La stampa, solita unicamente profetizzare e denunziare senza proporre, si è interessata negli scorsi giorni, con calcolo scoperto e strumentalizzante delle autonomie regionali.  Alla “spinta fortissima” dei lombardi e dei veneti dopo il referendum, si sono aggiunte, come era prevedibile, in forza dello stile modaiolo degli italiani, altre 6 regioni. A queste aree territoriali, che tentano di riprodurre sostanzialmente i fenomeni degli staterelli preunitari, eludendo il principio dell’unità e dell’interesse nazionali, si sono aggiunte, in crescita esponenziali, le “liste civiche” dai connotati confusi ed indecifrabili.

    Di fronte al quadro sempre più magmatico e quindi incontrollabile, si avverte l’esigenza morale, profonda e convinta, del ripensamento e del recupero della indelebile lezione dei politici di matrice nazionale o più esplicitamente nazionalista.

    Fra i non pochi uomini, purtroppo dimenticati se non addirittura ignorati, capaci di portarci – per dirla con Manzoni “in più spirabil aere” – un posto di riguardo spetta al napoletano Francesco Coppola (1878 – 1957).

    Al giornalista, redattore del “Giornale d’Italia” e poi della “Tribuna”, si debbono ricondurre le linee guida della prima “pattuglia” nazionalista, entrata alla Camera nel 1913: opposizione ai blocchi democratico – socialisti con l’appoggio e la condivisione dei clerico –moderati.

    Non sono mancate in campo storiografico le demonizzazioni, scontate e inevitabili.

E’ stato “addebitato” al gruppo di Coppola il tentativo “di appropriarsi dell’agitazione interventista” con il trasparente addebito della prevaricazione degli “orientamenti parlamentari” con lo sbocco nella decisione del 24 maggio 1915.

    A Coppola è stato poi riconosciuto un ruolo coinvolgente nell’elaborazione culturale delle idee nazionali, ricoperto in sintonia con Alfredo Rocco, e una posizione stimolante nel campo della politica estera mussoliniana. La rivista da loro animata, “Politica”, nata nel 1918 e durata 25 anni, nel periodo è stata considerata la maggiore in Italia e l’unica grande pubblicazione di politica estera.

    Coppola, nominato il 18 marzo 1929Accademico d’Italia, fu anche professore di diplomazia e di storia dei trattati presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Perugia e quindi  di Diritto internazionale nell’ateneo della Capitale.

   Meritano riguardo e costituiscono una lezione soprattutto per oggi, in cui pare si voglia legittimare il trasformismo più discutibile, tre momenti dell’operato del napoletano. E’ critico verso il corporativismo, bloccato “entro l’angusta cerchia dei suoi interessi di categoria” e considerato privo di “una visione ideale della patria”. Si pone come “il massimo assertore” di un revisionismo nell’ambito di una solidarietà latino – americana, in funzione anticomunista. E’ favorevole , nel 1939 e nel 1941, ad un impegno bellico, volto alla salvezza e alla conservazione dell’Europa “contro la barbarie bolscevica e quella americana, ed alla complice cecità britannica”, considerata a ragione responsabile, per la seconda volta, della chiamata in Europa dei nuovi barbari.