Attualmente l’Italia rischia – speriamo il progetto risulti un gigantesco flop – di essere polverizzata con le norme sull’autonomia in un arcipelago di aree territoriali, tutt’altro che “cooperativo e solidale”, a loro volte minate dal dissolvente civismo (recte campanilismo). Può l’Italia poi vantare il presidente di una regione interessata (non sarà una bestemmia, definirla così ?), che ritiene, con profonda conoscenza della storia, lo Stato centralista “un’idea borbonica”, come se la nazione unitaria, proclamata nel 1861, fosse stato decentratrice.

   Di fronte a questo progetto di importanza assai più ridotta rispetto alle gravose ed impellenti necessità della società italiana, giova seguire la produzione culturale, talora vivificante con la riscoperta di figure culturalmente solide e qualificanti, appartenenti ad un passato disprezzato e demonizzato ancora oggi.

   Il 93° volume del “Dizionario biografico degli italiani”, edito da poco da parte dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana, giunto a – 7 dall’epilogo, fissato in 100 volumi, ha palesato i consueti difetti, prolissità delle voci e squilibrio politico. Indicativi sono gli esempi delle sovrabbondanti rivisitazioni, dedicate a Velio Spano, un homo sovieticus nostrano, per dirla con Gian Piero Piretto, si pensi docente di cultura russa (!!) a Milano, lunga 7 pagine, a Luigi Spaventa, cattedratico ma uomo della c.d. “sinistra indipendente”, al “cattocomunista” Giuseppe Speranzini e al teorico del federalismo Altiero Spinelli mentre a Giovanni Spadolini, eccellente giornalista, storico, presidente del Consiglio (giugno 1981 – novembre 1982) e più volte ministro sono riservate 6 pagine scarse.

   Desta quindi stupore la minuziosa scheda riguardante Emanuele Soler  (1867 – 1940), iscritto al Partito Nazionale Fascista sin dal 1921 e senatore del Regno dal 1934. Lo scienziato palermitano, dopo essere stato professore ordinario di geodesia teoretica all’Università di Messina, quindi a Padova, nella quale fu eletto preside della facoltà di scienze fisiche e matematiche per oltre un decennio e Rettore per un triennio. Ricoprì altri importanti incarichi istituzionali, tra cui presidente della Commissione geodetica, del comitato per la geodesia e geofisica del CNR, della Commissione gravimetrica internazionale. Fu socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1935 e dal 1931 socio della Società geografica italiana.

   Fu nominato nel 1922 dall’Accademia geodetica internazionale relatore per le misure della gravità terrestre, “ruolo nel quale assicurò la produzione di rapporti triennali che costituirono una fonte insostituibile per la storia degli studi inerenti alla forma della Terra e alla formazione della crosta terrestre”.

   “Fu ricordato dai suoi biografi come scienziato di grande valore, attento a valorizzare in ambito internazionale il contributo dato dall’Italia al progresso della geodesia e delle discipline affini, uomo di rilevante profilo morale, retto, leale e di notevole equilibrio”.

   Nella commemorazione pronunziata nell’aula del Senato il 6 maggio 1940, il presidente Giacomo Suardo lo ritiene “scienziato a servizio della Nazione, con la modestia operosa che non era ultima dote del fascista di fede e dell’uomo probo ed onesto”.