Da tanto, troppo tempo la stampa di destra, acquiescente e timorosa, è solita raccogliere, ennesima debolezza, le frasi oracolari dell’indiato Vittorio Sgarbi, vate immeritatamente considerato. E’ stata da ultimo assunta a campione la frase “Qualsiasi ministro di Mussolini è meglio di Di Maio”.

A questo punto è necessario riscoprire o meglio scoprire per Sgarbi e i politici di ambo i sessi, ora neoleghisti, figure di uomini di Stato, quello vero non quello farlocco, ministri e collaboratori di Mussolini.

L’attenzione è posta prima su Giuseppe Volpi di Misurata, poi su Carlo Schanzer, di seguito sui fratelli Alfredo e Arturo Rocco, elaboratori del codice penale, inteso nel senso storico del termine e non in quello, da molti frainteso in senso sceriffale, su Santi Romano studioso dello Stato nella dimensione propria e non quella spuria di oggi e su Arrigo Serpieri, capace di proposte sensate e qualificate nel campo dell’agricoltura.

Recentemente un parente, consapevole del mio attaccamento (recte sensato rispetto) per l’Italia una ed indivisibile e per gli uomini, che per essa hanno operato, recatosi in visita all’abbazia di Farfa, mi ha inviato una foto del busto di Volpi, che nel 1919 donò il monumento ai monaci della congregazione benedettina cassinese.

Privo di una visione adeguatamente scientifica il ben noto poligrafo Sergio Romano ha intitolato un lavoro, apparso nel 1997 e ristampato nel 2011, Giuseppe Volpi. Industria e finanza fra Giolitti e Mussolini, come se la presenza sulla scena pubblica del nobile veneziano (1877 – 1947) fosse stata circoscritta e soffocata sul binomio, da intendere però con valori più aperti e di vero interesse generale. E’ vicino allo statista di Dronero per gli impegni e gli incarichi assunti in Turchia ed in Libia ed è Giolitti, attraverso il fido Facta, a designarlo il 16 ottobre 1922 al Senato. Della serietà degli impegni affidati a Volpi sono prova due telegrammi, inviato il primo il 9 agosto 1912, in cui Giolitti fissa come condizione inderogabile per l’Italia nelle trattative “la sovranità assoluta piena su tutta la Libia” ed il secondo del successivo 18 settembre, sull’irremovibilità del governo, del parlamento e del popolo nella tutela del principio. Nello stesso anno negozia la pace di Ouchy fra l’Italia e la Turchia.

L’operato di Volpi in Africa è così sintetizzato da Gioacchino Volpe: “come presiedè alla prima riconquista militare e politica della colonia, come gettò le basi della moderna Tripoli, bella e accogliente, così anche si mise su la strada dei vasti indemaniamenti di terre, disciplinò la materia delle concessioni ai Metropolitani, accrebbe il loro numero”.

Allo scoppio della Grande Guerra si arruola come ufficiale volontario ed in seguito presiede il comitato di mobilitazione industriale.

Tra il luglio del 1921 ed i1 1925 governatore della Tripolitania, imprime una svolta decisa ed incisiva alla politica coloniale ed organizza la riconquista della Tripolitania. Chiamato da Mussolini il ministero delle finanze (10 luglio 1925 – 9 luglio 1928) regola i debiti di guerra (accordi di Washington e di Londra), opera la trasformazione del debito pubblico fluttuante, la riduzione della circolazione monetaria, quella del debito pubblico interno, l’unificazione dell’emissione e da ultimo firma la legge di stabilizzazione della lira.

In precedenza, altra misura sociale sottovalutata da Romano, fonda nel 1905 con modestissimi mezzi la Società Adriatica di elettricità, che giunge a controllare l’energia elettrice in 15 provincie venete ed emiliane. Realizza numerosi impianti sulle Alpi, tra cui quello di S. Croce, capace da solo di produrre circa 700 milioni di kWh.

Nella “caccia alle streghe”, scatenata dai partiti “democratici” nel primo dopoguerra , fu processato e, secondo giustizia, prosciolto.

Debbo dedicare un’altra nota a Schanzer. Carlo Schanzer (1865 – 1953) è un altro esponente del mondo giolittiano, divenuto convintamente, senza tradimenti e conversioni di comodo, sostenitori di Mussolini.

Referendario al Consiglio di Stato, guida dal 1901 la direzione generale dell’amministrazione civile, poliglotta è impegnato in rilevanti incarichi a livello internazionale. Asceso al potere il fascismo ne apprezza “la politica liberalizzatrice e il rigore finanziario”

Senatore dal 1919, nel 1926 guida a Palazzo Madama i lavori della commissione sul qualificante disegno di legge sulla disciplina dei contratti collettivi di lavoro e dal maggio dello stesso anno, si iscrive all’Unione nazionale dei senatori. Nel 1932 interviene in aula sul testo unico della legge comunale e provinciale, nel 1934 dichiara il “convinto “ favore per l’istituzione delle corporazioni e nel dicembre 1935 dona “141 grammi d’oro” per la guerra d’Etiopia. Non partecipa alla seduta di approvazione delle leggi razziali.

Il 7 agosto 1944 l’Alto commissario per le sanzioni contro il fascismo, Carlo Sforza, ne propone la decadenza, decisa dalla sedicente “Alta Corte di giustizia” il 21 ottobre 1944. Dopo il ricorso in Cassazione, Schanzer , l’8 luglio 1948, ha annullato la decadenza. La giustizia, rinnegata dalla fazione, rientra, come tanti altri casi, dalla porta maggiore.