Il 3 dicembre 1910 presso il congresso fondativo dell’Associazione Nazionalistica Enrico Corradini affermò: “Dobbiamo partire dal riconoscimento di questo principio: ci sono nazioni proletarie come ci sono classi proletarie; nazioni cioè, le cui condizioni di vita sono con svantaggio sottoposte a quelle di altre nazioni, tali quali le classi. Ciò premesso, il nazionalismo deve anzitutto batter sodo su questa verità: l’Italia è una nazione materialmente e moralmente proletaria”. Dunque il nazionalismo è un socialismo internazionale, trasposizione della lotta di classe e dell’imperialismo di classe sul piano della “guerra” tra le nazioni. Il socialismo viene così eletto dal nazionalismo a maestro, all’allievo il conseguente compito di superare il pensiero e l’azione del maestro.

Dopo la conquista della Tripolitania è necessario per l’Italia continuare l’ascesa coloniale. Secondo Corradini lo scontro con le plutocrazie bancarie francesi e inglesi era inevitabile, poiché quest’ultime tentavano di soffocare l’ascesa della potenza germanica e controllare la “Balcania”. Per il pensatore italiano il “pacifismo” mondiale ed in particolar modo occidentale nascondeva “l’espediente di potenza con cui le nazioni più ricche dominano le nazioni più povere”. Corradini contrapponeva la spiritualità e l’immenso bagaglio culturale italiano al materialismo plutocratico, socialista ed umanitario, al fine di colmare, come del resto la Prussia-Germania il ritardo costitutivo nazionale, rispetto a Regno Unito, Francia ed Austria-Ungheria.

La visione d’Italia si caricava di un investimento “mistico”, il Novecento, appena agli albori sarebbe stato il “Secolo d’Italia”. Sulla scia degli scritti di Hobbes e di Nietzsche la nazione italiana era storicamente destinata a trovare posto tra le aristocrazie mondiali interne alle nazioni: “lo Stato liberale, lo Stato democratico e lo Stato sociale sono degenerazioni dello Stato. Il quale non tollera aggettivi, tranne uno: nazionale. Lo Stato o è aristocratico, o non è”. Nazione, Stato, Spirito ed Aristocrazia questi sono per Corradini i quattro punti cardinali che devono orientare il Regno d’Italia, con particolare nostalgia dell’aristocrazia senatoria della antica Repubblica di Roma, caduta sotto l’urto della plebe e della tirannia. Corradini si chiedeva perché “a tanti milioni di pericolosi ignoranti si è potuto dare il voto, senza che alcuno si domandasse: – Ma, insomma, allo Stato una simile legge è utile o no?”.

Dopo la sconfitta degli imperi centrali conseguente alla vittoriosa Prima Guerra Mondiale, per mezzo della quale l’Italia ha completato la sua identità geopolitica nazionale ma non imperiale, la partita intorno alla potenza mondiale si giocava tra le seguenti potenze: Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Unione Sovietica, Giappone e chiaramente l’Italia con la sua “missione imperiale”, che prevedeva tra l’altro la funzione di controllo in merito alla nazione jugoslava, dopo il crollo e la scomparsa dell’impero Austro-Ungarico. In Italia era quindi necessario instaurare il “governo dei più capaci, ossia di coloro che per tradizione, per cultura, per posizione sociale, sono in grado di elevarsi al di sopra degli interessi contingenti della generazione a cui appartengono e di discernere e realizzare i grandi interessi storici dello Stato”. Corradini attualizzava gli scritti di Vico e di Machiavelli, nonché l’opposizione al terrore sovversivo implicita alla “Rivoluzione Francese”, per lo scrittore nativo di Samminiatello il cattolicesimo romano aveva il compito metafisico di limitare e “comprendere” l’agnosticismo di matrice liberale, dopo, naturalmente l’eliminazione dell’ateismo e del materialismo socialista e comunista.

Il partito nazionalista e quello fascista si unirono, in modo non armonioso, nel 1923. I liberali abbandoneranno Benito Mussolini nel 1925, i conservatori tra il 1938 ed il 1939 (emanazione delle leggi razziali e firma del “Patto d’Acciaio”), i nazionalisti tra il 1940 (dichiarazione di guerra a Francia ed impero britannico) e il 1943. Per quanto scritto sopra, Enrico Corradini, può essere considerato il precursore novecentesco delle odierne formazioni politiche italiane che si richiamano alla sovranità nazionale monarchica ed ancora di più al nazionalismo di destra repubblicano, di applicazione ideale, con la corretta trasposizione interna al nuovo secolo ed al nuovo millennio non di mera ricostituzione neofascista.