, vittime del loro attaccamento agli ideali.

   Una lezione altissima di coerenza è venuta da un educatore non nelle aule scolastiche ma nell’attività scientifica, quale è stato Arrigo Serpieri (1877 – 1960).

   Attento e sensibile alla crescita e all’incoraggiamento dell’agricoltura e della silvicoltura, dopo un primo intervento nel 1910, dal 1920 promuove un programma di interconnessione, fondato su 2 capisaldi, la riforma fondiaria e la colonizzazione con le bonifiche integrali.

   E’ apprezzatissimo da Giustino Fortunato, esperto dei problemi meridionali nel loro insieme prima e principalmente meglio di un certo “Giggino” (quanto è fastidioso citarlo!). Serpieri, poi sottosegretario all’agricoltura nel primo governo Mussolini, prima di diventare nel 1924 deputato, promuove alla fine del 1923 “la prima legge  forestale italiana”, centrata sul problema, ignorato e da decenni, nel nostro dopoguerra, per la negligenza delle amministrazioni nazionale e degli enti locali, causa di infiniti guai, “della tutela del suolo alle pendici montane”.

   L’anno successivo, “provvedimento fondamentale”, è il suo il decreto “Nuove norme per la bonifica integrale” (regio decreto legge 18 maggio 1924), che – alla faccia degli “studiosi” solo faziosi, che straparlano del fascismo, longa manus dei latifondisti – riconosce “allo Stato il potere di espropriare terre ai proprietari inadempienti all’obbligo di miglioramento fondiario e di appoderamento”.

   Confida in un patto sociale, attraverso cui introdurre nelle istituzioni “il mondo della produzione e del lavoro”. Serpieri segue personalmente la realizzazione dei piani di drenaggio e di colonizzazione con risultati “rilevanti a livello nazionale”, culminati con il risanamento delle paludi pontine, ancora oggi felice e benefico.

   Solo e soltanto a causa della guerra, le iniziative di bonifica, testimoniate dalla costituzione dell’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, producono effetti circoscritti.

   Al pari del cognato Gioacchino Volpe, (aveva sposato la sorella Elisa), nato all’ombra del Gran Sasso e quindi per la classificazione di Feltri meridionale cavernicolo, subisce dai governi democratici  lo scontato provvedimento dell’epurazione e dalla sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio, finito “in una bolla di sapone.

   Riconquistata la parola, collabora – si noti – sotto lo pseudonimo di Rusticus al Corriere della Sera e ad altre testate giornalistiche. Non perde occasione in interventi presso la prestigiosa Accademia dei Georgofili e con diversi volumi di denunziare i limiti e le incongruenze della politica agraria dei governi centristi, la genericità dell’art.44 nella tutela dei diritti sociali dei contadini, nel cui interesse ripropone i piani di bonifica integrale. Individua netti tratti negativi  nella legge di riforma del 1950, i cui effetti e nel tempo breve e in quello medio – lungo sono stati insufficienti  ed inadeguati, come tutti ben abbiamo modo di constatare, con il fallimento progressivo del settore,

  Lavori di data recente sul suo conto sono quelli di G. Di Sandro, Arrigo Serpieri: tra scienza e praticità di risultati. Dall’economia agraria alla bonifica integrale per lo sviluppo del Paese, Milano, 2015, e S. Misiani, Arrigo Serpieri e le trasformazioni del territorio italiano, in Economia e diritto in Italia durante il fascismo, a cura di P. Barucci – P. Bini – L. Conigliello, Firenze, 2017, pp. 53 – 72.